Anche in Friuli Venezia Giulia aumenta la percezione di insicurezza tra le imprese del commercio e dei pubblici esercizi, con particolare riferimento a furti, baby gang e fenomeni di degrado urbano legati alla cosiddetta “mala movida”.
Il dato si inserisce nel più ampio quadro nazionale tracciato dalle stime dell’Ufficio studi di Confcommercio diffuse in occasione della giornata “Legalità, ci piace!”, che evidenziano nel 2025 un impatto complessivo dell’illegalità pari a 41 miliardi di euro e circa 284mila posti di lavoro regolari a rischio.
Il peso dell’illegalità sul commercio
In dettaglio, l’abusivismo commerciale costa 10,5 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione pesa per 8,5 miliardi, la contraffazione per 5 miliardi, il taccheggio per 5,4 miliardi. Gli altri costi della criminalità (ferimenti, assicurazioni, spese difensive) ammontano a 7,4 miliardi e i costi per la cyber criminalità a 4,2 miliardi.
Focus sul Nord Est
Nel Nord Est emerge un quadro di particolare attenzione sul fronte della sicurezza e della percezione del rischio tra le imprese del terziario. Il 30% delle imprese segnala un peggioramento della sicurezza nel 2025, un dato leggermente superiore alla media nazionale (29%). La percezione di insicurezza cresce nei grandi centri urbani, dove raggiunge il 38,6%.
Le aggressioni (29,7%) e i furti (29,2%) risultano tra i fenomeni percepiti in maggiore aumento. Il 31,3% degli imprenditori teme un’esposizione a rischi criminali, con particolare attenzione proprio ai furti (37,3%).
Il fenomeno delle baby gang è stato riscontrato dal 27,2% delle imprese, mentre il 37,8% segnala la “mala movida”, soprattutto per gli effetti legati a vandalismi (45,4%) e degrado urbano (44,3%).
Il 66,3% delle imprese si ritiene penalizzato da abusivismo e contraffazione, principalmente a causa della concorrenza sleale (46,2%) e della riduzione dei ricavi (32,3%). Il 60,7% segnala il taccheggio come fenomeno rilevante.
L’88,4% delle imprese ha investito in sicurezza, puntando su videosorveglianza e sistemi di allarme (dato superiore all’87,3% nazionale). Il 54,2% degli imprenditori è convinto che la presenza di negozi sfitti incentivi la microcriminalità. Per questo, il 75,1% chiede l’introduzione di presidi fissi, come la polizia di quartiere, nelle zone più a rischio.
Nonostante il contesto, le imprese mostrano una forte capacità di reazione. Di fronte a queste minacce, gli imprenditori del Nord Est dimostrano una forte fiducia nelle istituzioni: il 68,4% ritiene fondamentale sporgere denuncia (contro il 65,1% nazionale) e indicano nelle forze dell’ordine (70,1%) e nelle associazioni di categoria (34,1%) i principali punti di riferimento per la propria tutela.
Il commento di Confcommercio Fvg
“I fenomeni illegali alterano profondamente la concorrenza e scoraggiano gli investimenti” sottolineano il presidente di Confcommercio del Friuli Venezia Giulia Gianluca Madriz assieme ai colleghi di Pordenone Fabio Pillon, di Trieste Antonio Paoletti e di Udine Giovanni Da Pozzo.
“Proteggere il sistema economico significa salvaguardare le imprese oneste, difendere il lavoro e garantire sicurezza ai cittadini, riconoscendo che un negozio aperto rappresenta il primo presidio di controllo sociale e vitalità del territorio. Di qui il nostro perseguire due obiettivi strategici attraverso la collaborazione con istituzioni e forze dell’ordine: prevenire e contrastare i fattori legati alla criminalità che incidono sulla competitività delle imprese e rafforzare, diffondere e approfondire la cultura della legalità”.
Confcommercio Fvg ricorda non a caso il suo concreto impegno su queste tematiche: dalla richiesta di contributi per investimenti in telecamere e per le guardie giurate alla pronta denuncia degli imprenditori alle forze dell’ordine, da vere sentinelle del territorio.
