Approvata la riforma della legge elettorale, ecco le novità del voto a giugno

La riforma sarà valida già per le elezioni di giugno in Friuli.

In una seduta piuttosto accesa, il consiglio regionale ha dato il via libera alla riforma della legge elettorale del Friuli Venezia Giulia, che quindi sarà valida già per le elezioni dei sindaci previste per sabato 8 e domenica 9 giugno, quando, in contemporanea con le Europee, saranno da rinnovare sindaci, giunte e consigli di 114 Comuni.

Le principali novità per le elezioni di giugno in Friuli.

Due sono in particolare le modifiche apportate alla legge e che hanno fatto discutere scatenando la polemica da parte dell’opposizione: la prima è che per i Comuni fino ai 15mila abitanti, i sindaci ora avranno la possibilità di presentarsi per un terzo mandato (possibilità già esistente per quelli fino da mille fino a 5mila abitanti, mentre sotto la soglia dei mille non c’è limite).

La seconda, invece, riguarda l’abbassamento del quorum necessario per evitare il ballottaggio nei Comuni sopra i 15mila abitanti: se prima era necessario il 50% + 1, ora si prevede che venga proclamato eletto al primo turno il candidato sindaco che ha ottenuto il maggior numero di voti validi, a condizione che abbia conseguito almeno il 40% dei voti validi.

Infine, con l’approvazione di un emendamento che ha visto come primo firmatario il consigliere regionale di Fdi, Igor Treleani, il quorum per farsi eleggere passerà dal 50% al 40% nel caso alle elezioni amministrative ci sia un unico candidato. “Un emendamento voluto fortemente – ha detto l’esponente di Fratelli d’Italia – per evitare il mancato raggiungimento della soglia, prima del 50%, e dunque l’affidamento dell’incarico a un commissario regionale”.

Le parole dell’assessore Roberti.

Secondo l’assessore regionale alle Autonomie Locali, Pierpaolo Roberti, la riforma consegue alla presa d’atto della disaffezione alle urne da parte dei cittadini. “Questo provvedimento – ha detto -, vuole dare una risposta seria e concreta a una situazione attuale caratterizzata da una partecipazione al voto sempre minore, fenomeno diffuso in tutti i Paesi occidentali e non certamente solo in Friuli Venezia Giulia. Con questo importante intervento, che adegua la nostra normativa a quella nazionale, sfruttiamo inoltre appieno la nostra autonomia e cerchiamo di eliminare alcune storture (si ricorda a tal proposito la polemica sul ballottaggio a Udine, ndr) che da anni si stanno verificando nei nostri Comuni chiamati a rinnovare le cariche amministrative”.

“Una norma di buon senso – ha sottolineato Roberti – che punta a migliorare determinati meccanismi elettorali e che non rappresenta certamente un disastro per la democrazia in Friuli Venezia Giulia come strumentalmente sostenuto da alcune forze politiche di opposizione”.

La discussione in aula.

In un clima politicamente acceso la riforma è stata approvata a maggioranza (Centrodestra a favore, tutte le Opposizioni contrarie). Nonostante i due articoli-chiave del ddl portato in Aula
dall’assessore Pierpaolo Roberti fossero già stati approvati nel tardo pomeriggio di ieri, i consiglieri si sono accalorati su due proposte presentate dai gruppi di minoranza. Giulia Massolino (Patto-Civica) ha provato a introdurre nel testo il linguaggio di genere, che prevede ad esempio di sostituire il termine “candidato” con “persona candidata” (proposta non approvata).

Ampio dibattito anche sull’articolo 10 ante proposto da Francesco Russo (Pd). L’esponente dem ha chiesto di aggiungere al ddl una norma che sancisca l’incompatibilità di sindaci e assessori in carica con i ruoli di parlamentare europeo, membro del Governo, deputato e senatore (altro no dell’Aula).

Disponibilità è stata invece espressa da Roberti a valutare un’altra proposta del Pd, avanzata dal capogruppo Diego Moretti, che suggeriva di venire incontro a sindaci e assessori che non svolgono il loro impegno amministrativo a tempo pieno, raddoppiando le ore di permesso retribuito e stanziando uno specifico fondo. L’esponente dem ha dunque accolto l’invito dell’assessore a ritirare il suo testo.

Prima del voto finale, il governatore Massimiliano Fedriga ha ribadito la posizione della coalizione di governo: “Questa non è una legge perfetta, ma cerca di correggere distorsioni che
esistono. Agiremo – ha annunciato – anche sulla legge elettorale regionale a proposito della rappresentatività in Consiglio regionale, dove oggi c’è di fatto un premio di opposizione e non
di maggioranza”.