Alla scoperta delle ville e dei palazzi storici del Friuli: ecco le 9 dimore da visitare

Domenica 8 novembre nove dimore storiche del Friuli Venezia Giulia apriranno gratuitamente le loro porte al pubblico, offrendo l’occasione di scoprire ville, palazzi e antiche residenze che custodiscono secoli di storia e tradizioni del territorio. Torna infatti “Coltiviamo la Cultura”, l’iniziativa promossa dall’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI), che coinvolgerà edifici e tenute storiche in tutta Italia per raccontare il legame tra patrimonio culturale, paesaggio agricolo e produzioni locali.

L’edizione 2026 presenta una novità: per la prima volta l’evento è organizzato in collaborazione con Confagricoltura, con il coinvolgimento di Confagricoltura Donna e il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.

Le nove dimore storiche aperte in Friuli Venezia Giulia

In regione saranno nove le proprietà che aderiranno all’iniziativa, distribuite tra le province di Udine, Pordenone e Gorizia. Un’occasione per conoscere luoghi che rappresentano una parte importante della storia architettonica e rurale del Friuli Venezia Giulia.

In provincia di Udine saranno visitabili la Casaforte La Brunelde a Fagagna, Palazzo de Gleria a Comeglians, Palazzo Orgnani a Udine, Villa Iachia a Ruda, Villa Maseri a Pavia di Udine, Villa Pace a Campolongo Tapogliano e Villa Ritter de Zàhony ad Aquileia.

In provincia di Pordenone aderirà il Maglio Zuccato di Bannia di Fiume Veneto, mentre in provincia di Gorizia sarà possibile visitare Villa del Torre a Romans d’Isonzo.

Le aperture gratuite permetteranno di avvicinarsi a un patrimonio spesso poco conosciuto, fatto di edifici storici, ambienti di pregio e testimonianze della vita delle comunità locali. L’iniziativa punta anche a valorizzare il rapporto che molte di queste proprietà conservano con il territorio agricolo circostante.

Un patrimonio che unisce storia, agricoltura e turismo

L’obiettivo di “Coltiviamo la Cultura” è mostrare come le dimore storiche non siano soltanto luoghi di conservazione della memoria, ma possano rappresentare anche una risorsa per l’economia locale, il turismo e la valorizzazione delle produzioni agricole.

Secondo i dati del VII Rapporto dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato, il 66% delle realtà agroalimentari coinvolte nell’indagine offre attività di agriturismo o altre forme di ospitalità rurale, mentre il 56% organizza iniziative di valorizzazione enogastronomica, dalle degustazioni alle visite nei luoghi di produzione. Il 37% utilizza inoltre la vendita diretta in azienda come canale di distribuzione.

“Con Coltiviamo la Cultura vogliamo ricordare che le dimore storiche non sono soltanto custodi di arte e memoria, ma realtà vive, profondamente legate ai territori e alle loro attività produttive. Patrimonio culturale e patrimonio agricolo sono parti di un unico ecosistema, capace di generare valore economico, sociale e culturale per le comunità”, sottolinea Maria Pace Odescalchi, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.

Anche il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, evidenzia le opportunità offerte dalla collaborazione: “La sinergia tra cultura, agricoltura e turismo consente di offrire esperienze autentiche, in cui paesaggio, storia e produzioni di qualità si integrano in una proposta distintiva”.

Trattori d’epoca e nuove tecnologie per raccontare l’agricoltura

L’edizione 2026 dedicherà spazio anche all’evoluzione del lavoro agricolo. Grazie alla collaborazione con ASI – Automotoclub Storico Italiano, l’iniziativa valorizzerà trattori storici e macchine agricole d’epoca, testimonianze dei cambiamenti che hanno interessato il settore nel corso del Novecento.

Accanto alle aperture, in Calabria, Emilia-Romagna e Piemonte sono previsti tre incontri dal titolo “Scrivere il futuro di una storia antica”, dedicati alle nuove tecnologie in agricoltura e alle opportunità offerte dal miglioramento genetico delle piante.

La collaborazione con Confagricoltura Donna si è inoltre rafforzata attraverso un protocollo d’intenti rivolto al sostegno dell’imprenditoria femminile e allo sviluppo di progetti comuni nei settori agricolo, culturale e turistico. “Le dimore storiche custodiscono la memoria dei nostri territori, in molti casi anche grazie a un’attività agricola viva e dinamica. A guidarle, custodirle e rinnovarle ogni giorno ci sono anche tante donne, che con competenza e visione ne accompagnano l’evoluzione”, osserva Paola Giovannini Pasti, presidente di Confagricoltura Donna.

Per il Friuli Venezia Giulia, l’appuntamento dell’8 novembre sarà dunque un’occasione per riscoprire gratuitamente nove luoghi del patrimonio storico regionale, attraverso un’iniziativa che mette in relazione cultura, tradizioni agricole e territorio.