Italia Settanta, Gorizia e Gradisca d’Isonzo raccontano un decennio rivoluzionario

La mostra Italia Settanta.

Un decennio di rivoluzioni artistiche, sociali e culturali torna a vivere tra Gorizia e Gradisca d’Isonzo. A Palazzo Attems Petzenstein prosegue il viaggio nella memoria visiva italiana con la mostra “Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design”, aperta lo scorso 27 giugno e promossa dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – ERPAC FVG.

L’esposizione rappresenta un nuovo capitolo del percorso dedicato alle trasformazioni dell’Italia del secondo dopoguerra, dopo gli appuntamenti incentrati sugli anni Cinquanta e Sessanta. Questa volta al centro ci sono gli anni Settanta, osservati attraverso il dialogo tra arte, moda e design, tre mondi capaci di raccontare i cambiamenti profondi attraversati dalla società italiana.

Il progetto goriziano è strettamente collegato a quello della Galleria Regionale d’Arte Contemporanea “Luigi Spazzapan” di Gradisca d’Isonzo, dove “FVG Settanta. Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ’70” ricostruisce invece il fermento creativo che attraversò la regione, da Trieste a Udine, da Pordenone all’Isontino.

A Gorizia il dialogo tra arte, moda e design

La mostra di Palazzo Attems Petzenstein, curata da Raffaella Sgubin, Carla Cerutti, Lorenzo Michelli ed Enrico Minio Capucci e allestita dallo studio Roberto Festi, mette in relazione linguaggi differenti mostrando le contaminazioni che caratterizzarono un periodo segnato da importanti mutamenti economici, politici e culturali.

Nelle arti visive gli anni Settanta coincidono con una straordinaria moltiplicazione delle esperienze. Alle ricerche concettuali si affiancano nuove riflessioni sulla pittura, installazioni, interventi ambientali e sperimentazioni che superano progressivamente i confini tradizionali dell’opera.

La selezione attraversa esperienze differenti, dagli ultimi echi della Pop Art e delle ricerche sviluppatesi negli anni Sessanta fino ai linguaggi che avrebbero anticipato il decennio successivo. Accanto a protagonisti come Alberto Burri e Afro trovano spazio artisti quali Gino De Dominicis, Giorgio Griffa, Rodolfo Aricò, Marco Gastini, Getulio Alviani, Carlo Ciussi e Lucio Saffaro. Non manca Ugo Nespolo, con la sua ricerca dinamica e citazionista, mentre un’installazione di Michelangelo Pistoletto introduce il visitatore alla dimensione ambientale e relazionale dell’opera d’arte.

Dalla nascita dello stilista alla rivoluzione del prêt-à-porter

Anche la moda italiana attraversa negli anni Settanta una trasformazione destinata a cambiare per sempre il settore. L’alto artigianato lascia progressivamente spazio al prêt-à-porter e prende forma la figura moderna dello stilista, definizione associata in particolare a Walter Albini.

Milano si afferma come nuova capitale della moda italiana e la produzione industriale riesce a raggiungere livelli qualitativi sempre più elevati. La contaminazione tra arte e abbigliamento emerge in opere come il cappotto-scultura Cretto di Roberto Capucci, realizzato utilizzando anche materiali insoliti come sassi, corde e bambù.

Ci sono poi le inconfondibili geometrie e gli accostamenti cromatici di Missoni, mentre Giorgio Armani rivoluziona il guardaroba attraverso la giacca destrutturata, destinata a diventare uno dei simboli di una nuova eleganza urbana. A intercettare invece il mondo dei giovani e della cultura underground è Elio Fiorucci, che con il suo linguaggio pop trasforma jeans e abbigliamento unisex in fenomeni di costume destinati a superare i confini italiani.

Le icone del design che hanno cambiato le case

Non meno dirompente è il percorso del design, che negli anni Settanta sperimenta nuovi materiali, forme ironiche e un diverso rapporto con gli spazi domestici. Tra gli oggetti simbolo esposti spicca la monumentale poltrona Joe di De Pas-D’Urbino-Lomazzi, ispirata a un gigantesco guantone da baseball e diventata una delle immagini più riconoscibili del design italiano dell’epoca.

Alla provocazione si affianca un design industriale più rigoroso, attento alla tecnologia e alla funzionalità. Ne è esempio la Divisumma 18, calcolatrice portatile progettata da Mario Bellini per Olivetti, caratterizzata dalla particolare superficie in gomma. La lampada Valigia di Ettore Sottsass jr interpreta invece un’idea di arredamento mobile e informale, mentre il panorama italiano vede affermarsi figure come Joe Colombo, Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Richard Sapper e Gae Aulenti.

Parallelamente cresce anche il desiderio di recuperare materiali naturali e forme di autoproduzione, rappresentato dalle ricerche di Enzo Mari e dai mobili scultorei di Mario Ceroli. Una storia particolare è quella di Gabriella Crespi, autrice di sofisticati arredi di alto artigianato oggi nuovamente ricercati dal collezionismo internazionale.

Sul finire del decennio si aprono infine le porte alle provocazioni postmoderne di Alessandro Mendini e dello Studio Alchimia, fondato a Milano nel 1976 da Alessandro e Adriana Guerriero, esperienza che contribuirà a preparare il terreno per la nascita del gruppo Memphis di Ettore Sottsass nel 1981.

A Gradisca il racconto dell’arte del Friuli Venezia Giulia

Parallelamente alla mostra goriziana, Gradisca d’Isonzo ospita il progetto “FVG Settanta. Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ’70”, nato con l’obiettivo di ricostruire il ruolo della regione all’interno delle grandi trasformazioni culturali del periodo.

Il progetto nasce da una vasta ricerca archivistica condotta nei fondi di numerose istituzioni, tra cui la Galleria Spazzapan, il Museo Revoltella, Casa Zanussi – Centro Cultura Pordenone, la Galleria Plurima e lo Studio Tommaseo. Al centro ci sono gli artisti, le esposizioni, le reti culturali e i progetti che contribuirono alla costruzione dell’identità artistica regionale, riportando alla luce un Friuli Venezia Giulia capace di inserirsi pienamente nei processi di rinnovamento nazionale e internazionale.

Dopo la prima mostra, “Per una nuova Galleria”, proposta dal 27 giugno al 20 luglio e dedicata alle origini della Galleria Spazzapan, il percorso è entrato nella seconda fase con “Nuovi modelli di ricerca”, aperta dal 23 luglio e visitabile fino al 29 novembre 2026. Opere, documenti e archivi sono organizzati secondo nuclei geografici e tematici, trasformando gli spazi della Galleria in una grande memoria visiva del decennio.

Tra gli appuntamenti successivi è prevista, dall’11 settembre all’11 ottobre, la presentazione della donazione di Sergio Pausig, composta da lavori degli anni Settanta e opere successive destinate a ERPAC. Da settembre 2026 a gennaio 2027 sono inoltre in programma incontri, conferenze e approfondimenti dedicati ai temi emersi durante la ricerca.

Il percorso arriverà alla sua conclusione il 15 gennaio 2027, in occasione del 50° anniversario della fondazione della Galleria Spazzapan, con un evento realizzato in dialogo con il progetto “Together”. Sarà un momento di confronto tra studiosi, istituzioni, artisti e comunità per ripercorrere oltre mezzo secolo di ricerca e sperimentazione nell’arte contemporanea del Friuli Venezia Giulia.