Con la chiusura della 38esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino si sono registrati numeri importanti, che restituiscono un’immagine in salute dell’editoria. La manifestazione ha fatto segnare un altro traguardo storico con 254.000 visitatori in cinque giorni, con l’affluenza del sabato che, per la prima volta nella storia dell’evento, ha superato le 70.000 presenze.
Dietro ai numeri e agli oltre duemila appuntamenti in agenda c’è un filo conduttore che negli ultimi anni ha completamente ridisegnato il volto della manifestazione: la tecnologia, intesa non come vetrina isolata ma come infrastruttura che regge l’intero evento e che svolge un ruolo cruciale nel mondo dell’editoria, dall’accesso ai contenuti fino alla gestione dei rapporti tra editori.
Un salone che si costruisce già online
Molti visitatori tendono a pensare al Salone del Libro come a un’esperienza puramente fisica, fatta di stand, code e incontri dal vivo. Buona parte del lavoro che rende possibile questa esperienza avviene mesi prima, su piattaforme digitali dedicate a prenotazioni, biglietteria e gestione dei contatti. Non è un caso che, come segnalato sul sito ufficiale dell’evento, l’organizzazione abbia scelto di investire proprio su questi strumenti facendo uso del sostegno del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, all’interno dell’obiettivo europeo dedicato alla transizione digitale e alla connettività alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Un dettaglio che passa spesso inosservato al pubblico, ma che racconta bene quanto il settore editoriale, in modo specifico, consideri il canale digitale una leva strategica. Questa attenzione si traduce sia in eventi che in programmi dedicati al ruolo della tecnologia nella fruizione dell’editoria che nell’utilizzo stesso della tecnologia per migliorare l’esperienza dei partecipanti all’evento.
L’accessibilità come banco di prova per l’innovazione
La novità di quest’anno è l’uso della tecnologia per migliorare l’accessibilità dell’evento. Al Lingotto sono stati oltre 100 gli incontri tradotti in lingua dei segni, a cui si è aggiunta l’introduzione della sottotitolazione automatica in Sala Oro: un sistema che, sfruttando il riconoscimento vocale, permette di seguire in tempo reale gli interventi anche a chi ha difficoltà uditive, senza la necessità di un interprete fisico. È un piccolo segnale, ma indicativo di una direzione precisa: l’intelligenza artificiale applicata alla fruizione dei contenuti non è più fantascienza da convegno specialistico, ma una funzionalità che entra nella programmazione ordinaria di un grande evento culturale.
Il Bookstock e i nuovi linguaggi digitali per i più giovani
Se si guarda invece a chi sarà il pubblico dell’editoria di domani, il segnale più interessante arriva dal Bookstock, lo spazio dedicato alle nuove generazioni, che quest’anno ha accolto 34.500 tra studenti e insegnanti provenienti da 17 regioni italiane.
Qui la tecnologia, oltre ad essere un tema da discutere nei panel, è anche e soprattutto uno strumento di produzione attiva: i 90 giovani reporter del progetto BookBlog, in collaborazione con La Stampa, hanno raccontato i cinque giorni di manifestazione realizzando oltre 200 articoli, 100 videointerviste e 20 podcast. Un piccolo laboratorio giornalistico multimediale che mostra come le competenze digitali stiano diventando parte integrante della formazione culturale delle nuove generazioni, ben oltre la semplice lettura di un libro.
Il business dell’editoria si fa sempre più tech
Dietro le quinte del Salone, lontano dal pubblico generalista, si muove un altro salone, quello professionale. Il Rights Centre ha messo in contatto editori, agenti letterari e produttori provenienti da 39 paesi diversi, totalizzando oltre 4.000 appuntamenti in tre giorni: numeri che sarebbero impensabili senza sistemi digitali di scheduling e gestione delle trattative.
A rafforzare questa dimensione business è arrivato quest’anno anche il nuovo Padiglione 5, pensato in modo specifico per i professionisti della filiera editoriale, segno che l’organizzazione ha voluto dare ancora più spazio e struttura al lato industriale e tecnologico del settore, oltre a quello puramente culturale.
Uno dei nodi più delicati per l’editoria contemporanea resta la distribuzione dei contenuti, soprattutto quando si parla di quotidiani e periodici. Se un romanzo può ancora contare sulla libreria fisica o sull’e-commerce, la stampa periodica ha dovuto reinventare radicalmente i propri canali, affidandosi sempre più spesso a piattaforme digitali capaci di semplificare la gestione degli abbonamenti e di offrire ai lettori un accesso rapido e flessibile ai contenuti.
È un terreno che al Salone non ha avuto un padiglione dedicato, ma che è emerso ogni volta che si è parlato di sostenibilità del settore editoriale, con soluzioni per la gestione di abbonamenti digitali a giornali e riviste, proponendo nuove tecnologie e nuovi sistemi di distribuzione in grado di coniugare la fedeltà del lettore, la riduzione degli sprechi legati alla stampa cartacea e la semplicità di fruizione. Tre priorità che tornano costantemente nelle riflessioni di editori e operatori del settore.
Uno sguardo al 2027
Come annunciato sul sito, il Salone tornerà dal 13 al 17 maggio 2027, con la letteratura catalana come ospite d’onore e il Lazio come regione ospite. Se il trend degli ultimi anni sarà confermato, è lecito aspettarsi che la componente tecnologica dell’evento continui a crescere: non tanto come tema a sé, quanto come infrastruttura silenziosa che permette al Salone di restare, allo stesso tempo, una grande festa popolare del libro e un appuntamento industriale di rilievo internazionale.

