A cura di Manuel Szathvary, direttore sanitario di Serenis Nutrizione
In 64 settimane la versione orale della semaglutide fa perdere in media il 13,6% del peso, che diventa 16,6% per chi la segue alla lettera. Un anno dopo lo stop ai farmaci, però, si recupera in media l’11,6% del peso.
Due numeri, tratti da due studi diversi, raccontano la sfida dei farmaci GLP-1, la classe di cui fa parte la semaglutide: la fatica di seguire la cura con costanza e quella di mantenerne i risultati dopo la fine. Se ne è parlato al congresso europeo sul diabete (EASD) di Milano, a fine settembre, un anno dopo la Legge n. 149/2025 con cui l’Italia, il 3 ottobre 2025, ha riconosciuto per prima al mondo l’obesità come malattia cronica, recidivante e progressiva.
Se la malattia è cronica, anche l’assistenza lo è: serve continuità, anche alimentare, accanto al medico che decide la terapia. È la direzione dei percorsi di gestione del peso come quello di Serenis Nutrizione, dove i risultati variano da persona a persona. Ecco i dati.
Costanza: lo studio OASIS 4
Nello studio OASIS 4, la semaglutide orale a 25 mg in persone con sovrappeso od obesità ha portato in 64 settimane a un calo medio del peso del 13,6%, fino al 16,6% tra chi ha seguito la terapia alla lettera. Più di tre punti di differenza, che ricordano quanto sia difficile mantenere la costanza nella vita reale.
Stop alla cura: lo studio STEP 1
Nell’estensione dello studio STEP 1, a un anno dall’interruzione della semaglutide i pazienti avevano ripreso 11,6 punti percentuali del proprio peso, perdendo in gran parte anche i miglioramenti su glicemia e pressione. C’è un dettaglio importante: alla fine del trial non si era fermato solo il farmaco, ma l’intero programma di supporto allo stile di vita. Lo studio di Jensen e colleghi (eClinicalMedicine) e la revisione di Ross Middleton, Patidar e Perri (Obesity Reviews) indicano che esercizio fisico supervisionato e assistenza prolungata riducono la probabilità di riprendere peso. Per questo la sospensione va concordata e pianificata con il medico, con segnali d’allarme chiari: peso che risale, fame intensa, parametri metabolici che peggiorano.

Cuore e reni: le nuove linee guida ESC/ERA
Alla fine di agosto 2026 la Società Europea di Cardiologia (ESC) e l’Associazione Renale Europea (ERA) hanno pubblicato sull’European Heart Journal le prime linee guida congiunte su malattie cardiovascolari e malattia renale cronica. Chi riceve una nuova diagnosi di malattia del cuore dovrebbe controllare anche i reni, con un esame del sangue per la velocità di filtrazione glomerulare e un esame delle urine per il rapporto albumina/creatinina. In Europa, stima l’ESC, circa 100 milioni di persone hanno una malattia renale cronica. La semaglutide è raccomandata insieme al finerenone in chi ha diabete di tipo 2, malattia renale cronica e albuminuria, ed è valutata positivamente in chi ha malattia renale cronica, obesità e scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata (cuore rigido, che si riempie con fatica).
Le basi sono gli studi FLOW (3.533 persone con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica, 1 mg a settimana: -24% di grave peggioramento renale, -18% di ictus o infarto non fatali e morte cardiovascolare) e SELECT (oltre 17.600 pazienti senza diabete, 2,4 mg: -20% di eventi cardiovascolari maggiori e -22% di esiti renali negativi). Lo studio SMART, senza diabete, ha ridotto del 52% l’albuminuria in 24 settimane: un dato da confermare con studi più lunghi.

Pancreas e muscoli: due punti di attenzione
Lo studio NN9535-4447, sui registri sanitari di Norvegia, Svezia e Danimarca, non indica un rischio più alto di tumore al pancreas con la semaglutide nelle persone con diabete di tipo 2; il dato è preliminare e osservazionale. La dott.ssa Roberta Zelaschi, specialista in scienza dell’alimentazione di Serenis Nutrizione, raccomanda prudenza ma ricorda che chi è già in cura non deve cambiare o interrompere il farmaco senza il medico, né fare esami come amilasi e lipasi in assenza di sintomi (dolore addominale intenso, ittero, vomito, febbre).
Quanto ai muscoli, nello studio STEP 1 la densitometria su 140 pazienti ha mostrato a 68 settimane un calo di peso del 15%, con massa grassa -19,3% e grasso viscerale -27,4%, ma anche massa magra -9,7%: circa il 40% dei chili persi. La dott.ssa Zelaschi consiglia di monitorare composizione corporea e funzionalità fisica, con proteine ben distribuite e allenamento di forza, soprattutto negli anziani e nelle persone sedentarie.

Conclusione
Come ricorda la dott.ssa Zelaschi, con l’obesità riconosciuta come malattia cronica lo stop al farmaco non è la fine della cura. Le priorità nutrizionali indicate da molte società scientifiche prevedono un follow-up continuo, prima, durante e dopo i GLP-1. I benefici per cuore e reni sono documentati in gruppi clinici precisi; resta da fare in modo che il supporto nutrizionale continuativo sia un pilastro del percorso, non un extra.
Direttore sanitario: dottor Manuel Szathvary. Ordine dei medici chirurghi di Padova, n. 11336.
Fonti
- Damman K., Herrington W. et al. 2026 ESC Guidelines for the management of cardiovascular disease and chronic kidney disease, in collaboration with the European Renal Association (ERA). European Heart Journal, 2026. DOI: 10.1093/eurheartj/ehag098
- European Society of Cardiology. New ESC Guidelines recommend all patients with heart disease are tested for kidney disease. Comunicato stampa, 28 agosto 2026
- Perkovic V. et al. Effects of Semaglutide on Chronic Kidney Disease Outcomes in Patients with Type 2 Diabetes (FLOW). New England Journal of Medicine, 2024
- Lincoff A.M. et al. Semaglutide and Cardiovascular Outcomes in Obesity without Diabetes (SELECT). New England Journal of Medicine, 2023
- Colhoun H.M. et al. Long-term kidney outcomes of semaglutide in obesity and cardiovascular disease in the SELECT trial. Nature Medicine, 2024
- Wharton S. et al. Oral Semaglutide at a Dose of 25 mg in Adults with Overweight or Obesity (OASIS 4). New England Journal of Medicine, 2025;393(11):1077-1087. DOI: 10.1056/NEJMoa2500969
- Wang Y. et al. Association between obesity and kidney disease: a systematic review and meta-analysis. Kidney International, 2008;73(1):19-33. DOI: 10.1038/sj.ki.5002586
- Kosiborod M.N. et al. Semaglutide in Patients with Heart Failure with Preserved Ejection Fraction and Obesity (STEP-HFpEF). New England Journal of Medicine, 2023. DOI: 10.1056/NEJMoa2306963
- Apperloo E.M. et al. Semaglutide in patients with overweight or obesity and chronic kidney disease without diabetes: a randomized double-blind placebo-controlled clinical trial (SMART). Nature Medicine, 2024. DOI: 10.1038/s41591-024-03327-6
- Studio NN9535-4447, Epidemiological assessment of the risk for pancreatic cancer associated with the use of semaglutide in patients with type 2 diabetes, a cohort study based on Nordic registry data (EU PAS 37258, NCT04572165), presentato all’EASD 2026 di Milano
- Wilding J.P.H. et al. Impact of semaglutide on body composition in adults with overweight or obesity: exploratory analysis of the STEP 1 study. Journal of the Endocrine Society, 2021 (abstract ENDO 2021)
- Wilding J.P.H. et al. Weight regain and cardiometabolic effects after withdrawal of semaglutide: the STEP 1 trial extension. Diabetes, Obesity and Metabolism, 2022;24(8). DOI: 10.1111/dom.14725
- Jensen S.B.K. et al. Healthy weight loss maintenance with exercise, GLP-1 receptor agonist, or both combined followed by one year without treatment: a post-treatment analysis of a randomised placebo-controlled trial. eClinicalMedicine, 2024;69:102475
- Ross Middleton K.M., Patidar S.M., Perri M.G. The impact of extended care on the long-term maintenance of weight loss: a systematic review and meta-analysis. Obesity Reviews, 2012;13(6):509-517. DOI: 10.1111/j.1467-789X.2011.00972.x
- Mozaffarian D. et al. Nutritional priorities to support GLP-1 therapy for obesity: a joint Advisory. American Journal of Clinical Nutrition, 2025;122(1):344-367. DOI: 10.1016/j.ajcnut.2025.04.023
- Legge 3 ottobre 2025, n. 149, Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità

