In Fvg crescono contratti a tempo indeterminato e occupati under 34

Nella foto il tavolo dei relatori del congresso regionale della Fillea Cgil durante l'intervento dell'assessore Alessia Rosolen (secondo da destra)

Dal 2019 in Fvg i contratti a tempo indeterminato aumentano del 33%.

In Friuli Venezia Giulia dal 2019 sono cresciuti del 33 per cento i contratti a tempo indeterminato, così come è aumentato il numero di occupati per quanto riguarda gli under 34. Lo ha affermato l’assessore al Lavoro, Alessia Rosolen, che oggi a San Dorligo della Valle è intervenuta al congresso regionale della Fillea Cgil.

“Negli ultimi cinque anni questa Amministrazione ha affrontato tutte le questioni legate al mondo del lavoro in raccordo con le associazioni sindacali e i diversi corpi intermedi. Certamente non tutte le problematiche sono state risolte, ma su temi strategici come la sicurezza, gli appalti, la formazione e la specializzazione abbiamo fatto passi da gigante proprio grazie alla concertazione“, ha spiegato l’assessore.

“Un’emergenza è di sicuro quella demografica – ha ricordato Rosolen -. Il Friuli Venezia Giulia in 10 anni ha perso di fatto 33mila giovani. Persone che non sono nate e quindi non hanno fatto il loro naturale ingresso nel mondo del lavoro”.

“Questo dato – ha sottolineato l’assessore – pesa oggi come un macigno sulla capacità da parte delle imprese di reperire personale. Ecco perché una delle sfide più rilevanti di questo periodo è proprio quella di formare lavoratori dotati di tutte quelle competenze fortemente richieste dalle aziende. Maggiore specializzazione che deve riguardare tutti i settori produttivi, edilizia compresa”.

Per l’esponente della Giunta Fedriga, inoltre, è necessario fidelizzare chi entra in un’azienda. Per le imprese è fondamentale investire su queste persone e sulla loro crescita professionale. “Nella nostra regione dobbiamo fare i conti con un’altra questione importante: il numero delle persone attive da un punto di vista lavorativo e quello dei pensionati è in assoluta parità. Senza scordare – ha concluso Rosolen – che a livello salariale l’Italia continua a essere, purtroppo, fanalino di coda in Europa“.