False residenze e cittadinanze facili a Moggio Udinese: chiesto il rinvio a giudizio

Saranno sei le persone che compariranno davanti al giudice per l’udienza preliminare nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte cittadinanze “facili” concesse a cittadini brasiliani nel Comune di Moggio Udinese. L’udienza preliminare è stata fissata per il 24 giugno e i sei imputati, tra cui l’ex sindaco Giorgio Filaferro, sono accusati di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici in concorso.

Le indagini sulle cittadinanze

L’inchiesta nasce dalle verifiche dei carabinieri della stazione di Moggio Udinese, che avevano notato un flusso anomalo di richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte di cittadini brasiliani tra il 2018 e il 2024.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, 83 persone provenienti dal Sud America avrebbero ottenuto la cittadinanza italiana attraverso il principio dello ius sanguinis. I brasiliani, che  dichiaravano presunte discendenze italiane, avevano tutti infatti fissato la residenza in due abitazioni del centro storico del paese.

Il presunto sistema

Secondo l’ipotesi della Procura, Il sistema, secondo gli inquirenti, si basava su una rete di intermediazione ben strutturata, al cui centro figurano due presunti intermediari: un 61enne di origine albanese residente a Cassola, e un 54enne brasiliano domiciliato a Valbrenta.

I due offrivano veri e propri pacchetti “chiavi in mano”, chiedendo oltre 6.000 euro per ogni pratica. Il servizio comprendeva la predisposizione di affitti trimestrali fittizi nelle due abitazioni di Moggio Udinese, la produzione della documentazione necessaria — in parte ritenuta falsa dagli investigatori — e l’organizzazione di brevi viaggi in Italia, talvolta di appena due o cinque giorni, utili a certificare formalmente la presenza dei richiedenti. In alcuni casi, pagando un supplemento, l’intera procedura veniva portata a termine senza che gli interessati si spostassero dal Brasile.