Chiusura del Punto nascita di Palmanova, l’Asufc: “Con il Covid crollata la natalità”

Indirettamente l’Asufc risponde alle accuse del sindaco di Palmanova.

Non fa riferimento direttamente alle recenti proteste del sindaco di Palmanova, Francesco Martines. Eppure è impossibile pensare che il destinatario delle precisazioni dell’Asufc non sia proprio lui. La replica alle accuse del sindaco della città fortezza sulla chiusura del punto nascite di Palmanova “per una scelta di puro interesse politico”, aveva denunciato Martines, non è affidata alla politica, appunto, ma all’azienda sanitaria universitaria Friuli centrale.

“In relazione ad alcuni articoli apparsi sulla stampa in merito ai punti nascita dell’Asufc – scrive l’azienda diretta da Denis Caporale –, si rendono necessarie alcune precisazioni in merito. In primo luogo, l’effetto pandemico. Una valutazione soltanto numerica di un punto nascita andrebbe fatta depurata del periodo attuale ed è evidente che le conseguenti scelte di revisione dei punti nascita dovrebbero essere rinviate, perché nessuna decisione può reggere su equilibri e flussi non reali ma derivanti da una situazione covid dipendente. La pandemia ha condizionato i flussi di fuga e attrazione, ha limitato gli spostamenti e ha ridotto gli accessi nei presidi ospedalieri, ha prodotto una diminuzione obbligata dell’offerta, ha condizionato i percorsi clinico-assistenziali”.

Il Covid ha ridotto le nascite.

“È inoltre evidente – scrive ancora l’Asufc – che da un punto di vista statistico un anno è un tempo breve per valutazioni di impatto sanitario, considerando le variabili generate dalla pandemia. In alcuni punti nascita di confine, ad esempio, rispetto ad altri il cui bacino d’utenza è solo intraregionale, la numerosità dei nati ha subito un maggior calo dovuto alle restrizioni Covid e alla mobilità interregionale. Nel nostro contesto regionale in cui la natalità è già di per sé non elevata è evidente che le scelte oculate debbano rispettare la territorialità. Una futura revisione sarà attuata solo dopo essere ritornati alla normalità, quando i flussi si saranno stabilizzati e gli equilibri del sistema sanitario ripristinati. A luglio l’Istat ha pubblicato il suo rapporto annuale in cui ha sistematizzato tutti i dati raccolti nel corso del 2020, tra cui quelli sulla demografia. La pandemia di Sars-Cov-2 ha infatti pesantemente influenzato le tendenze demografiche del nostro Paese. Secondo l’Istat “si può senz’altro ritenere che la situazione di incertezza prevalsa con l’avvio del primo lockdown abbia influenzato la scelta di rinviare il concepimento”.

Il crollo delle nascite nel 2021.

“Nel 2020 si è nuovamente superato il record negativo del minor numero di nascite. I nati sono stati 404.104, in calo del 3,8% rispetto al 2019 e di quasi il 30% in confronto al 2008, anno di massimo relativo più recente delle nascite. Bisogna considerare che l’impatto della pandemia è stato più limitato, almeno nel 2020. Nei primi dieci mesi il calo è stato del 2,7%, in linea con i dieci anni passati, ma da novembre il calo si è accentuato con un -8,2% che è diventato -10,3% a dicembre. Secondo le stime dell’Istat, il calo dei matrimoni che si è avuto nel 2020 potrebbe aver portato a circa 34.000 nascite in meno rispetto al numero che si sarebbe registrato senza pandemia nel triennio 2021-2023: 13.500 nascite in meno solo nel primo anno, quasi 12.000 nel 2022 e oltre 8.000 nel 2023. Da tutto ciò, si evince che probabilmente nel 2021 il calo sarà addirittura superiore
al 2020. Fondamentale inoltre sottolineare, al fine anche di una corretta informazione alla popolazione, che la numerosità è solamente uno dei criteri standardizzati stabiliti dal Comitato Nascita nazionale che deve in primis assicurare la garanzia della sicurezza e la qualità di un punto nascita”.

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