Il Treno del Ricordo questa mattina ha fatto tappa a Pordenone.
Il Treno del Ricordo ha fatto tappa questa mattina a Pordenone, portando in città un intenso viaggio nella memoria collettiva che attraverserà l’intera penisola fino a Siracusa. Partito da Trieste, il convoglio storico sta toccando numerose stazioni italiane con l’obiettivo di raccontare una delle pagine più dolorose del Novecento, legata all’esodo giuliano-dalmata.
Nelle cinque carrozze allestite come un percorso espositivo multimediale, i visitatori possono immergersi tra immagini di repertorio, pannelli informativi, oggetti personali e masserizie originali custodite dall’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata nel celebre Magazzino 18 di Trieste. Un allestimento che restituisce volti, storie e frammenti di vita, rendendo tangibile il dramma vissuto da centinaia di migliaia di italiani costretti a lasciare le proprie terre.
A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, una voce narrante accompagna il pubblico lungo le carrozze, recitando testi e testimonianze che rievocano con forza emotiva un passaggio storico segnato da sofferenza e sradicamento. Un racconto pensato soprattutto per le giovani generazioni, affinché la memoria non si disperda. Il convoglio proseguirà poi il suo viaggio verso Bologna, Pescara, L’Aquila, Roma, Latina, Salerno, Reggio Calabria e Palermo, per concludersi a Siracusa il 1° marzo.
“Un giorno importante per Pordenone”
A sottolineare il significato profondo dell’iniziativa è intervenuta anche il vicesindaco di Pordenone, Mara Piccin, che nel suo intervento ha richiamato il valore civile e educativo del Treno del Ricordo.
“Oggi è un giorno importante per Pordenone – ha affermato – che dà il benvenuto in questa stazione al Treno del Ricordo, un convoglio storico che attraversa l’Italia per commemorare l’esodo giuliano-dalmata in occasione del Giorno del Ricordo”.
Il vicesindaco ha ricordato come il treno ripercorra idealmente “il terribile viaggio che gli esuli istriani, fiumani e dalmati furono costretti a compiere per raggiungere i campi profughi disseminati sull’intero territorio nazionale”, portando con sé “le storie di dolore e sofferenza delle decine di migliaia di italiani che vissero sulla propria pelle la brutalità della storia”.
Nel suo discorso sono stati richiamati anche i numeri dell’esodo: oltre 50 mila italiani fuggirono da Fiume, 32 mila da Pola, 20 mila da Zara, 15 mila da Capodistria, quasi 10 mila da Rovigno. “Uomini, donne, bambini, anziani – ha sottolineato – costretti ad abbandonare case, affetti e ricordi, lasciandosi alle spalle una terra svuotata della sua gente e di una cultura latina che per duemila anni aveva segnato l’Istria e la Dalmazia”.
Piccin ha definito il Treno del Ricordo come “il racconto di uno sradicamento causato da un odio ideologico, cieco e sistematico, che solo decenni più tardi sarebbe stato chiamato pulizia etnica», ma ha voluto ribadire come la mostra non sia soltanto una testimonianza di dolore. «È anche simbolo di speranza e di rinascita – ha detto – della forza straordinaria di chi ha trovato il coraggio di rialzarsi, ricostruire e andare avanti”.
Rivolgendosi in particolare ai giovani presenti, la vicesindaco ha concluso con un appello alla memoria: “È un patrimonio prezioso, che va custodito e tramandato. Conoscere il passato è fondamentale per comprendere il presente e costruire un futuro migliore. Il Treno del Ricordo è un invito a ricordare, riflettere e lavorare insieme per un futuro di pace e di libertà”.
“La nostra città – ha concluso – è orgogliosa di ospitare il Treno del Ricordo e di partecipare a questo importante progetto nazionale”.




