La protesta contro la didattica a distanza arriva in Slovenia, gli studenti boicottano le lezioni

Gli studenti sloveni boicottano la didattica a distanza.

Ieri, martedì 9 febbraio, alcuni studenti sloveni che frequentano le scuole secondarie hanno boicottato le lezioni da remoto per esprimere supporto ad un movimento che vuole la riapertura delle scuole con la didattica in presenza, anche se per il momento solo 45% degli alunni del paese centro europeo vorrebbe tornare in classe.

Lo sciopero era stata promosso dal movimento Pretendiamo la scuola, il quale si batte per la didattica in presenza e che sperava di incontrare i rappresentanti del ministero dell’istruzione lunedì 8 febbraio. Tuttavia, nonostante fosse stato poi annunciato un incontro il 10 febbraio, ha comunque deciso di procedere con la protesta, alla quale, stando a Planet Tv, avrebbero partecipato tra i 15mila e i 20mila studenti.

Le proteste hanno infatti coinvolto diverse parti del paese. A Ptuj alcuni dipartimenti della scuola secondaria hanno aderito al boicottaggio e, stando al preside Boštjan Šeruga, un terzo del totale degli studenti avrebbe saltato la scuola. A Lubiana, invece, ha aderito la scuola superiore Bežigrad, anche se il numero degli studenti partecipanti non è noto al momento. A Velenje, invece, c’è stata una protesta da parte di un’organizzazione giovanile per chiedere la riapertura delle scuole affermando che: “[la didattica a distanza n.dr.] è un sistema in cui l’economia, gli interessi del capitale e i giochetti politici sono preferiti all’istruzione”.

Inoltre, nell’area di Maribor, ci sono state delle proteste indette dai genitori degli studenti della scuola primaria, che hanno chiesto una sospensione di dieci minuti delle lezioni il 10 febbraio per chiedere una “Più appropriata organizzazione scolastica per tutti gli studenti” ottenendo il supporto di presidi e insegnanti che lavorano in 28 scuole. E, sempre a Maribor, circa cinquanta persone hanno sfilato pacificamente per promuovere la didattica in presenza.

Sempre, il 10 febbraio nel pomeriggio, c’è stato poi un incontro fra i rappresentanti del Ministero dell’Istruzione, degli studenti e dell’Istituto per la Salute Pubblica al fine di trovare delle soluzioni per la riapertura delle scuole in sicurezza e in tempi rapidi, senza trascurare lo spinoso problema dei trasporti pubblici.

In aggiunta, l’opposizione sta sostenendo le proteste degli studenti, ritenendo la gestione da parte del governo dell’istruzione durante la pandemia un completo fallimento. Infatti, come ha affermato Marjan Šarec List (LMŠ): “Non c’è ragione dopo oltre cento giorni di didattica a distanza per non riaprire le scuole”.

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