Un’arena da 12 mila posti, modulare, polivalente, capace di ospitare grandi concerti internazionali e le partite di basket. È il progetto che potrebbe cambiare il volto dell’impiantistica sportiva e degli eventi a Udine, frutto dell’intesa – ancora senza firme – tra Live Nation e l’Apu Udine guidata dal presidente Alessandro Pedone.
Il piano, dal valore stimato di 110 milioni di euro, prevede la realizzazione di una maxi arena nell’area dello stadio Friuli, verso la tangenziale Nord, a meno di un chilometro dall’attuale Palasport Carnera. Un’opera che, se andasse in porto, ridisegnerebbe completamente il futuro del Carnera, rendendo secondaria – o addirittura superata – l’ipotesi di una sua ulteriore ristrutturazione.
L’idea: un’arena moderna sul modello delle grandi capitali della musica
La multinazionale americana, leader mondiale nell’organizzazione di spettacoli dal vivo e proprietaria dal 2010 di Ticketmaster, negli ultimi anni ha scelto di presidiare direttamente le strutture, gestendo l’intera filiera: dall’ingaggio degli artisti al ticketing fino alla location.
Non è un caso che Live Nation abbia recentemente acquisito il Forum di Assago, mentre la tedesca Cts Eventim (che controlla TicketOne) abbia realizzato l’arena di Santa Giulia a Milano, destinata a diventare uno dei principali hub italiani per i grandi live dopo le Olimpiadi. In questo contesto, anche Udine potrebbe ritagliarsi un ruolo strategico nel Nord-Est, intercettando tournée internazionali oggi concentrate tra Milano, Bologna e Vienna.
Il progetto: 12 mila posti e struttura modulare
L’arena sarebbe progettata per ospitare fino a 12 mila spettatori in configurazione concerti, ma con una struttura modulabile capace di scendere a circa 7 mila posti per le gare dell’Apu. Un salto dimensionale netto rispetto ai 3.500 posti attuali del Carnera, che verrebbe riconvertito a uso delle giovanili, del settore femminile e di altre discipline.
Nel business plan, secondo quanto trapela, sarebbero previsti almeno 50 spettacoli all’anno – quasi uno ogni sei giorni – oltre a oltre 6 mila metri quadrati di area commerciale. Numeri che rendono evidente come il cuore economico dell’operazione sia l’intrattenimento, più che la pallacanestro.
Il nodo Carnera e le varianti infinite
La nuova proposta rappresenterebbe, di fatto, la quarta variante sul destino del palazzetto udinese. Il Carnera, riaperto nel 2017 dopo una ristrutturazione durata quasi nove anni e costata circa 5 milioni di euro di fondi comunali, è stato al centro di una lunga sequenza di ipotesi mai concretizzate.
Ora l’alleanza con un colosso come Live Nation cambia lo scenario: non più solo un impianto sportivo da ristrutturare, ma una grande arena multifunzionale capace di competere sul mercato internazionale degli eventi. Resta però un passaggio fondamentale: le firme. Senza contratti sottoscritti, l’operazione resta sulla carta. E anche in caso di via libera, tra espropri, iter amministrativi, gare e autorizzazioni, difficilmente l’opera potrebbe vedere la luce in meno di tre anni.
Sul tavolo ci sono scelte strategiche che coinvolgono pubblico e privato, Regione e Comune, fondi già stanziati e nuove risorse. La posta in gioco non è solo un palazzetto, ma il posizionamento di Udine nel circuito europeo dei grandi eventi.




