Stretta su bar e locali di Udine, nuove regole per chi vuole aprire

In arrivo nuove regole per l’apertura di bar e locali a Udine.

Il Comune di Udine stringe le regole sulle nuove aperture nel centro storico e nelle aree più sensibili della città. La Giunta, su proposta del vicesindaco Alessandro Venanzi, ha approvato un nuovo piano di gestione che punta a selezionare e qualificare le attività di somministrazione, con criteri più rigorosi nelle zone di maggior pregio urbano. Il provvedimento approderà in Consiglio comunale e, se confermato, entrerà in vigore dal primo aprile.

L’obiettivo è tutelare il patrimonio artistico e culturale del centro storico, valorizzare la qualità dell’offerta commerciale, limitare l’apertura di esercizi o bar a basso valore aggiunto, contrastare situazioni di degrado sociale e commerciale e, allo stesso tempo, rafforzare il patrimonio delle attività esistenti, che rappresentano un presidio fondamentale di vivibilità, lavoro, sicurezza e attrattività urbana.

 “Questo nuovo piano di gestione nasce da un’idea molto chiara di città – sottolinea il vicesindaco Alessandro Venanzi – . Noi vogliamo che Udine continui a crescere, ma vogliamo che lo faccia bene: con qualità, con equilibrio, con rispetto della sua storia e con attenzione verso chi ogni giorno investe seriamente nel commercio e nella vita del centro cittadino”.

“È una scelta a favore della città, della sua identità e di uno sviluppo commerciale più qualificato,” prosegue Venanzi. “Il centro storico non può essere lasciato a una logica casuale o esclusivamente quantitativa. Ha bisogno di essere governato, accompagnato e valorizzato con strumenti che sappiano unire sviluppo economico e qualità urbana. Negli ultimi anni abbiamo visto quanti negozi abbiano chiuso, mentre invece bar e locali si mantengono stabili. Riteniamo giusto porre maggiore attenzione verso quelle aperture che rischiano di impoverire il tessuto commerciale e urbano anziché rafforzarlo e che magari possono creare problemi ai residenti”.

Si tratta di un ulteriore tassello di una strategia precisa e coerente, costruita in questi anni attraverso il tavolo congiunto con Università e categorie economiche, gli Stati generali del commercio, il progetto Udine Retail per favorire l’incontro tra proprietari di locali sfitti e nuovi imprenditori, e il bando rilancio economico, che ha messo in campo oltre un milione e mezzo di euro di contributi a fondo perduto per nuove aperture e per il rinnovo delle attività esistenti.

Le regole del nuovo piano di gestione

Il nuovo piano di gestione introduce un sistema differenziato, esclusivamente per le nuove aperture, costruito in base alla delicatezza dei diversi contesti urbani. Non tutte le zone della città avranno infatti le stesse regole: l’amministrazione ha scelto di concentrare le prescrizioni più rigorose nel cuore del centro storico, dove il valore artistico, commerciale e residenziale richiede un livello più alto di tutela, e di applicare criteri comunque qualificanti ma meno stringenti nelle aree immediatamente circostanti.

Nella Zona 1, che coincide con il nucleo più sensibile e rappresentativo del centro storico, l’apertura di nuovi pubblici esercizi e i trasferimenti di sede saranno consentiti solo a fronte di condizioni particolarmente precise. In quest’area non basta che l’attività sia semplicemente compatibile dal punto di vista amministrativo: il Comune chiede un vero salto di qualità nella proposta imprenditoriale e nella configurazione del locale. I nuovi esercizi dovranno avere una superficie minima di almeno 60 metri quadrati destinati al pubblico, quindi una dimensione adeguata a garantire una presenza strutturata e non occasionale. A questo si aggiunge un elemento centrale: nella Zona 1 sarà richiesto anche un intervento di riqualificazione del locale e dei suoi arredi, con un progetto vero e proprio capace di migliorare lo spazio e di valorizzarlo in relazione all’attività che si intende avviare. In altre parole, nel cuore del centro storico non si punta ad autorizzare qualsiasi apertura, ma a favorire insediamenti che migliorino concretamente il contesto urbano.

Sempre in Zona 1, chi vorrà aprire dovrà dimostrare con precisione la compatibilità acustica dell’attività, tenendo conto non solo degli spazi interni ma anche della presenza dei clienti all’esterno e di eventuali momenti di intrattenimento. Dovrà inoltre garantire accessibilità effettiva, con almeno un servizio igienico accessibile, installare sistemi di sicurezza e videosorveglianza, essere in regola con i tributi comunali e assumere l’impegno a non installare apparecchi da gioco con vincita in denaro. A questi requisiti si aggiunge anche una componente legata alla sostenibilità ambientale: il regolamento chiede infatti attenzione alla riduzione degli sprechi, alla limitazione delle monoporzioni e degli imballaggi, all’uso di soluzioni durevoli o biodegradabili e a forme di somministrazione più attente all’ambiente, come le bevande alla spina o il vuoto a rendere. È quindi nella Zona 1 che il piano mostra con più chiarezza la propria finalità: non solo regolare, ma selezionare e indirizzare le nuove aperture verso un modello di offerta più solido, più curato e più coerente con il pregio del centro storico.

Nella Zona 2, che comprende l’area di tutela rafforzata attorno al centro storico, l’impostazione resta rigorosa ma con un livello di prescrizione meno elevato. Anche qui le nuove aperture e i trasferimenti non saranno liberi, ma dovranno ottenere autorizzazione e rispettare una serie di condizioni. La prima differenza concreta rispetto alla Zona 1 è la dimensione minima dei locali, che scende a 50 metri quadrati destinati al pubblico. Inoltre, in questa zona non viene richiesto l’obbligo di presentare un progetto di riqualificazione edilizia e degli arredi come condizione per ottenere l’autorizzazione. Questo significa che anche nella Zona 2 il Comune vuole attività solide, compatibili e ordinate, ma riconosce che ci si trova in un contesto meno delicato rispetto al cuore più monumentale e simbolico della città.

Restano invece pienamente fermi anche in Zona 2 alcuni criteri considerati essenziali per la qualità urbana e per la convivenza con i residenti: la compatibilità acustica, l’accessibilità dei locali, la presenza di sistemi di sicurezza, la regolarità nei confronti dei tributi comunali e il divieto di installare apparecchi da gioco con vincita in denaro. Anche in questo caso, dunque, l’amministrazione non rinuncia a chiedere serietà e responsabilità a chi investe, ma calibra gli obblighi in modo proporzionato al contesto.

Un altro elemento molto chiaro del piano riguarda i distributori automatici: sia in Zona 1 sia in Zona 2 non sarà possibile insediare locali destinati esclusivamente a questa funzione. È una scelta precisa, che punta a evitare forme di impoverimento commerciale e urbanistico proprio nelle aree dove il Comune vuole invece promuovere presenza, relazione, presidio e qualità.

Le aree interessate dal piano

Il nuovo piano di gestione suddivide il territorio comunale in tre diverse zone, distinguendo tra aree a massima tutela, aree di tutela rafforzata e resto del territorio comunale. Una scelta che consente di applicare regole differenziate e proporzionate alle caratteristiche dei diversi contesti urbani.

La Zona 1, area di massima tutela, coincide con il cuore più rappresentativo del centro storico cittadino. Qui ricadono alcune delle vie e delle piazze più centrali e identitarie di Udine, tra cui Piazza Libertà, Piazza Matteotti, Piazza Marconi, Via Mercatovecchio, Via Cavour, Via Mercerie, Via Pellicerie, Via Rialto, Via Paolo Sarpi, Via del Monte, Via delle Erbe, Via del Carbone, Via dei Rizzani, Largo dei Pecile, oltre ad altri collegamenti del centro storico più pregiato. È in quest’area che si concentrano le disposizioni più rigorose, proprio perché si tratta del contesto urbano di maggior valore sotto il profilo storico, artistico, turistico e commerciale.

La Zona 2, definita area di tutela rafforzata, comprende un ambito più ampio ma comunque strettamente connesso al centro storico e alle sue principali direttrici commerciali. Vi rientrano, tra le altre, Piazza XX Settembre, Piazza San Cristoforo, Piazza Belloni, Via Savorgnana nel tratto iniziale, Via Poscolle alta, Via Antonio Zanon, Via Nazario Sauro, Via Caiselli, Via Bartolini, Via Stringher, Via Valvason, parte di Via Cosattini, parte di Via D’Aronco, oltre a vicoli, corti e spazi del centro allargato. In quest’area il Comune mantiene un sistema autorizzativo e una soglia di attenzione alta, ma con regole meno severe rispetto alla Zona 1, proprio perché si tratta di una fascia urbana importante ma diversa, per caratteristiche e funzioni, dal cuore monumentale della città.

Nel resto del territorio comunale non sono previste restrizioni, a conferma della volontà dell’amministrazione di concentrare le misure più incisive laddove il contesto urbano richiede maggiore attenzione e tutela.

Nel complesso, la suddivisione in zone risponde a una logica precisa: proteggere il centro storico e le aree di maggior pregio, accompagnando allo stesso tempo lo sviluppo commerciale del resto della città in modo più flessibile. È una scelta che punta a tenere insieme libertà di iniziativa economica, qualità urbana e tutela dell’identità cittadina.