Dai viaggi per la droga ai luoghi di spaccio, le indagini del blitz di Udine

Le indagini dei carabinieri e polizia a Udine.

Sono state lunghe e complesse le indagini che hanno portato alla vasta operazione scattata ieri a Udine nei confronti di un’organizzazione criminale di prevalente matrice afghana e pakistana, dedita al traffico di sostanze stupefacenti e immigrazione clandestina

L’indagine Afgha 2019, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo, è stata avviata nei primi mesi del 2019 grazie a diverse segnalazioni da parte di cittadini che lamentavano la continua attività di spaccio nei pressi di alcune aree pubbliche della città, portando all’arresto di una ventina di soggetti di diverse nazionalità ed al sequestro di consistenti quantitativi di sostanze stupefacenti.

La parallela indagine antidroga, Magnolia 2018, della Squadra mobile della Questura udinese, che aveva permesso nella prima fase, terminata a marzo 2019 con l’arresto di circa 35 spacciatori operanti prevalentemente in Borgo stazione, era poi proseguita nei confronti di altri soggetti responsabili anche dell’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti che giungevano in città. Quest’ultima attività ha portato all’arresto di circa una decina di soggetti e al sequestro di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.

Maxi blitz delle forze dell’ordine in Borgo Stazione contro lo spaccio di droga

Le indagini della polizia e dei carabinieri, condotte inizialmente in maniera autonoma, si sono successivamente incrociate, confluendo sugli stessi contesti criminali urbani.

Tra i soggetti italiani di maggiore rilevanza spicca la figura criminale dell’udinese Z.D., 44 enne, tratto in arresto il 1 settembre 2019 e tutt’oggi detenuto. L’uomo accondiscendeva, previo compenso, alle varie richieste avanzategli dai trafficanti stranieri, rendendosi responsabile del trasporto della droga dalla Lombardia a Udine ed anche del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in quanto aveva partecipato al trasferimento di alcuni cittadini stranieri provenienti dalla rotta balcanica in Italia.

Per quanto riguarda i luoghi di spaccio emersi nelle indagini, oltre a borgo stazione e l’area del castello, sono stati individuati l’ex caserma Piave, detta in gergo “area al muretto”, ubicata nei pressi dell’Ospedale Gervasutta a Udine, ed i parchi cittadini Moretti e Vittime delle Foibe.

Presso l’ex caserma Piave avveniva prevalentemente lo spaccio di cocaina ed eroina, gestito dai pakistani e afghani A.A., K.K. e K.J., tutti e tre destinatari delle misure cautelari personali, ad oggi irreperibili. L’ex caserma militare, “blindata” per via della sua robusta recinzione muraria, non è stata scelta certo a caso dai pusher, i quali, collocando delle “vedette” all’esterno del perimetro, riuscivano pressoché ad azzerare i controlli di polizia, trasformando l’area in un vero e proprio bazar dedito allo smercio al minuto di droghe “pesanti”.

Anche le caratteristiche morfologiche del colle del Castello sono state abilmente sfruttate dai malviventi rendendo l’area teatro dello spaccio di sostanze stupefacenti, soprattutto di hashish, fino ad oggi attivo in piazza 1^ Maggio e sulle vie d’accesso sull’altura del Castello udinese. Il luogo veniva esclusivamente gestito dall’afghano D.W.G., tratto in arresto nel corso dell’operazione di ieri, 11 marzo, che si avvaleva, per lo smercio al dettaglio, dei diversi suoi connazionali. Le alberate vie d’accesso che da piazza Primo Maggio conducono sulla collinetta facilitavano l’azione criminale dei trafficanti, offrendo numerosi posti adatti a nascondere la droga. L’altura, grazie al posizionamento delle “vedette”, aiutava anche ad individuare la presenza di operatori e pattuglie di polizia, permettendo così di limitare, se non del tutto eludere, i controlli di polizia. 

Nel corso delle indagini sono stati operati diversi sequestri di sostanze stupefacenti, in particolare di  hashish, a carico di innumerevoli acquirenti frequentanti l’altura del Castello. Inoltre, le investigazioni hanno consentito di documentare e ricostruire alcuni viaggi di approvvigionamento del narcotico, proveniente dalla Lombardia e dal Triveneto.

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