Perché tanta paura? A Udine un incontro per capire il nostro bisogno di sicurezza

Perché abbiamo così paura? Quanto delle nostre paure nasce da pericoli reali e quanto, invece, dal modo in cui quei pericoli vengono raccontati? E soprattutto: cercare continuamente sicurezza ci rende davvero più sicuri?

Sono alcune delle domande al centro dell’incontro pubblico “Perché tanta paura? L’estenuante ricerca della sicurezza”, organizzato dal Centro culturale regionale Enzo Piccinini insieme all’associazione Parco di Sant’Osvaldo. L’appuntamento è in programma giovedì 24 settembre alle 18, nel Giardino dei Tigli del Parco di Sant’Osvaldo, in via Pozzuolo a Udine.

Dalla cronaca alla paura quotidiana

L’incontro parte da una sensazione sempre più presente nella vita quotidiana: la paura come sentimento individuale e collettivo, legato alle notizie di cronaca, alle incertezze e alla percezione di essere esposti a possibili minacce. L’obiettivo non è negare i problemi né minimizzare i fatti, ma provare a capire cosa succede quando la paura entra nel modo in cui leggiamo la realtà e quando la parola “sicurezza” diventa una risposta quasi automatica.

A confrontarsi saranno Marco Girardo, direttore del quotidiano Avvenire, e Stefano Bardari, presidente di DonK ODV. A moderare il dialogo sarà lo psichiatra Marco Bertoli.La paura è un’emozione universale: non si tratta di stabilire se sia giusta o sbagliata, ma di capire se e come si possa attraversare”, anticipa Bertoli.

Quanto pesa il modo in cui raccontiamo i fatti

Uno dei temi sarà anche il rapporto tra paura, cronaca e comunicazione. Gli eventi che generano preoccupazione esistono, anche sul territorio, ma la percezione del rischio può essere influenzata dal modo in cui vengono raccontati e dalla rapidità con cui le notizie circolano.

“Esistono eventi e problematiche che generano paura, anche nel nostro territorio. Proprio per questo è importante non fermarsi al dito, ma guardare la luna: cercare di capire i fenomeni è già un modo per ridurre l’angoscia e prevenire nuove fratture sociali”, spiega Bertoli.

E aggiunge: “Una parte della paura che viviamo è reale, un’altra parte viene costruita o deformata dal modo in cui i fatti vengono raccontati. Distinguere è fondamentale: senza comprensione la paura prepara altra paura”.

Dalla paura alla cura delle fragilità

Il confronto non si fermerà però alla lettura dei fenomeni. L’incontro porterà anche l’esperienza concreta di chi lavora sul territorio a contatto con fragilità e traumi, attraverso l’esperienza di DonK. “Non basta analizzare la paura: serve indicare strade. Parleremo di percorsi possibili, come quelli di Donk, perché una comunità più sicura è anche una comunità che sa prendersi cura delle sue ferite“, conclude Bertoli.

L’appuntamento è quindi pensato come uno spazio di confronto tra informazione, salute e impegno sociale, per provare a guardare oltre l’impatto immediato della paura e interrogarsi sul significato che oggi attribuiamo alla sicurezza.