Ricerca UniUd sulla bronchite cronica: scoperto il segreto per battere la fatica

I risultati dello studio di UniUd su bronchite cronica ed enfisema polmonare.

C’è un’importante novità scientifica nella lotta alla bronchite cronica e all’enfisema (BPCO), grazie ad una ricerca coordinata dall’Università di Udine insieme agli atenei di Pavia e Verona. Lo studio ha isolato i parametri che causano la cronica mancanza di forze nei pazienti, scoprendo che la chiave della stanchezza non risiede solo nei polmoni, ma nel modo in cui l’ossigeno arriva ai muscoli.

La resilienza dei mitocondri

La scoperta più sorprendente riguarda i mitocondri, ovvero gli organelli che producono energia all’interno delle cellule muscolari. Nonostante decenni di malattia, queste “centraline” hanno dimostrato una straordinaria capacità di resistere. “I mitocondri del muscolo mantengono una buona funzione – spiega il professor Bruno Grassi – e sono pronti a funzionare correttamente qualora venissero messi in condizione, con terapie mirate, di ricevere sufficienti livelli di ossigeno“.

In pratica, il “motore” dei muscoli dei pazienti non è rotto: è solo spento perché gli manca il carburante (l’ossigeno). Questo cambia la prospettiva per il futuro della riabilitazione: l’obiettivo non è “riparare” i muscoli, ma liberare il loro potenziale ancora intatto.

Diagnosi più precise con i biomarcatori

Grazie a metodi di misurazione non invasivi, i ricercatori hanno identificato una serie di biomarcatori (indicatori oggettivi) capaci di quantificare la riduzione della forza e la compromissione dei vasi sanguigni microscopici. Questi strumenti permetteranno in futuro di monitorare con precisione chirurgica l’efficacia delle terapie e degli esercizi riabilitativi, andando ben oltre la semplice valutazione del respiro.

Lo studio, un progetto di rilevante interesse nazionale (Prin) finanziato dal Ministero con 240 mila euro, conferma inoltre l’efficacia delle attuali terapie farmacologiche nel prevenire i peggioramenti improvvisi, garantendo una maggiore stabilità nel tempo per i pazienti colpiti da questa patologia sistemica.