Morto Berto Blasutig, il re della gubana di Cividale. Con i suoi record fece impallidire anche la pastiera napoletana

Morto Alberto Blasutig a Cividale.

Farina, burro, uvetta, frutta secca e… tanto amore. Era questa la ricetta segreta di Berto. Ed era per questo che la sua gubana di Cividale era così buona e rinomata. Alberto Blasutig, per tutti “Berto”, è venuto a mancare all’età di 78 anni. Vinto dalle complicanze del covid, una brutta polmonite che l’ha progressivamente debilitato, rendendo necessario il ricovero all’ospedale di Udine. Lì si è spento questa notte, lontano dai familiari, come le tristi regole di questa pandemia impongono.

Il re dei record di Cividale.

Berto Blasutig era il re della gubana di Cividale. Il pasticciere dei record, l’unico che ne era riuscito a sfornare una da 103 chili. Era la sera del Capodanno del 2020, l’ultima volta che a Cividale si era potuto ripetere il rituale della gubana gigante. Una tradizione iniziata quasi per scherzo 15 anni prima e partita impastando 28 chili di quel buonissimo dolce, che è cresciuto di peso e proporzioni anno dopo anno fino a superare il ragguardevole quintale. Berto era il re indiscusso dell’evento. L’unico che aveva saputo prodigarsi nell’impresa. E che aveva acceso la competizione anche con la pastiera napoletana.

“L’ultima volta era così grande che si era dovuto far aiutare dalla Protezione civile per infornare”, racconta la signora Pia, moglie e compagna di vita del maestro dell’arte bianca. Una vita tutta tra zucchero, sale, lievito e farina, iniziata nel panificio pasticceria che fu di Catarossi in Corso Paolino d’Aquileia a Cividale quando ancora era un ragazzo. Aveva appreso tutti i segreti, la nobiltà di un lavoro antico e prezioso. Fino a rilevare l’attività con la moglie alla fine degli anni Ottanta. La signora Pia al banco, lui in laboratorio. Da prima dell’alba. Ogni giorno.

“Alle 4,30 era già qua”, raccontano i suoi affezionati dipendenti. In realtà Berto arrivava molto prima. Si svegliava alle 3 ed era alle 3 e 15, che accendeva già la luce del retrobottega, per ravvivare il lievito, iniziare le preparazioni. “Ci vuole pazienza e tanto amore”, ripeteva ai suoi collaboratori, che gli chiedevano quale fosse il segreto per fare questo lavoro per così tanti anni. Aveva avuto due figli, ma aveva lasciato che prendessero strade diverse, che seguissero le loro inclinazioni. Ma lui ha continuato a mettere dolcezza nella vita di tutti e ad aiutare in silenzio chi aveva bisogno.

Il grande cuore di Berto.

Serve il pane per la serata del volontariato? Arrivava Berto. Avanzavano dolci e brioches in bottega? Berto li regalava. Sempre in silenzio, senza farsi notare, né pretendere nulla. “Lo conoscevo fin da bambino perché l’attività di Berto e Pia era adiacente a quella dei miei genitori in Borgo San Domenico – racconta Stefano Balloch, storico sindaco della città Ducale -. Con umiltà ha sempre dato e mai chiesto, ha aperto alla comunità cividalese il suo laboratorio trasformandolo in un salotto cittadino, punto di incontro e confronto di tanti cividalesi. Ha lavorato instancabilmente tutta la sua vita e ha saputo distinguersi con iniziative che sono entrate nel cuore. Lo ricordo oggi con affetto e nostalgia dei tanti momenti condivisi con amici e la sua amata moglie Pia. A lei e ai figli le più sentite condoglianze”. Aveva una grande fede, Berto. E anche nell’ultimo giorno, mentre la malattia lo sopraffava, non aveva mai smesso di pregare. “Ecco, di avere fede, pregare e di mettere amore in quello che si fa. Questo è il più grande insegnamento che ci lascia Berto”. Parola della signora Pia in persona.

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