Insulti, se va bene; spintoni e sputi, se va male. Entrare in turno negli ospedali del Friuli Venezia Giulia significa sempre più spesso dover gestire non solo le patologie, ma anche la rabbia. Nel 2025, questa tensione è stata certificata da 563 segnalazioni ufficiali di aggressioni nelle strutture regionali: numeri che raccontano una quotidianità difficile, dove il luogo di cura si trasforma in un ambiente ostile a opera di pazienti o dei loro familiari.
In totale, nell’ultimo anno, sono stati 791 i professionisti della sanità regionale coinvolti in episodi di violenza, quasi tutti (559 su 563) all’interno del settore pubblico.
Le donne in prima linea: il 70% delle vittime
Il dato che emerge con più forza dall’analisi dell’Osservatorio nazionale (ONSEPS) riguarda l’identità di chi subisce queste aggressioni. Il 70% delle vittime sono donne, impegnate soprattutto nel ruolo di infermiere e operatrici socio-sanitarie. Si tratta di professioniste, spesso nella fascia d’età tra i 50 e i 59 anni, che si ritrovano a gestire le tensioni del sistema mentre cercano di garantire l’assistenza. I professionisti più colpiti sono gli infermieri (410 coinvolti), seguiti da operatori socio-sanitari (147) e medici-chirurghi (121).
La mappa del rischio: dai reparti al territorio
Contrariamente a quanto si possa pensare, il pericolo maggiore non si respira solo nei Pronto Soccorso, dove comunque si sono registrati 67 episodi. La criticità maggiore si riscontra nelle aree di degenza, con ben 147 casi segnalati, seguite dagli ambulatori ospedalieri con 79 denunce e dalle aree comuni con 47.
Anche la salute mentale è un fronte caldo: tra i servizi psichiatrici ospedalieri (SPDC, 35 casi) e quelli territoriali/REMS (40 casi) si superano complessivamente i 70 episodi, a cui si aggiungono le 46 aggressioni registrate nei servizi per le dipendenze.
La violenza oltre le mura dell’ospedale
Il fenomeno non si ferma ai cancelli dei presidi principali. La sicurezza è precaria anche nelle RSA e nelle residenze protette, teatro di 29 episodi, e negli ambulatori territoriali che ne hanno registrati 22.
Colpiscono inoltre le 16 aggressioni avvenute direttamente al domicilio del paziente, dove il personale si trova in una condizione di maggiore isolamento. Persino il servizio di emergenza territoriale (7 casi), la continuità assistenziale, i medici di medicina generale e i pediatri (5 casi totali) sono finiti nel mirino.
La natura del conflitto: pazienti e parenti
Nella maggior parte dei casi la violenza rimane sul piano verbale, con 483 denunce fatte di offese e minacce. Resta tuttavia alta la soglia dell’allarme per le 164 aggressioni fisiche, che includono strattonamenti e scontri diretti.
Se nella stragrande maggioranza dei casi l’aggressore è il paziente stesso, responsabile di 413 episodi, è significativo il dato riguardante i parenti e i caregiver, autori di 137 aggressioni. Sono stati inoltre registrati 13 casi che hanno coinvolto persone estranee e 33 episodi in cui la rabbia è stata sfogata contro la proprietà.
