È in aspettativa, ma per l’ospedale manca dal lavoro da 2 mesi: il caso in Friuli

La querelle tra medico e azienda sanitaria per l’aspettativa.

Un malinteso che diventa un vero e proprio caso. Accade in Friuli, dove un medico e l’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (Asfo) si trovano ora uno contro l’altra.

Tutto nasce dalla richiesta di aspettativa da parte del dottore. A ricostruire la vicenda è lo Studio Tutino da Udine, che rappresenta il professionista tramite l’avvocato Santo Tutino e il consulente del lavoro Simone Tutino.

Per motivi familiari, di ricongiungimento, viene richiesta un’aspettativa perché il compagno viene trasferito per lavoro negli States, a Las Vegas, argomentano dallo Studio Tutino. Il medico chiede aspettativa a costo zero, “facoltà – ricordano i professionisti – prevista dal nostro ordinamento che prevede solo ed esclusivamente l’astensione dal lavoro e la conservazione del posto. Non è previsto nessun esborso di denaro pubblico”.

Sempre secondo la ricostruzione dei Tutino, l’aspettativa viene inizialmente concessa per un periodo breve, poi allungata, poi prorogata fino a quando il dottore rinnova una nuova richiesta nel 2021, senza ricevere risposta o autorizzazione. “Passano i giorni e risulterebbe che il medico sia assente dal lavoro da circa due mesi, non essendo rientrato – prosegue il racconto di Santo e Simone Tutino -. Ci poniamo molte domande. L’Azienda Sanitaria, tra l’altro in piena pandemia, non sa dove si trova un suo dipendente? Per questi due mesi sono stati fatti i turni? Il primario o direttore della struttura di appartenenza aveva una data di rientro del medico? Perché non è stato azionato un procedimento disciplinare tempestivo? Questo silenzio assenso autorizza il professionista ad un nuovo periodo di aspettativa? È normale che un medico manchi da un reparto e nessuno dice o sa nulla per quasi due mesi?”.

Il dottore, peraltro, non può rientrare in Italia anche per pandemia Covid-19 essendo interrotti i voli intercontinentali. Poi ci sarebbe la quarantena. “Quel che appare certo – concludono dallo Studio Tutino – è che qualcosa non abbia funzionato sia dalla Direzione Risorse Umane, sia dalla Direzione di Reparto”.

Della vicenda sono stati interessati l’Assessore Regionale alla Sanità , il Ministero del Lavoro a Pordenone, l’Ispettorato Territoriale , la direzione dell’Ospedale per istituire una Commissione di Conciliazione presso l’Ispettorato territoriale del lavoro di Pordenone, con richiesta di convocazione in remoto, essendo il medico negli Usa.

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