La confesione di Loriano Bedin. Il movente economico e l’agguato sul pianerottolo

Avrebbe agito in un momento di “forte esasperazione” Loriano Bedin, 67 anni, reo confesso dell’omicidio dell’imprenditore Mario Ruoso, 87 anni, storico patron di TelePordenone. “Sì, sono stato io”, ha detto agli investigatori.

L’uomo è ora in stato di fermo con l’accusa di omicidio aggravato, mentre la Procura di Pordenone prosegue gli accertamenti per chiarire tutti i dettagli della vicenda.

La confessione dopo ore di interrogatorio

Bedin è stato rintracciato nella notte ad Azzano Decimo, nell’appartamento dove viveva con la compagna. Gli agenti della squadra mobile di Pordenone, coordinati dalla dirigente Giusy Valenti, lo hanno individuato intorno alle 4.15 e accompagnato in Questura.

Durante l’interrogatorio, durato circa tre ore e condotto dal pubblico ministero Federica Urban e dal procuratore capo Pietro Montrone, il 67enne inizialmente avrebbe mostrato esitazione. Di fronte al quadro indiziario raccolto dagli investigatori, però, avrebbe poi ceduto ammettendo di aver ucciso Ruoso.

Secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe dichiarato di aver agito dopo aver accumulato rabbia e tensione legate ai rapporti con l’imprenditore. Il procuratore Montrone ha spiegato che Bedin sarebbe apparso consapevole della gravità del gesto e molto provato dopo la confessione.

L’aggressione nell’attico di Porcia

Il delitto si è consumato nella mattina di mercoledì nell’attico dell’imprenditore, al settimo piano del condominio Brentella in via del Porto a Porcia. Le telecamere di sorveglianza avrebbero ripreso Bedin mentre si avvicinava all’edificio impugnando una spranga di ferro lunga circa 71 centimetri.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, una volta raggiunto il pianerottolo avrebbe atteso l’uscita dell’imprenditore dall’appartamento. Quando Ruoso stava per chiudere la porta, l’aggressore lo avrebbe colpito alle spalle facendolo cadere a terra.

La vittima avrebbe battuto il volto contro un tavolino di vetro prima di essere colpita più volte alla testa con la spranga. Gli investigatori parlano di un’aggressione violenta e improvvisa, che non avrebbe lasciato possibilità di difesa all’anziano imprenditore.

Il tentativo di far sparire le prove

Dopo l’omicidio, Bedin avrebbe cercato di liberarsi dell’arma del delitto. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la spranga sarebbe stata lanciata da una finestra del pianerottolo per poi essere recuperata e gettata nel canale Brentella.

Successivamente l’uomo si sarebbe allontanato a piedi, raggiungendo la propria auto parcheggiata a qualche isolato di distanza. Dopo aver cambiato i vestiti, quelli sporchi di sangue sarebbero stati gettati nel torrente Meduna. A incastrarlo sarebbero stati soprattutto i filmati delle telecamere di sorveglianza e i tabulati telefonici, elementi che hanno permesso agli investigatori di ricostruire gli spostamenti del sospettato.

Il possibile movente economico

Alla base dell’omicidio ci sarebbero tensioni di natura economica legate alla fase finale della società RadioTelePordenone, attualmente in liquidazione giudiziale.

Bedin aveva collaborato per anni con l’imprenditore svolgendo attività tecniche legate alla manutenzione delle apparecchiature televisive e degli impianti di trasmissione e continuava a fare piccoli lavoretti per la vittima. Gli inquirenti ritengono probabile che il delitto sia maturato all’interno di contrasti e rivendicazioni economiche emerse negli ultimi tempi. Lo stesso Bedin risulterebbe già indagato dalla scorsa estate per un incendio doloso che aveva coinvolto alcune vetture nel salone di Ruoso.

Nei prossimi giorni verrà inoltre fissata l’autopsia sul corpo di Mario Ruoso, che servirà a stabilire con precisione il numero dei colpi e le cause esatte della morte. L’esame sarà fondamentale per completare il quadro investigativo di un delitto che ha scosso profondamente la comunità pordenonese.