Dietro l’omicidio dell’imprenditore Mario Ruoso, storico patron di Telepordenone ucciso a Porcia, potrebbero esserci tensioni economiche legate al fallimento della società Radiotelepordenone Srl. È questa una delle piste su cui stanno lavorando gli inquirenti, dopo la confessione di Loriano Bedin, 67 anni, storico collaboratore dell’imprenditore.
Il procuratore capo di Pordenone Pietro Montrone ha spiegato che il delitto potrebbe essere maturato nel contesto delle difficoltà economiche emerse negli ultimi periodi di gestione dell’emittente, una situazione che avrebbe generato forti attriti tra Ruoso e il suo collaboratore.
Il crac da due milioni e i rapporti sempre più tesi
La liquidazione giudiziale di Radiotelepordenone Srl, con un passivo di circa due milioni di euro, e una serie di cessioni di beni e asset aziendali avrebbero aggravato i contrasti tra Ruoso e Bedin negli ultimi mesi. Alla fine dello scorso anno Ruoso si era rivolto direttamente alla Questura di Pordenone, presentando cinque denunce. L’imprenditore contestava alcune operazioni relative alla cessione di beni della società.
In particolare aveva segnalato la vendita del ramo d’azienda della Radiotelepordenone alla società Radio Televisioni Alfa Nord Ran Maxximun. Nell’atto di cessione Bedin risultava indicato come amministratore unico e avrebbe ceduto la radio Tpn Radio, la frequenza 105.500 MHz, oltre a materiale tecnico e arredi per un valore di circa 10mila euro. Ruoso avrebbe sostenuto di non essere mai stato informato di questa operazione e di non aver autorizzato la nomina di Bedin come amministratore.
Un’altra operazione contestata riguardava la vendita di un terreno agricolo a Torreno di Martignacco, dove in passato erano installati i ripetitori analogici dell’emittente. Il terreno sarebbe stato ceduto per circa 20mila euro all’associazione Ranetwork Italia.
Il caso della firma digitale
Tra i punti sollevati dall’imprenditore nelle denunce presentate in Questura c’era anche la vicenda della firma digitale. Ruoso avrebbe dichiarato che una chiavetta Usb contenente il dispositivo gli era stata sottratta dal Garage Venezia, la concessionaria a lui riconducibile.
Secondo la sua ricostruzione, proprio utilizzando quella firma digitale sarebbero stati effettuati alcuni atti societari, tra cui il cambio di amministratore della Radiotelepordenone e la cessione dell’autorizzazione radiotelevisiva, sempre per un importo di circa 10mila euro. Elementi che ora la Procura dovrà verificare per capire se si tratti di operazioni effettivamente autorizzate o di eventuali irregolarità.
Il passaggio di amministratore e i dubbi della curatela
La situazione societaria appare complessa anche dal punto di vista amministrativo. Ruoso risultava amministratore unico della Radiotelepordenone dal 2018 fino al 22 dicembre 2024. Il giorno successivo, secondo le visure camerali, il ruolo sarebbe stato assunto proprio da Bedin.
Tuttavia, nel libro dei verbali delle assemblee non ci sarebbe traccia formale della nomina. Il documento che attesterebbe il passaggio di incarico sarebbe contenuto in una chiavetta Usb firmata digitalmente, circostanza contestata dallo stesso Ruoso.
Sempre su supporto informatico comparirebbe anche il verbale di una assemblea dei soci del 3 marzo 2025, alla quale l’imprenditore avrebbe dichiarato di non aver mai partecipato. La curatrice della liquidazione giudiziale ha segnalato alla Procura possibili anomalie e ipotesi di distrazione di beni, condividendo con gli inquirenti i dubbi emersi durante l’analisi della situazione finanziaria della società.
Tutti questi elementi fanno ora parte dell’indagine coordinata dalla Procura di Pordenone. Gli investigatori dovranno ricostruire con precisione i passaggi societari e le operazioni finanziarie degli ultimi mesi.Secondo gli inquirenti, il clima di tensione nato attorno alla gestione della Radiotelepordenone e alle sue difficoltà economiche potrebbe aver rappresentato il contesto in cui è maturato il delitto.
