Nessuna ordinanza più leggera in Fvg per bar e ristoranti

Il presidente Fedriga si riunisce con i sindaci dei capoluoghi.

Un deciso “no” alle misure imposte dal Governo per arginare la diffusione del Covid da un lato. Ma anche l’impossibilità a varare un’ordinanza locale più elastica rispetto all’ultimo Dpcm dall’altro. È la sintesi dell’incontro in videoconferenza tra il governatore del Fvg, Massimiliano Fedriga, e i sindaci dei Comuni capoluogo. Oltre a Pietro Fontanini (Udine), Rodolfo Ziberna (Gorizia), Alessandro Ciriani (Pordenone) e Roberto Dipiazza (Trieste) ha partecipato anche il presidente di Anci Fvg, Dorino Favot.

“Le misure adottate dal governo – ha fatto notare Fedriga – penalizzano fortemente le categorie economiche e non sono risolutive a fermare la diffusione del coronavirus. Avremo contagi lo stesso nei prossimi giorni e ci sarà anche un contraccolpo non sostenibile per l’economia”. Chiaro il riferimento a titolari di bar e ristoranti, che devono chiudere alle 18, ma anche a gestori di varie attività come piscine e palestre. “Ieri ho avuto una decina di incontri con le categorie. Tutti mi hanno chiesto non denaro, ma di poter lavorare – racconta Fedriga -. In Fvg non ci sono criticità in piscine, palestre, centri benessere e ristoranti: questi settori non hanno dato un “contributo” ad aumentare contagi. Il governo ha voluto ridurre la mobilità in situazioni che reputa meno importanti, ma io non penso siano meno importanti, anzi”.

Il governatore ha fatto notare che misure di questo tipo in altri Paesi come Francia e Belgio hanno portato pochi, se non nulli, risultati nella lotta contro la pandemia. “Nessuno nega la gravità della situazione, non è affatto semplice, ma bisogna mantenere equilibrio e razionalità”. La Regione Fvg si dice disposta a collaborare con il governo: “ Dobbiamo lavorare assieme, anche mettendo da parte atteggiamenti poco collaborativi. Le Regioni hanno fatto proposte e il testo è stato firmato di notte, senza dirci nulla e senza recepire proposte enti locali”.

Sono molto preoccupato non solo dall’espansione del virus, ma anche per la tenuta sociale del Paese. Rischiamo che se non ci muoviamo assieme alla nostra popolazione, provocheremo danni lavorativi enormi e non avremo risultati nella lotta alla pandemia. Vedo una forte tensione, se salta il sistema si possono fare tutti i Dpcm, ma sarà inutile. Guai a sottovalutare l’esasperazione della popolazione. Lancio un messaggio forte al governo: se perdiamo la battaglia, abbiamo perso tutti e quando si risolverà la questione sanitaria avremo soltanto macerie” ha concluso Fedriga.

Posizione condivisa dai sindaci. Ziberna ha ricordato la “salubrità”, anche dopo i controlli, delle piscine sul suo territorio, ma anche per cinema, bar e teatri, spiegando che eliminerà il canone di locazione di novembre per le attività ospitate negli immobili comunali.

“Volevo segnalare – ha detto il sindaco di Udine, Fontanini – che l’articolo 12 del Dpcm, che contiene norme di salvaguardia, riconosce la specialità a Regioni a Statuto speciale. Io forzerei un po’. Sul nostro territorio, come fatto da province Trento e Bolzano, proporrei la chiusura dei locali alle 21. E poi, prendiamo in considerazione l’indice di contagio Rt: chi supera la soglia 1,5 dovrà adottare misure di contenimento, dove ci sono valori inferiori si potrebbe adottare maggiore elasticità nelle aperture. I sindaci possono decidere sui loro territori”.

L’ordinanza dell’Alto Adige sarà impugnata dal governo e bloccata in poche ore, per questo non ho pensato a un’iniziativa analoga – conclude Fedriga -. Per quanto riguarda la differenziazione, faccio presente che la Conferenza delle Regioni ha chiesto al governo di fare una road map con risposte specifiche ai cittadini”. La via, insomma, potrebbe essere proprio questa.

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