Il caro energia ed il calo delle commesse travolgono le imprese del Friuli, impianti fermi e cassa integrazione

La situazione nelle imprese del Friuli.

Se non erano bastati i segnali di allarme lanciati dalle Ferriere Nord e dall’Abs, negli ultimi giorni, che hanno rallentato e in alcuni casi fermato la produzione, a farci capire quanto davanti a noi si stia palesando lo spettro di una crisi ancora più pesante della pandemia, quest’oggi un’altra impresa friulana, l’Automotive Lighting di Tolmezzo, che rappresenta un’eccellenza nel settore dei fanali e della componentistica per le auto, ha annunciato la cassa integrazione di 837 dipendenti.

Colpa del drastico calo degli ordini connesso all’interruzione dell’attività di un’azienda ucraina specializzata nei cablaggi. L’azienda ha chiesto per domani un confronto con i sindacati, mentre la cassa integrazione partirà il 14 marzo e si concluderà il 9 aprile. Ma la paura, ovviamente, è che sia solo l’inizio. E che tante altre imprese, nelle prossime settimane, dovranno rivedere i piani per il 2022 e fare ricorso, in alcuni casi, agli ammortizzatori sociali.

Non è stato un calo degli ordini, ma il costo dell’energia diventato insostenibile a costringere l’Abs, invece, a fermare la produzione e a chiedere ieri la cassa integrazione per i suoi oltre mille dipendenti. E anche la Faber di Cividale, leader nella produzione di bombole e sistemi per gas, ha dovuto decidere di ridurre il ritmo di lavoro per contrastare l’impennata dei costi energetici. Preoccupazioni sono state espresse anche dai gruppi Fantoni e Pittini, mentre si fermano gli arrivi di acciaio dall’Ucraina a porto di Nogaro. Su quella che rischia di diventare una vera nuova emergenza, ha chiesto l’intervento della Regione il segretario regionale Pd Fvg Cristiano Shaurli. “Siamo in una situazione potenzialmente durissima, dalle conseguenze ancora da decifrare – ha detto -. Si lavori per coinvolgere tutti, per un confronto serrato e concreto come l’emergenza richiede, si facciano scelte nuove e coraggiose”.