Quanto costa iniziare una causa nel 2026: il contributo unificato, scaglione per scaglione

Immagine: dipinto generato con l'intelligenza artificiale

Chi inizia una causa civile paga allo Stato il contributo unificato. La cifra dipende dal valore della causa e dal grado di giudizio, e la fissa l’art. 13 del d.P.R. 115/2002.

La tabella per valore

Valore della causaPrimo gradoAppelloCassazione
fino a 1.100 €43,00 €64,50 €86,00 €
da 1.100,01 a 5.200 €98,00 €147,00 €196,00 €
da 5.200,01 a 26.000 €237,00 €355,50 €474,00 €
da 26.000,01 a 52.000 €518,00 €777,00 €1.036,00 €
da 52.000,01 a 260.000 €759,00 €1.138,50 €1.518,00 €
da 260.000,01 a 520.000 €1.214,00 €1.821,00 €2.428,00 €
oltre 520.000 €1.686,00 €2.529,00 €3.372,00 €
valore indeterminabile518,00 €777,00 €1.036,00 €

Il contributo si paga per ogni grado: in appello aumenta della metà, in cassazione raddoppia (art. 13, comma 1-bis). Per una causa di 15.000 euro sono 237,00 euro in primo grado, 355,50 in appello e 474,00 in cassazione. In più ci sono i 27 euro di anticipazione forfettaria dell’art. 30, non dovuti nelle cause di lavoro e previdenza, e in cassazione l’importo dell’imposta fissa di registrazione. Il valore si calcola senza gli interessi: conta il capitale chiesto (art. 14, comma 2).

La stessa tabella, con un calcolatore che tiene conto del procedimento, è nella pagina sugli importi del contributo unificato 2026.

Quando si paga meno

Il comma 3 dell’art. 13 dimezza il contributo per il decreto ingiuntivo e la relativa opposizione, per le convalide di sfratto e per le controversie individuali di lavoro e di pubblico impiego. Un ricorso per decreto ingiuntivo su un credito di 5.000 euro costa 49,00 euro; su 15.000 euro, 118,50.

Una causa da 3.000 euro davanti al giudice di pace paga come in tribunale, 98,00 euro. L’importo proprio riguarda solo le cause di valore indeterminabile di sua competenza esclusiva, 237,00 euro.

Nelle cause di lavoro e di previdenza pagano solo le parti con un reddito imponibile oltre il triplo della soglia del patrocinio a spese dello Stato. In cassazione queste parti versano l’importo intero del comma 1 dell’art. 13 (art. 9, comma 1-bis).

Quando si paga di più

Se chi inizia la causa non indica il proprio codice fiscale nell’atto introduttivo, il contributo aumenta della metà (art. 13, comma 3-bis): su una causa da 15.000 euro sono 118,50 euro in più.

Se un’impugnazione è respinta per intero o dichiarata inammissibile o improcedibile, chi l’ha proposta deve un ulteriore importo pari al contributo (art. 13, comma 1-quater).

Che cosa il contributo non comprende

Il contributo è solo la tassa per accedere al giudizio. Restano fuori il compenso dell’avvocato, le spese di notifica e gli eventuali consulenti. Di regola le spese le rimborsa chi perde (art. 91 c.p.c.), ma in alcuni casi il giudice può compensarle (art. 92).

Chi vuole impugnare ha un tempo stretto: se la sentenza è notificata valgono i 30 giorni, altrimenti i 6 mesi dalla pubblicazione. I dettagli sono nella pagina sul termine per l’appello civile. Scaduti, l’appello di regola non si può più proporre, salvi casi particolari come la rimessione in termini per causa non imputabile (art. 153 c.p.c.).

Da dove vengono gli importi

Le cifre sono quelle dell’art. 13 del d.P.R. 115/2002, riportate nelle pagine gratuite di Chiostro, un servizio di ricerca giuridica con l’intelligenza artificiale. Chiostro risponde dalle fonti ufficiali e vi dice quali; quando usa siti di terzi, lo dichiara.

Informazione giuridica, non consulenza: sul vostro caso sentite un avvocato.
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