Le ordinanze contro il caldo ci sono, ma nella pratica non bastano a fermare i cantieri. È la denuncia lanciata dalla Fillea Cgil del Friuli Venezia Giulia, secondo cui durante le recenti ondate di calore la maggior parte delle imprese ha continuato a lavorare nonostante temperature superiori ai 35 gradi e picchi di oltre 40 gradi percepiti.
“Non è accettabile che la decisione di sospendere o meno le attività venga lasciata, di fatto, alla discrezionalità delle singole imprese” ha affermato la segretaria regionale della Fillea, Elisabetta Faidutti. Per il sindacato, il rispetto delle scadenze nei cantieri continua troppo spesso a prevalere sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
La critica riguarda anche le deroghe previste dalle ordinanze per i lavori di pubblica utilità. Secondo la Fillea, queste eccezioni rischiano di svuotare di efficacia le misure di protezione proprio nei settori maggiormente esposti alle temperature estreme, come l’edilizia e le attività portuali. A ribadirlo sono stati anche i rappresentanti territoriali dei lavoratori per la sicurezza Moreno Rosa Uliana (Fillea) e Daniele Vatta (Filt-Cgil).
Il caso delle asfaltature a Udine
Tra gli esempi citati dal sindacato ci sono i lavori di asfaltatura in corso a Udine, proseguiti nonostante condizioni climatiche particolarmente gravose. Un caso definito «paradossale», perché proprio questo tipo di attività è considerato ad alto rischio anche con temperature inferiori ai 35 gradi.
Secondo la Fillea, le numerose segnalazioni ricevute confermano una situazione diffusa: durante le settimane più calde di fine giugno e inizio luglio molti cantieri hanno continuato regolarmente l’attività.
«Servono controlli e regole più rigide»
Per il sindacato servono interventi su due fronti. Da un lato una revisione delle norme e delle ordinanze che regolano gli stop per il caldo; dall’altro un rafforzamento dei controlli, affinché il rispetto delle misure di sicurezza non dipenda esclusivamente dalle valutazioni delle aziende.
“I cambiamenti climatici non possono più essere affrontati come un’emergenza occasionale – ha sottolineato Faidutti – ma richiedono misure strutturali che rendano effettiva la tutela della salute dei lavoratori, garantiscano il ricorso agli ammortizzatori sociali e proteggano anche le imprese dal rischio di ritardi negli appalti quando gli stop sono imposti dalle condizioni climatiche”.
Il nodo Pnrr e gli incidenti non monitorati
La Fillea evidenzia inoltre l’assenza di un sistema di monitoraggio sugli incidenti e sulle malattie professionali collegati alle alte temperature, così come mancano dati sistematici sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali legati al caldo.
A pesare, secondo il sindacato, sono anche le scadenze imposte dai cantieri finanziati con il Pnrr, che rischiano di spingere verso un’accelerazione dei lavori proprio nei periodi in cui le ore realmente lavorabili dovrebbero essere ridotte.
Per questo la richiesta è quella di una revisione complessiva di norme, regolamenti e contratti, con l’obiettivo di gestire il lavoro nei mesi estivi senza compromettere la sicurezza dei lavoratori e senza scaricare sulle imprese i costi economici degli stop dovuti alle condizioni climatiche.
Questo, precisa Faidutti, “guardando non solo ai lavoratori dell’edilizia e degli altri settori più esposti agli effetti del cambiamento climatico, come l’agricoltura, i trasporti, la logistica, la distribuzione postale, ma anche alla necessità di salvaguardare la salute di chi opera in fabbriche, scuole e luoghi di lavoro non adeguatamente climatizzati“.

