Costi in crescita e rimpatri in calo per il Cpr di Gradisca d’Isonzo. Nel 2025 la spesa complessiva per la gestione e la manutenzione della struttura ha raggiunto 3,16 milioni di euro, con un aumento del 3,3% rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo, i rimpatri sono scesi da 278 a 205, con una diminuzione del 26,3%. Gradisca è il centro italiano con i costi di gestione più alti e il secondo per spesa complessiva.
I dati emergono dal rapporto Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025, realizzato da ActionAid Italia e dal Dipartimento di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, attraverso la piattaforma open data Trattenuti. L’analisi si basa sui dati ottenuti da Ministeri, Prefetture e Questure e ricostruisce funzionamento, costi ed esiti del sistema.
Nel 2025 il Cpr ha registrato 606 ingressi, contro i 656 del 2024, con un calo del 7,6%. Il rapporto tra rimpatri e ingressi è passato dal 42,4% al 33,8%.
Cpr di Gradisca, quanto costa la struttura
Nel dettaglio, nel 2025 la gestione del centro è costata 2.323.433,30 euro. A questa cifra si aggiungono 180mila euro per la manutenzione ordinaria e 652.984,31 euro per quella straordinaria, per una spesa complessiva di 3.156.417,61 euro, contro circa 3,06 milioni nel 2024.
La sola spesa di gestione è aumentata del 27,5% rispetto all’anno precedente. Considerando invece anche la manutenzione, Gradisca è seconda in Italia per spesa complessiva, alle spalle del Cpr di Palazzo San Gervasio, in Basilicata, che nel 2025 ha superato i 4 milioni di euro.
Nel periodo compreso tra il 2020 e il 2025, la spesa complessiva per il Cpr di Gradisca ha raggiunto almeno 11,89 milioni di euro.
Il rapporto tra i costi di gestione e manutenzione e il numero dei rimpatri è passato da circa 10.992 euro nel 2024 a 15.397 euro nel 2025, con un aumento del 40,1%. Il calcolo, come precisato nel rapporto, esclude i costi accessori e quelli relativi alle operazioni di rimpatrio.
I dati nazionali sui Cpr
Nel 2025, nei centri considerati dal rapporto, sono stati registrati complessivamente 6.835 ingressi e 1.732 rimpatri, pari al 25,3% degli ingressi.
Nello stesso anno, il totale dei rimpatri forzati dall’Italia è stato di 4.784 persone. Di queste, 3.052, pari al 63,8%, sono state rimpatriate senza un precedente trattenimento in un Cpr.
Rispetto al 2022, i rimpatri effettuati dopo il trattenimento nei centri sono diminuiti del 45,1%, mentre il totale dei rimpatri forzati è aumentato del 22,2%.
A Gradisca aumentano le uscite senza rimpatrio
Nel 2025 sono state 75 le persone uscite dal Cpr di Gradisca per mancata convalida o mancata proroga del trattenimento, contro le 52 del 2024. L’aumento è del 44,2% e queste uscite rappresentano il 12,4% degli ingressi registrati nel centro.
Dei 205 rimpatri effettuati nel 2025, 144 sono avvenuti con voli charter, 43 con scorta e 18 senza scorta. Sono diminuiti anche i rimpatri verso la Tunisia, passati da 162 nel 2024 a 57 nel 2025, con un calo del 64,8%.
Nel corso dell’anno sono entrati nel centro 204 richiedenti asilo, pari al 33,7% degli ingressi, contro il 40,1% registrato a livello nazionale. Di questi, 68 erano già richiedenti asilo al momento dell’ingresso, mentre altri 136 hanno presentato domanda durante il trattenimento. Altre 106 persone provenivano dal carcere, pari al 17,5% degli ingressi, rispetto al 16,2% registrato a livello nazionale.
Le condizioni di permanenza nel centro
Secondo quanto riportato da ActionAid, nel verbale dell’ispezione effettuata nel luglio 2025 dalla Prefettura di Gorizia, tra le criticità rilevate nel Cpr di Gradisca d’Isonzo figurano le docce prive di divisori, l’assenza di spazi separati e la somministrazione dei pasti nelle celle, indicata nel verbale con la motivazione “per motivi di sicurezza”.
Il documento descrive anche le possibilità di accesso agli spazi all’aperto: le cosiddette “vasche”, aree esterne alle stanze delimitate da grate, e il campo sportivo, utilizzabile al massimo una volta alla settimana da gruppi di non più di dieci persone. Il tempo quotidiano trascorso all’aperto era limitato a 40 minuti.
Durante l’ispezione erano state inoltre rilevate 22 persone con esigenze particolari, di cui tre seguite dai servizi di salute mentale e 19 dai servizi per le dipendenze. Nel 2024 e nel 2025 la Prefettura di Gorizia aveva effettuato una visita in presenza all’anno.
ActionAid riporta infine i cinque tentativi di suicidio per impiccamento avvenuti tra il 4 e l’11 maggio 2026. Secondo la relazione straordinaria del garante comunale, le cinque persone coinvolte sono state successivamente dimesse dal centro per incompatibilità psichiatrica con il regime restrittivo.
Le critiche di ActionAid
Le criticità del Cpr di Gradisca sono al centro delle parole di Fabrizio Coresi, esperto di ActionAid: “A Gradisca si continuano a spendere milioni per rinchiudere persone in condizioni inumane, mentre i rimpatri diminuiscono“, afferma, ricordando i cinque tentativi di suicidio avvenuti in una settimana nel maggio 2026. Coresi definisce questi episodi un “costo umano intollerabile” e richiama la nocività dei centri, riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità, oltre alla decisione del Consiglio di Stato che ha ritenuto insufficienti le misure per la tutela psicofisica delle persone trattenute e la prevenzione del rischio di autolesionismo e suicidio.
“La responsabilità politica è di chi continua a finanziare e difendere questo sistema”, afferma, concludendo con una domanda: “Quanta sofferenza deve ancora produrre il CPR di Gradisca perché si decida di chiuderlo?“.
Sul piano dell‘efficacia dei rimpatri, Giuseppe Campesi, docente dell’Università di Bari e responsabile scientifico del rapporto, richiama invece il tema della legittimità della detenzione amministrativa: “Se la privazione della libertà non produce un beneficio esecutivo aggiuntivo, il problema non è più soltanto di efficienza: diventa un problema di necessità, proporzionalità e quindi di legittimità”.
Nel rapporto trova spazio anche l’appello dell’attore Richard Gere, che invita a ripensare la gestione delle migrazioni nel rispetto dei diritti fondamentali: “La migrazione può essere gestita senza condizioni disumane, senza indebolire il diritto di chiedere asilo e senza trattare i diritti umani come ostacoli”. Il suo messaggio si chiude con un richiamo alla comune umanità: “Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo”.

