L’industria del Friuli vede la ripresa, aumenta la fiducia per il 2023

I dati dell’industria del Friuli Venezia Giulia.

Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina e l’aumento di gas ed elettricità, ma l’industria del Friuli Venezia Giulia resiste e, anzi, vede una ripresa per il 2023.

A dirlo sono i dati dell’indagine trimestrale di Confindustria FVG elaborati dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine secondo i quali negli ultimi tre mesi del 2022 è proseguito il calo produttivo rispetto all’anno precedente, ma con minore intensità rispetto a quanto ci si attendeva.

Nel quarto trimestre 2022 la produzione industriale regionale è diminuita del 2,9% rispetto allo stesso trimestre del 2021 ed è, inaspettatamente, cresciuta del 10,7% rispetto ai tre mesi precedenti. Il 2022 si era aperto con un semestre positivo (+ 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) evidenziando la buona tenuta del comparto manifatturiero, per poi subire gli effetti nel secondo semestre costi energetici e dell’incertezza a seguito del conflitto in Ucraina (segnando un -4,4% tendenziale). Nel trimestre ottobre-dicembre dello scorso anno il calo sullo stesso periodo del 2021 (-2,9%) è stato però inferiore rispetto a quello registrato nel trimestre estivo (-5,9% la variazione tendenziale).

Migliora anche la dinamica del portafoglio ordini negli ultimi tre mesi del 2022: +3,1% rispetto all’anno precedente e +7,3% rispetto al terzo trimestre. Segnali incoraggianti anche riguardo l’utilizzo degli impianti produttivi, con un tasso salito dal 77,5% del terzo trimestre al 78,9% del quarto trimestre.

Per quanto riguarda i singoli comparti sono in ripresa l’industria meccanica (nel quarto trimestre 2022 +2,3% rispetto allo stesso trimestre 2021) e quella alimentare (+6,2%), mentre risultano in flessione i settori della siderurgia (-7,6%), legno e mobile (-15,3%), carta (-10,2%), chimica (-4,6%), gomma e plastica (-2,3%). Anche le imprese sono più ottimiste per il 2023: il 15% prevede un aumento della produzione contro un solo 4% che stima un calo. Nel terzo trimestre gli ottimisti erano solo il 5% e i pessimisti il 36%.

Rimangono però alcuni elementi di incertezza, legati alla cancellazione del Superbonus (con il comparto costruzioni che sta rallentando) e all’inflazione che continuerà a erodere i consumi. Di positivo, invece, ci sono i dati sull’occupazione (che non è stata erosa come nelle precedenti recessioni, ma è addirittura aumentata superando i livelli precovid, con una crescita anche delle assunzioni a tempo indeterminato); e la diminuzione del prezzo del gas.

“I cicli economici sono normalmente caratterizzati da una fase di ripresa, espansione, seguita dal rallentamento, la cui entità è definita da molteplici fattori – ha commentato il presidente reggente di Confindustria Fvg Gianpietro Benedetti -. Alla fase di depressione causata dal Covid-19 è seguita la ripresa, continuata nonostante il tema energetico. Oggi probabilmente siamo in espansione. Espansione supportata anche dagli investimenti per ridurre le emissioni di CO2, dal PNRR e dal riassetto geopolitico. Ne consegue che per i prossimi 2 / 4 anni, l’economia dovrebbe rimanere positiva a meno di stravolgimenti geopolitici, al momento non prevedibili”.