Liste d’attesa nella sanità, i numeri del Friuli: ortopedia maglia nera

Liste d’attesa nella sanità in Friuli Venezia Giulia.

Le liste d’attesa della sanità restano l’emergenza numero uno della sanità italiana, e il Friuli Venezia Giulia presenta luci e ombre. I nuovi dati della Piattaforma nazionale voluta dal ministero della Salute e presentati da Orazio Schillaci, come sottolinea Il Sole 24 Ore fotografano un Paese ancora spaccato in due: Nord mediamente più performante, Sud in affanno, con punte che superano gli 800 giorni per alcuni esami diagnostici.

In questo quadro il Friuli Venezia Giulia si colloca in una posizione intermedia: lontano dalle criticità estreme di Puglia e Abruzzo, ma con un campanello d’allarme che riguarda in particolare le visite ortopediche.

Il dato che preoccupa: ortopedia in “alert”.

Secondo i numeri relativi al 2025, per la prima visita ortopedica il Friuli Venezia Giulia registra una quota di ritardi gravi (“alert”) pari al 47%, la più alta tra le Regioni per questa prestazione.

Nel dettaglio, tra le strutture segnalate compare anche l’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, con tempi medi che superano ampiamente i limiti previsti per le prestazioni programmabili (120 giorni, in alcune Regioni 180). Il dato percentuale non indica solo il superamento dei tempi massimi, ma “pesa” la gravità del ritardo in relazione alla priorità clinica prescritta dal medico.

Il confronto con il resto d’Italia.

Mentre in regioni come il Veneto gli “alert” sono ridotti al minimo (3% per la colonscopia, 1% per la visita cardiologica), nel Mezzogiorno si toccano livelli ben più critici. In Puglia, ad esempio, alcune strutture superano l’80% di ritardi gravi su diverse prestazioni.

Il Friuli Venezia Giulia, al contrario, non compare tra le Regioni con le peggiori performance per esami come colonscopia, gastroscopia o Tac torace. Questo indica un sistema che, pur sotto pressione, mantiene una tenuta complessiva migliore rispetto alle aree più in difficoltà.

Ma il dato sull’ortopedia suggerisce un nodo organizzativo specifico, probabilmente legato all’elevata domanda (invecchiamento della popolazione, patologie degenerative) e alla carenza di specialisti.

Intramoenia: il divario tra pubblico e pagamento.

Un elemento che emerge con forza dal monitoraggio nazionale è il confronto tra attesa nel Servizio sanitario e libera professione intramoenia. Laddove nel pubblico si attendono mesi, spesso pagando si ottiene la prestazione in pochi giorni.

Il ministro Schillaci ha ribadito che l’intramoenia non può superare l’attività garantita dal Ssn e che spetta ai direttori generali vigilare, arrivando se necessario alla sospensione. Inoltre, la normativa prevede che, in caso di superamento dei tempi massimi, il cittadino possa ottenere la prestazione in intramoenia pagando solo il ticket. Una possibilità ancora poco conosciuta e applicata in modo disomogeneo.

Sei milioni di rinunce in Italia.

A livello nazionale il fenomeno è imponente: circa sei milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi, soprattutto a causa delle liste d’attesa. Un dato che pesa anche in una Regione di dimensioni contenute come il Friuli Venezia Giulia, dove il rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario è sempre stato uno dei punti di forza.