Il Friuli Venezia Giulia recupera terreno sul fronte delle liste d’attesa sanitarie, ma per le prime visite specialistiche resta ancora tra le regioni con le maggiori difficoltà nel rispettare i tempi massimi previsti. È quanto emerge dal primo Bollettino sulle liste d’attesa pubblicato da Agenas, con i dati aggiornati al 30 giugno 2026.
Nel confronto con il primo semestre del 2025 migliorano sia le visite specialistiche sia gli accertamenti diagnostici. La situazione regionale rimane però distante dalla media italiana, soprattutto per quanto riguarda le prime visite.
Prime visite, rispettati i tempi nel 67,9% dei casi
Nei primi sei mesi del 2026, in Friuli Venezia Giulia, il 67,9% delle prime visite è stato prenotato rispettando i tempi massimi stabiliti dalla classe di priorità indicata sulla prescrizione.
Il dato rappresenta un miglioramento di 4,6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025, quando la percentuale si era fermata al 63,3%. Nonostante il recupero, il Friuli Venezia Giulia rimane tra le cinque realtà italiane con un risultato inferiore al 70%, insieme a Provincia autonoma di Trento, Puglia, Umbria e Sardegna.
La distanza dalla media nazionale resta significativa: in Italia, nel primo semestre del 2026, il rispetto dei tempi per le prime visite ha raggiunto il 78,5%, contro il 76,4% dell’anno precedente. Il divario del Friuli Venezia Giulia rispetto alla media nazionale è dunque di 10,6 punti percentuali, anche se si è ridotto rispetto al 2025.
Esami diagnostici, superata la soglia dell’80%
Il quadro è più favorevole per gli esami diagnostici. In questo settore il Friuli Venezia Giulia è passato dal 76,1% del primo semestre 2025 all’80,4% del 2026, con un aumento di 4,3 punti percentuali.
La regione supera così la soglia dell’80%, pur restando al di sotto della media nazionale, che si attesta all’84,6%. Anche in questo caso, tuttavia, la distanza dal dato italiano si è ridotta: da 6,7 a 4,2 punti percentuali. Il monitoraggio prende in considerazione le prestazioni erogate secondo le quattro classi di priorità: urgente, da garantire entro tre giorni; breve, entro dieci giorni; differita, entro 30 o 60 giorni a seconda della prestazione; programmata, entro 120 giorni.
In Italia crescono prenotazioni e prestazioni nei tempi
A livello nazionale, nel primo semestre del 2026 sono state registrate quasi 15 milioni di prenotazioni, contro i 13,3 milioni dello stesso periodo del 2025. Nel dettaglio, si contano circa 8,4 milioni di prime visite e 6,6 milioni di esami diagnostici.
Per le prime visite, 6,6 milioni di prenotazioni sono state garantite entro le soglie previste, 757 mila in più rispetto all’anno precedente. Gli esami diagnostici effettuati nei tempi sono invece saliti da 4,7 a 5,5 milioni, con un incremento di 867 mila prestazioni. Crescono anche gli appuntamenti fissati durante il fine settimana: le prenotazioni per visite ed esami da effettuare il sabato o la domenica sono passate da 330 mila a 357 mila.
Il confronto tra le regioni
Il Bollettino di Agenas evidenzia differenze ancora molto ampie tra le diverse regioni italiane. Per quanto riguarda le prime visite, il dato migliore è quello della Basilicata, dove il 98,9% delle prenotazioni rispetta i tempi previsti. Seguono le Marche con il 94,5%, il Lazio con il 91,6% e il Veneto con il 91,5%.
Le percentuali più basse si registrano invece nella Provincia autonoma di Trento, ferma al 54,7%, in Puglia al 55,7%, in Umbria al 63,7% e in Sardegna al 64,1%. Il Friuli Venezia Giulia, con il suo 67,9%, si colloca dunque nella parte bassa della graduatoria, pur mostrando un miglioramento rispetto al 2025.
Tra le regioni che hanno recuperato maggiormente spiccano la Liguria, passata dal 63,2% all’82,9%, e la Lombardia, salita dal 72,3% all’81,8%. Peggiorano invece, tra le altre, Abruzzo, Sicilia, Sardegna e Provincia autonoma di Trento.
Il quadro cambia parzialmente per gli esami diagnostici. In questo caso guida il Veneto con il 97,1%, seguito da Campania con il 96%, Basilicata con il 94,6% e Marche con il 92,4%. In fondo alla classifica si trovano l’Umbria con il 62%, la Puglia con il 63,5% e l’Abruzzo con il 65,3%. Il Friuli Venezia Giulia, con l’80,4%, supera la soglia dell’80% e si lascia alle spalle diverse regioni, tra cui Sardegna, Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Sicilia, Valle d’Aosta, Abruzzo, Puglia e Umbria.
