“Cani e gatti non vanno d’accordo!” e altri luoghi comuni da sfatare sugli animali

I luoghi comuni sugli animali.

Oggi, parliamo di alcuni luoghi comuni sugli animali difficili da eliminare che riguardano i nostri amici a quattro zampe. A darci chiarezza, la veterinaria Francesca Venuti assieme ad una volontaria del rifugio Gruppo Ambiente Odv di via Bugatto 1 a Ronchi dei Legionari, Serena Storni, che ci darà anche un’idea di cosa vuol dire realmente occuparsi di cuccioli ed adulti in cerca di adozione:

Tra i vari luoghi comuni che circolano oggigiorno c’è quello che afferma che ‘le adozioni sono diventate lunghe e complesse’. É davvero così?

Serena: In realtà le adozioni non sono né lunghe né complesse. Dobbiamo metterci nei panni dell’animale e capire che questo essere non sa nulla di noi, non sa cosa succederà e per questo è doveroso e rispettoso nei suoi confronti farci conoscere. Di solito la tempistica può dipendere dall’empatia tra animale e persona. C’è ancora la mentalità di venire, scegliere in base alla ‘bellezza’ ed andare via: se un’adozione si definisce ‘lunga’ perché non si fa così allora sì, lo è. Sempre più associazioni adottano un percorso di ‘adozione consapevole’ per evitare stress e shock all’animale ma anche per evitare un ritorno dello stesso in struttura. Molte volte, difatti, fermandosi appunto all’estetica, le persone non conoscono il gatto o cane di turno ed una volta a casa, scoprono dei lati dell’animale che a loro non piacciono abbastanza e lo riportano in struttura. Ciò non è rispettoso, né per loro né per noi volontari che ci prendiamo cura di essi per anni e che li vediamo arrivare, a volte, in pessime condizioni. Dobbiamo loro questo rispetto.

Alcuni fanno riferimento a vaccini e microchip obbligatori a proprie spese..e contro la loro volontà…

Serena: Non è proprio corretto. L’obbligo è sì una condizione di molti canili e gattili, come il nostro. In generale però gli animali sono comunque già microchippati quindi non c’è nessun obbligo futuro né spesa. La vaccinazione in struttura è anch’essa d’obbligo ed effettuata da noi perché un rifugio con tanti animali deve preservare la salute di tutti quindi rispettare determinati iter sanitari. Una volta andati in famiglia non c’è , quindi, nessuna imposizione. Se il gatto esce, però, i vaccini sono assolutamente utili per tutelare il gatto stesso e gli altri.

Possiamo perciò sfatare anche la credenza di trovare nei rifugi animali più deboli e non controllati..

Serena: Come detto, al loro arrivo eseguiamo immediatamente un iter sanitario: in primis un controllo veterinario conoscitivo e subito il primo vaccino. Poi, il richiamo. Per quanto riguarda il gatto, nel periodo iniziale, non viene inserito con gli altri ma si troverà in una stanza degenza o quarantena per un periodo sufficiente per arrivare al richiamo del vaccino e quindi ad un controllo generale della sua salute. Nei tempi successivi verranno fatti periodicamente altri controlli.

Ovviamente se ci sono dei problemi già prima, il gatto viene portato subito dal veterinario. Per il cane la situazione è similare ma non viene messo in quarantena perché già nel suo box singolo. Anche qui provvediamo ad una visita generale e al vaccino. Se invece arriva da una famiglia, provvederemo solo a rinnovare il vaccino alla sua scadenza, ovviamente. Per entrambi (cani e gatti) prevediamo il microchip in quanto vogliamo che sia sempre possibile ritrovare l’animale.

Pitbull e dobermann: per i primi a volte c’è diffidenza in quanto considerati da alcuni pericolosi ed ingestibili; per i secondi c’è timore per la storia del restringimento fantomatico della loro scatola cranica che andrebbe a provocare momenti di ‘pazzia improvvisa’. Quanto c’è di vero in tutto questo?

Serena: Ogni cane ha una sua personalità quindi certe razze hanno avuto nel passato una selezione genetica e molte specie sono state create dall’uomo per determinati scopi. Per quanto riguarda i pitbull (nati dall’incrocio tra Molossi e Terrier – cani da caccia- ed utilizzati in passato in combattimenti tra simili), c’è questo ‘alone’ che gira attorno a loro ma in realtà non ce n’è uno uguale all’altro. Quando l’animale instaura un rapporto di relazione sano ed equilibrato con il padrone, nessun cane è pericoloso. Tutto sta, quindi, nel modo in cui vengono educati ed addestrati.

Francesca: Confermo. Ci sono pitbull dolcissimi e ad oggi, anche il loro carattere è stato in un certo modo modificato e rispetto ai suoi antenati può risultare più docile. Il pitbull è sicuramente un cane affettuoso, molto intelligente perché molto riflessivo, valuta e poi agisce. Può avere una certa aggressività nei confronti dei suoi simili (ad esempio, a volte, il maschio crea una certa rivalità con gli altri maschi dominanti). Nei confronti dell’uomo è molto equilibrato e buono, in particolar modo del proprietario. Non è un cane da giardino da abbandonare a sé stesso, né, ovviamente, un ‘cane da divano’: ha bisogno di sfogarsi e andare in giro e non restare da solo (come tutti i cani, d’altronde). Dopo una bella corsa, diventa anche adatto ad essere un cane di appartamento.

Serena: Per quanto riguarda i dobermann, la storia che circolava su di loro diceva che andava ad aumentare la loro scatola cranica fino ad indurli alla pazzia. Niente di più falso, in quanto, anche a livello scientifico, abbiamo delle spiegazioni: man mano che il dobermann cresce il cervello diminuisce di dimensioni a causa di un’atrofia dovuta alla morte di alcune cellule cerebrali che comunque è una cosa comune in tutti i cani e nell’uomo. La scatola cranica resta invece invariata di dimensioni, al massimo diventa più fragile, soprattutto quando il cane si avvicina alla vecchiaia, quindi questa compressione del cervello non si verifica. Tra l’altro, se fosse così, provocherebbe anche altre problemi a livello motorio e sensoriale e non solo di quel tipo. Poi l’età della crescita si ferma a due anni quindi è praticamente impossibile che, in età adulta, una specifica parte dell’organismo si metta a crescere a discapito di un’altra. Il dobermann è poi una razza di cani molto pacifica e anzi, si lega molto alla famiglia. Impegnativa da controllare perché di grandi dimensioni, ma anche molto curiosa e giocherellona, affettuosa ed attenta nei confronti del proprietario.

Per l’adozione di cani anziani c’è qualche possibilità di aiuto economico in Italia? Sono i cani che hanno più bisogno d’affetto ma non per questo si deve pensare che siano automaticamente di salute più debole, giusto?

Serena: In Italia attualmente è possibile fare detrazione fiscale raccogliendo le fatture ma la legge non considera ancora gli animali degli esseri senzienti quindi siamo abbastanza indietro. Bisogna impegnarsi per aiutare gli animali con petizioni e raccolte firme dando la considerazione che spetta a loro e a chi vuole aiutarli.

I cani anziani non per forza devono avere problemi di salute. Personalmente ho adottato ‘Lady’ che aveva già 9 anni e al momento sta bene per fortuna. Non è quindi sempre detto ci siano delle problematiche. Anzi, hanno tanto bisogno di una famiglia in quanto la vita nei box è dura, indipendentemente dalle condizioni, e manca loro la socialità e lo stare in compagnia.

A quanti mesi possono essere dati via i cuccioli? Cosa comporta allontanarli troppo presto dalla mamma?

La fase cucciolo è molto importante. Fondamentale, direi. Per questo è importante che sia osservato il più possibile un corretto svezzamento che, mediamente, sia per i cani che per i gatti, può essere dopo le 6-8 settimane (preferibilmente otto). Prima, è importante che i cuccioli stiano il più possibile con la mamma ed i loro fratelli e sorelle in quanto ciò aiuta alla socialità. La mamma insegna tantissimo e anche tra piccoli imparano molte cose, ad esempio quando stare al proprio posto. Cuccioli privati di ciò, successivamente possono avere delle difficoltà nella socialità o nell’interagire con altri animali.

“Ho dei gatti, non posso prendere un cane!” o viceversa: è davvero così?

“Quasi mai corrisponde al vero, anzi: molti dormono e giocano insieme. Ovviamente, si tratta di rispettare anche le tempistiche dell’altro. Ad esempio, se abbiamo già in casa un cane e vogliamo inserire un gatto adulto è importante fare un inserimento in famiglia corretto, nel rispetto di chi già vive nella famiglia e di chi ci arriva. Diversi cani di canile che dimostrano un atteggiamento ostile verso i gatti, inoltre, una volta a casa possono cambiare totalmente atteggiamento. Quando vedono e sentono che le risorse (spazio, cibo, attenzioni ecc.) sono sufficienti per tutti, non si sentono in pericolo e non vedono l’altro come un nemico. Sanno, invece, che possono condividere ciò che c’è perché ce n’è abbastanza per tutti.

Gravidanza e sterilizzazione: molti tendono a sterilizzare o castrare i cuccioli troppo presto causando delle problematiche future; altri, al contrario, tendono a non sterilizzare le femmine con la credenza che l’animale ha bisogno di avere almeno una gravidanza per non incorrere in problematiche tumorali. Cosa c’è di vero e come si dovrebbe agire per non causare problematiche future? Infine, perché è così importante la sterilizzazione nel mondo felino?

Francesca: Ci sono due linee di pensiero: chi sterilizza le cagne prima del primo calore, chi subito dopo. In realtà l’età giusta sarebbe attorno l’anno/anno e mezzo perché ogni calore va a liberare degli ormoni (estrogeni) che vanno poi a colpire i recettori delle mammelle, aumentando il rischio dei tumori mammari. Il rischio c’è anche per i tumori all’utero in quanto possono crearsi più facilmente delle infezioni (piometra). La cucciolata di per sé non serve ad evitare i tumori ma è anche vero che dopo i primi due mesi dal calore c’è il rischio di incorrere in una gravidanza isterica. Ciò vale sia per cani che per gatti, anche se ovviamente i tumori sono più frequenti nelle cagne perché le gatte vengono solitamente sterilizzate presto, attorno ai sette mesi.

In America si usa sterilizzare molto presto, ma io consiglio di aspettare il primo calore perché in questo modo l’animale ha la possibilità di diventare adulto e di svilupparsi in modo corretto. Va inoltre a perdere le sembianze di cucciolo e a crescere anche dal punto di vista psichico. Per chi, invece, ha degli allevamenti, consiglio di aspettare anche il terzo calore, in quanto la mamma sarà più matura e con un senso materno più sviluppato.

Serena: Per quanto riguarda la sterilizzazione dei gatti (che non porta necessariamente ad un aumento di peso come si crede, se il gatto è tenuto bene e con stimoli adeguati in casa; né a cambiamenti di carattere ma semplicemente va a risolvere problemi comportamentali d’aggressività e di calore; inoltre, protegge, come detto, da tumori e malattie infettive come FI, FeLV e FIP), mi permetto poi di fare un esempio: poco tempo fa, sono arrivati in struttura altri micini in pessime condizioni e questo porta alla sofferenza di tanti animali che la gran parte delle volte non riescono a sopravvivere. E un discorso importantissimo perché c’è una sorta di ipocrisia a non voler affrontare delle responsabilità e delegarle agli animali che devono arrangiarsi. Di conseguenza, le associazioni sopperiscono ad intervenire sui territori per aiutare gli animali in difficoltà, randagi e non, o per aiutare famiglie che non sanno affrontare la nascita dei cuccioli o nei casi di abbandono (nelle nostre parti soprattutto di gatti). È un fenomeno sommerso perché sembra che vada abbastanza bene ma in realtà non è così. Questa estate sono arrivati tantissimi gattini e ne sono morti molti. È un discorso di responsabilità verso esseri viventi che vivono con noi in questa terra. Nascondersi dietro filosofie come ‘è naturale’ non ha più senso perché in realtà gli animali non hanno più il loro habitat naturale, noi umani glielo abbiamo rovinato e invaso. Di conseguenza, non hanno più la possibilità di preservarsi. Le gattine di solito rimangono incinte molto giovani e non riescono a partorire e muoiono. Delegare agli altri è più comodo ma è importante responsabilizzare tutti. Le associazioni, oltre ad essere colpite anche dal lato umano nel vedere certe situazioni, vivono praticamente solo con le donazioni in quanto arriva molto poco dalle istituzioni. Per questo motivo la popolazione deve rendersi conto di ciò e responsabilizzarsi, magari aiutandoci anche nel farci sentire dalle istituzioni, in modo che si prendano l’onere di aiutare e prendere atto di dover regolamentare e fare delle leggi giuste.