Un passo avanti per restituire un nome e una storia alle persone morte senza identità. In Friuli Venezia Giulia sono 13 i cadaveri ancora non identificati e ora, grazie a un nuovo accordo tra istituzioni, sarà possibile avviare un percorso basato sull’analisi del Dna per cercare di risalire alla loro identità.
Il protocollo d’intesa è stato sottoscritto a Trieste dalle Prefetture del Friuli Venezia Giulia, dalle Procure della Repubblica coordinate dal procuratore generale presso la Corte d’Appello, dalla Regione, dalle Università di Trieste e Udine, dal Comune di Trieste come capofila delle amministrazioni municipali e dall’Anci Fvg.
Un accordo per dare un nome ai morti senza identità
La firma del documento rappresenta una novità per il territorio regionale, dove finora non esisteva un sistema strutturato per affrontare questi casi. L’incontro è stato presieduto dal commissario del Governo e prefetto di Trieste Giuseppe Petronzi.
“È una condizione di civiltà che prima in Friuli Venezia Giulia non esisteva”, ha dichiarato l’assessore regionale alla Salute, Politiche sociali e Disabilità con delega alla Protezione civile Riccardo Riccardi, sottolineando come il risultato sia stato possibile grazie “all’iniziativa del prefetto Petronzi e alla collaborazione di tutte le forze istituzionali a partire dalla Magistratura”.
In Fvg 13 cadaveri ancora da identificare
A livello nazionale sono circa 900 i cadaveri senza nome presenti nella banca dati delle persone non identificate. In Friuli Venezia Giulia i casi sono 13, come spiegato dal commissario del Governo per le persone scomparse Saverio Ordine, intervenuto in videocollegamento.
Grazie al protocollo regionale appena sottoscritto, i corpi senza identità potranno essere sottoposti al prelievo di un campione biologico, utile per la successiva profilazione genetica e per il confronto con la banca dati nazionale del Dna.
Il percorso prevede anche l’incrocio dei risultati genetici con altre informazioni disponibili, come i dati raccolti dai familiari o quelli relativi alla persona scomparsa prima della morte. Un ruolo centrale sarà svolto dalle Università di Trieste e Udine, coinvolte nell’accordo, insieme alle strutture sanitarie regionali.
“La determinazione precisa dell’identità del deceduto senza nome non potrà lenire il dolore dei familiari – ha aggiunto Riccardi – ma almeno offrirà delle certezze su ciò che è accaduto”. L’obiettivo del protocollo è proprio questo: trasformare quei numeri in persone, restituendo un’identità a chi, fino a oggi, è rimasto senza nome.

