In dieci anni i negozi di vicinato sono calati dell’11,3%.
I negozi di vicinato in Friuli Venezia Giulia continuano a diminuire. Tra il 2015 e il 2025 le attività di prossimità sono calate dell’11,3%, con 2.521 esercizi commerciali in meno. A fotografare la trasformazione è l’Osservatorio reciprocità e commercio locale di Nomisma, che evidenzia un cambiamento profondo del tessuto economico urbano e dei servizi presenti nei centri cittadini e nei paesi.
Il dato più pesante, in termini percentuali, riguarda Trieste, dove la flessione è stata del 15,3%, pari a 733 negozi in meno. In calo anche Gorizia, che ha perso 360 esercizi commerciali, con una riduzione del 13,2%. Seguono Udine, con 1.100 attività in meno e un calo dell’11,2%, e Pordenone, dove la diminuzione è stata più contenuta ma comunque significativa: 328 negozi in meno, pari al 7,2%.
Meno negozi, ma più addetti
Il quadro, però, non è fatto solo di chiusure. Nello stesso periodo, infatti, gli addetti impiegati nei negozi di prossimità del Friuli Venezia Giulia sono aumentati di circa 8.700 unità, con una crescita del 18%. Nel 2025 risultano 56.687 le persone occupate nel settore.
L’incremento più marcato si registra in provincia di Udine, con un aumento del 19,6%, seguita da Gorizia con il 18,4%. Crescono anche Pordenone, con un +16,8%, e Trieste, con un +16%. Un dato che racconta una doppia dinamica: da un lato la riduzione del numero di attività, dall’altro una maggiore concentrazione occupazionale nelle imprese rimaste attive o nei comparti in espansione.
Commercio tradizionale in difficoltà, cresce la ristorazione
A soffrire maggiormente è il commercio di prossimità più tradizionale. Le perdite riguardano in particolare i settori della cultura e dello svago, del tessile, dell’abbigliamento e degli accessori. In difficoltà anche comparti storici come ferramenta, gioiellerie e alimentari, attività che per anni hanno rappresentato un presidio economico e sociale nei quartieri e nei piccoli centri.
In controtendenza, invece, la ristorazione, che si conferma il comparto più dinamico. Il settore continua a espandersi e contribuisce a modificare il volto delle vie commerciali, sempre più caratterizzate da pubblici esercizi rispetto ai negozi tradizionali.
Per le imprese che sono riuscite a restare sul mercato, il dato economico è comunque positivo: tra il 2015 e il 2024 i ricavi in Friuli Venezia Giulia sono aumentati in media del 31%.
Prezzi dei negozi in calo, tranne che a Udine
Il cambiamento del commercio locale si riflette anche sul mercato immobiliare. Tra il 2015 e il 2025 i prezzi di compravendita dei negozi in Friuli Venezia Giulia sono diminuiti in media del 6,2%. L’unica eccezione è Udine, dove si registra un aumento del 3,2%.
La flessione più marcata riguarda Trieste, con un calo del 30,6%. Seguono Gorizia, dove i valori sono scesi del 25,8%, e Pordenone, con una diminuzione più contenuta del 14,4%.
Affitti in crescita nella media regionale
Più articolato il quadro dei canoni di locazione. In media regionale, gli affitti dei negozi sono aumentati del 19,3% negli ultimi dieci anni. L’incremento più consistente si registra a Udine, dove i canoni sono cresciuti del 34,6%. Più limitato l’aumento a Pordenone, pari al 6,1%.
Diversa la situazione a Trieste e Gorizia, dove i prezzi di locazione risultano in calo: rispettivamente del 12,1% e del 10,6%. Un andamento che conferma come la trasformazione del commercio di vicinato non proceda in modo uniforme sul territorio regionale, ma segua dinamiche diverse da provincia a provincia.
