Nuove Province in Friuli Venezia Giulia: cosa cambia davvero dopo la riforma

Con l’approvazione del disegno di legge regionale, il Friuli Venezia Giulia reintroduce le Province di Udine, Gorizia, Pordenone e Trieste, cancellate nel 2016. Il nuovo assetto istituzionale segna il superamento degli enti di decentramento regionale e il ritorno a un sistema su tre livelli: Comuni, Province e Regione.

Che cosa sono le nuove Province del Fvg

Le Province tornano a essere enti locali di area vasta con le stesse circoscrizioni territoriali del passato con funzioni di coordinamento e gestione di servizi sovracomunali. Rappresentano il livello intermedio tra Regione e Comuni e hanno il compito di garantire una governance più vicina ai territori. Ogni Provincia avrà autonomia amministrativa e organi eletti direttamente dai cittadini.

Gli organi di governo

Il modello prevede tre organi principali: presidente, Giunta e Consiglio provinciale. Il presidente sarà eletto a suffragio diretto e resterà in carica cinque anni, con un massimo di due mandati consecutivi.

Il Consiglio provinciale avrà durata quinquennale e il numero dei consiglieri sarà definito da una futura legge elettorale regionale. Sarà lo statuto di ciascuna Provincia, invece, a definire la composizione della Giunta (massimo un quinto dei consiglieri). Fino al 31 dicembre 2028, le Giunte saranno ridotte e formate da presidente e tre assessori. La legge impone una clausola di salvaguardia di genere: la rappresentanza di entrambi i sessi non può essere inferiore al 40%.

Le prime competenze dal 2027

In una prima fase, dal 1 gennaio 2027, le Province erediteranno il blocco di funzioni, nonché i beni mobili e immobili, oggi in mano agli Edr: gestione e manutenzione dell’edilizia scolastica (scuole superiori, esclusi i conservatori di musica) e della viabilità stradale (con l’individuazione e il trasferimento delle strade regionali di interesse provinciale e delle piste ciclabili della rete
sovracomunale).

A queste due, si aggiungono le funzioni di carattere autorizzatorio (raccolta funghi, caccia, manifestazioni motoristiche e ciclistiche, utilizzo temporaneo del demanio idrico). La legge riconosce la vocazione internazionale e transfrontaliera di questi enti, chiamati anche a promuovere le pari opportunità (è prevista la designazione delle Consigliere o dei Consiglieri provinciali di parità) e la tutela delle minoranze linguistiche (compresa la valorizzazione dei dialetti veneti).

Successive leggi regionali di settore disciplineranno il trasferimento graduale alla Province di
ulteriori funzioni di area vasta in materia di infrastrutture, trasporti, governo del territorio, risorse agroalimentari, forestali e ittiche, ambiente, demanio idrico e difesa del suolo, cultura e sport, lingue minoritarie, istruzione, politiche del lavoro, politiche giovanili, politiche sociali e attività produttive.

Una Cabina di regia coordinerà l’attività di ricognizione delle funzioni da trasferire e sarà composta dagli assessori regionali alle Autonomie locali e alle Finanze, dagli assessori regionali e dai direttori centrali competenti per materia, dal direttore generale della Regione, dai presidenti di Provincia e Anci.

Il ruolo di supporto ai Comuni

Dal 1 luglio 2027 le Province assumeranno anche un ruolo di supporto ai piccoli Comuni, soprattutto quelli con meno di 5.000 abitanti, attraverso attività di committenza e assistenza tecnico-amministrativa.

Dal 1 gennaio 2028 è previsto per l’ente di area vasta anche un ruolo di assistenza tecnico-amministrativa in materia di servizi informativi e informatici, espropri e progetti europei. I Comuni
possono avvalersi delle Province anche per il conferimento, in delegazione amministrativa, della progettazione e dell’esecuzione di lavori pubblici.

Personale e organizzazione

Tutto il personale oggi in servizio negli enti di decentramento regionale sarà trasferito alle nuove Province senza perdita di anzianità o diritti acquisiti. Gli incarichi dirigenziali resteranno validi fino al 2028 per garantire continuità amministrativa.

L’organizzazione degli uffici seguirà il modello del Comparto unico regionale, con la possibilità di nominare un direttore generale oltre al segretario provinciale.

Come saranno finanziate

La norma istituisce il Fondo unico provinciale volto a garantire l’autonomia e il funzionamento delle Province, erogato d’ufficio e senza vincoli di destinazione. Quantificazione, criteri di riparto e modalità di erogazione saranno definiti da una successiva legge regionale, tenuto conto delle funzioni esercitate dall’ente.

Transizione, elezioni e indennità

Fino al 31 dicembre 2026, i direttori generali degli Edr in carica guideranno la macchina
amministrativa nella predisposizione di tutti gli atti necessari alla liquidazione degli enti e alla nascita formale delle Province. Dal 1 gennaio 2027 e fino all’entrata in carica degli organi elettivi, l’amministrazione sarà affidata a dei commissari straordinari nominati dalla Giunta regionale.

Le elezioni provinciali non saranno immediate. Si terranno solo dopo l’approvazione di almeno sei leggi di settore necessarie a definire competenze, risorse e funzionamento completo delle Province. Nelle more della definizione delle cifre ufficiali, l’indennità sarà pari a quella del Comune di maggiore dimensione demografica della Provincia stessa.

Il ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia rappresenta una riorganizzazione complessiva del sistema amministrativo regionale. Il percorso verso la piena operatività sarà graduale e dipenderà dall’attuazione delle nuove norme di settore che definiranno nel dettaglio il ruolo degli enti di area vasta.