Province in Friuli Venezia Giulia: perché sì e perché no. Le reazioni della politica

Le reazioni dopo il via libera del Senato al ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia.

Dopo il via libera definitivo del Senato alla riforma dello Statuto speciale del Friuli Venezia Giulia, che reintroduce le Province come enti di area vasta eletti direttamente dai cittadini, il dibattito politico si accende. Maggioranza e opposizioni si confrontano su un provvedimento che segna un cambiamento profondo nell’assetto istituzionale regionale.

I favorevoli.

Il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, parla di “traguardo della normalità istituzionale”, sottolineando come si sia concluso “il quarto e ultimo passaggio parlamentare di un percorso fortemente voluto dall’Amministrazione regionale”. Dopo aver ringraziato il ministro Roberto Calderoli e i senatori che hanno sostenuto il provvedimento, Fedriga ha definito la riforma “il coronamento di un impegno preso con la comunità regionale”.

“Dopo dieci anni dalla soppressione delle Province – ha dichiarato – il Friuli Venezia Giulia si appresta a ripristinare gli enti di area vasta elettivi. Chi gestisce funzioni e servizi sul territorio deve rispondere direttamente a chi quel territorio lo vive ogni giorno”.

Soddisfazione anche da Forza Italia. Il capogruppo in Consiglio regionale, Andrea Cabibbo, evidenzia come la riforma “restituisca equilibrio al rapporto tra Regione e territori” e rafforzi l’autonomia. “È un risultato che rafforza il principio di sussidiarietà, favorendo un’amministrazione più efficiente e tempestiva”, afferma, sottolineando il valore delle autonomie locali come cardine della democrazia.

Sulla stessa linea Diego Bernardis, consigliere regionale di Fedriga presidente e presidente della V Commissione. Per lui il ritorno delle Province sana “una ferita istituzionale” e colma il vuoto lasciato dalle Uti. “La provincia elettiva è una garanzia imprescindibile dei principi democratici – afferma – e rappresenta una cerniera fondamentale tra Comuni e Regione, soprattutto per ambiti strategici come edilizia scolastica e viabilità”.

Il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, parla di “nuova fase” per il Friuli Venezia Giulia, che supera “l’anomalia di essere l’unica Regione senza un ente intermedio di area vasta”. Ora, spiega, spetterà all’Assemblea legislativa definire funzioni e competenze delle nuove Province, che dovranno supportare i Comuni, in particolare quelli con maggiori difficoltà di personale e risorse. La riforma, secondo Bordin, consentirà anche alla Regione di concentrarsi maggiormente sulle funzioni di programmazione e indirizzo.

Anche Mauro Di Bert, capogruppo di Fedriga presidente, esprime soddisfazione per il risultato ottenuto: “Ora la parola passa al Consiglio regionale, chiamato a legiferare in maniera condivisa su un testo chiaro, strutturato e funzionale”. L’obiettivo, aggiunge, è costruire un ente di area vasta “moderno ed efficiente”, capace di rafforzare il coordinamento tra Comuni e garantire maggiore prossimità amministrativa ai cittadini.

Soddisfazione anch dalla Lega. Il capogruppo Antonio Calligaris afferma che con il ritorno delle Province “si ristabilisce la struttura istituzionale voluta dai padri costituenti”. “Si potranno garantire servizi più efficienti a cittadini e imprese con amministratori eletti, e non nominati”, conclude.

Positiva anche la posizione di Alleanza Verdi e Sinistra. La consigliera regionale Serena Pellegrino parla di “nuova fase” per il sistema istituzionale: “Il ripristino delle Province restituisce dignità democratica a un livello di governo intermedio che, dopo l’abolizione del 2016, è rimasto sospeso tra funzioni svuotate e competenze frammentate”.

I contrari.

Dura, invece, la reazione delle opposizioni. Il capogruppo del Pd Diego Moretti parla di “passo indietro” che non aiuterà i Comuni a superare le difficoltà attuali. “Mentre la sanità è in sofferenza, il Pil non cresce e la manifattura cerca risposte, la maggioranza festeggia una riforma che non risolve i problemi reali”, afferma, ricordando la carenza di personale nei Comuni e il miliardo di euro per opere pubbliche fermo nei municipi. Secondo Moretti, in una regione con 1,2 milioni di abitanti “bastano due livelli di governo: Regione e Comuni”.

Ancora più critica la segretaria regionale del Pd Fvg, Caterina Conti, che parla di “restaurazione”. “Fedriga chiama ‘normalità’ un balzo indietro di dieci anni – afferma – invece di semplificare e innovare l’assetto istituzionale”. Conti solleva anche dubbi sulla legittimità dell’elezione diretta degli organi provinciali.

Dal Movimento 5 Stelle, la consigliera regionale Rosaria Capozzi definisce la riforma “profondamente sbagliata” e incoerente con la realtà demografica del territorio. “Prevedere quattro Province per poco più di un milione e 200mila abitanti significa moltiplicare le strutture senza una reale necessità funzionale”, sostiene, sottolineando il rischio di nuovi costi e la cronica carenza di personale amministrativo. “L’unico vero moltiplicatore che si intravede è quello delle cariche elettive, non dell’efficienza dei servizi”.

Critico anche Furio Honsell, consigliere regionale di Open Sinistra FVG, che parla di “trionfalismo esagerato” e solleva tre interrogativi: a cosa serviranno le nuove Province, dove si troverà il personale e chi le guiderà. “Se dal 2027 ci saranno commissari di nomina politica – afferma – resteremo di fatto agli attuali Enti di Decentramento. Tanto rumore per nulla, ma con quali costi?”.

Il confronto politico resta quindi acceso. Ora la partita si sposta in Consiglio regionale, dove dovranno essere definite funzioni, competenze e modalità di elezione delle nuove Province, in un clima che si preannuncia tutt’altro che privo di tensioni.