Il parere favorevole espresso oggi dal Consiglio delle autonomie locali rappresenta un passaggio fondamentale per il ritorno delle Province in Friuli Venezia Giulia dal 1° gennaio 2027. L’assessore regionale Pierpaolo Roberti ha illustrato il complesso iter normativo, ricordando che la modifica dello Statuto speciale, approvata definitivamente al Senato il 21 gennaio 2026, consente ora alla legge regionale di disciplinare funzioni, circoscrizioni e modalità di elezione.
La tabella di marcia prevede l’approvazione della legge istitutiva nella prima metà del 2026, seguita dalla legge elettorale e da eventuali interventi di coordinamento tra estate e autunno. Dal 1° gennaio 2027 inizierà una fase di commissariamento che accompagnerà gli enti fino all’insediamento degli organi politici nella prima tornata elettorale utile.
Competenze, personale e risorse finanziarie
Le nuove Province gestiranno inizialmente un perimetro definito di competenze: edilizia scolastica superiore, viabilità ex provinciale e funzioni di supporto ai Comuni, specialmente quelli sotto i 5mila abitanti. Per i piccoli enti sono previsti servizi informativi, procedure espropriative e assistenza sui finanziamenti europei.
Tra gli ambiti nei quali potranno essere attribuite ulteriori funzioni attraverso leggi di settore, Roberti ha citato anche le lingue minoritarie: “Abbiamo voluto esplicitare questo riferimento come messaggio politico a rafforzamento della nostra autonomia. In passato la promozione delle lingue minoritarie rientrava nelle attività culturali; ora viene indicata in modo chiaro”.
Per quanto riguarda la parte finanziaria, l’assessore ha spiegato che la dotazione prevista è pari a 107 milioni di euro. “Si tratta delle risorse già oggi impiegate per erogare le funzioni: sono storni dal bilancio regionale all’ente provinciale. La parte ancora da definire riguarda i costi degli organi politici, che saranno legati alla successiva legge elettorale” ha precisato. Il personale regionale dedicato alle funzioni che spetteranno alle Province sarà trasferito agli enti intermedi, evitando di svuotare gli organici comunali.
“Ai cittadini interessano i servizi e l’efficienza. La nuova architettura istituzionale deve rispondere a questa esigenza molto pratica”, ha rimarcato l’assessore, richiamando anche il valore della responsabilità democratica degli organi elettivi. “Dove si gestiscono risorse pubbliche e servizi ai cittadini è necessario un livello chiaro di rappresentanza e responsabilità”.
Il “No” del Comune di Udine: “Inutile spreco di denaro”
Di parere opposto l’amministrazione comunale di Udine, che attraverso il vicesindaco Venanzi ha votato contro la riforma, definendola un ritorno al passato privo di visione. Venanzi ha ricordato che nel 2014 le Province furono abolite all’unanimità poiché non rispondevano più alle esigenze del territorio e che gli attuali EDR (Enti di decentramento regionale) hanno dimostrato di saper operare in modo autonomo ed efficiente.
“È falso dire che servano un presidente e una giunta provinciale per riqualificare una scuola o sistemare una strada”, ha dichiarato Venanzi, criticando il meccanismo elettorale a liste bloccate che non darebbe reale potere ai cittadini. Per Udine, il vero problema sono i Comuni in difficoltà organizzativa, e la riforma rischierebbe solo di creare “nuove poltrone” e sprecare denaro pubblico che dovrebbe essere destinato ai servizi essenziali.
