Il salario minimo piace anche a Confindustria Fvg: “Utile per attirare lavoratori”

Nella foto, da sinistra, la segretaria regionale Pd Fvg Caterina Conti e il presidente di Confindustria Fvg Pierluigi Zamò.

Il salario minimo rientra nel confronto tra politica e mondo produttivo con una posizione di apertura arrivata da Udine: alla conferenza programmatica del Partito Democratico del Friuli Venezia Giulia, il presidente di Confindustria Fvg Pierluigi Zamò ha affrontato il tema salariale inserendolo nel quadro delle politiche per l’attrattività del lavoro e il sostegno alla manifattura.

L’apertura sulla misura

Nel corso del suo intervento, Zamò ha espresso una posizione favorevole alla proposta: “Sul salario minimo io sono d’accordo”. Una disponibilità che si inserisce in un ragionamento più ampio sul mercato del lavoro e sulla difficoltà delle imprese nel reperire personale.

Il presidente degli industriali regionali ha richiamato anche l’esperienza della contrattazione collettiva, sottolineando come gran parte del sistema confindustriale già includa livelli retributivi coerenti con l’ipotesi di un salario minimo.

“Al 99% i contratti firmati dal sistema confindustriale già la prevedono, pur con possibili eccezioni”, è stato evidenziato. In questo senso, la misura viene letta come un possibile elemento aggiuntivo nel rafforzamento del mercato del lavoro.

Attrattività del lavoro e ruolo delle imprese

Zamò ha collegato il tema salariale anche alla necessità di rendere più attrattivo il lavoro e sostenere il sistema produttivo: “Il salario minimo può essere una misura utile anche per rendere il lavoro più attrattivo, in una fase segnata dalla carenza di manodopera, e contribuire così al rilancio della manifattura”. È stato inoltre richiamato il ruolo delle imprese come fattore di coesione sociale: “Le aziende sono un fattore importante di coesione della comunità, e dunque il welfare è giusto”.

La risposta del Pd all’apertura.

A margine dei lavori è intervenuta la coordinatrice della segreteria nazionale del Pd Marta Bonafoni, che ha letto positivamente l’apertura emersa: “Confindustria mostra una disponibilità al dialogo e all’apertura sul salario minimo perché sa che aumentando il potere d’acquisto dei lavoratori cresce anche l’economia”.

“Dall’appello che è stato fatto oggi qui potremo contaminare positivamente il resto d’Italia, a fronte di un dato evidente: in Italia quattro milioni di persone lavorano con un contratto regolare, eppure non riescono a vivere di quel lavoro” ha concluso.