Disastri naturali: a Udine nasce il nuovo sistema per proteggere città e territori

Quando un’emergenza colpisce un territorio, la differenza tra caos e risposta efficace si gioca nei minuti e nella capacità di coordinamento. È su questa consapevolezza che a Udine oltre 200 esperti tra accademici, tecnici e rappresentanti istituzionali si sono riuniti per ridisegnare il modo in cui il Friuli Venezia Giulia affronta i disastri naturali, dal rischio alla ricostruzione.

All’Università di Udine si è aperto il forum che ha portato alla firma del “Manifesto Friuli 2026”, un nuovo patto tra l’Ateneo, la Regione Friuli Venezia Giulia e le professioni tecniche per costruire un sistema integrato di resilienza territoriale. L’obiettivo è ambizioso: superare la gestione frammentata delle emergenze e creare una rete capace di accompagnare ogni fase, dalla prevenzione alla risposta fino al ritorno alla normalità dopo una calamità.

Il nuovo approccio: un sistema unico per tutte le fasi del rischio

Il cuore del “Manifesto Friuli 2026” è l’idea di cambiare radicalmente prospettiva: non più interventi separati e scollegati, ma un sistema unico capace di seguire il territorio lungo tutto il ciclo dell’emergenza. Dalla prevenzione dei rischi alla gestione delle crisi, fino alla ricostruzione e al cosiddetto “build back better”, cioè la ricostruzione con standard più sicuri e avanzati rispetto alla situazione precedente.

Il documento, firmato all’interno dell’Ateneo friulano, nasce anche dalla memoria del terremoto del 1976, evento che ha segnato profondamente il territorio e che oggi torna come riferimento per una nuova fase di pianificazione integrata.

La Protezione Civile come perno del sistema di resilienza

Al centro del nuovo sistema di resilienza territoriale disegnato dal “Manifesto Friuli 2026” si colloca la Protezione Civile Friuli Venezia Giulia, indicata come struttura cardine dell’intero modello operativo. È attorno al suo ruolo che si organizza la connessione tra prevenzione, gestione dell’emergenza e ricostruzione, in un ciclo continuo che non si interrompe con la fine dell’evento critico, ma prosegue nella fase di recupero e riduzione del rischio futuro.

Il nuovo impianto punta infatti a trasformare la Protezione Civile in un nodo permanente di coordinamento tra istituzioni, comunità locali, mondo accademico e professioni tecniche, superando la logica dell’intervento frammentato. In questo schema, la capacità di risposta non dipende più solo dalla gestione dell’emergenza, ma dalla qualità dell’integrazione tra competenze scientifiche, decisionali e operative.

È proprio questa architettura integrata che il Manifesto intende rafforzare, facendo della Protezione Civile il punto di riferimento stabile su cui costruire un sistema territoriale in grado di anticipare i rischi, governare le crisi e accompagnare la ricostruzione con maggiore efficacia e continuità.

La figura chiave: il “Technical resilience advisor”

Una delle innovazioni più significative introdotte dal Manifesto è la creazione del “Technical resilience advisor”, una nuova figura professionale pensata per fare da ponte tra conoscenza tecnica e decisioni pubbliche.

Si tratta di uno specialista in grado di operare nei processi decisionali delle amministrazioni, supportare gli enti locali nelle situazioni di rischio e affiancare anche cittadini e imprese nella gestione delle vulnerabilità. Un ruolo trasversale, pensato per rendere più rapida ed efficace la risposta del sistema territoriale. Per formarlo sarà attivo il percorso della scuola laboratoriale “Uniud ResilHub”, con sede a Gemona del Friuli, dedicato allo sviluppo di competenze avanzate nella gestione della resilienza.

Una rete tra istituzioni, università e professioni tecniche

Il progetto non si limita alla formazione, ma punta alla costruzione di un vero ecosistema operativo. Le professioni tecniche entrano stabilmente nel sistema attraverso un Laboratorio intersettoriale per la resilienza territoriale, coordinato dalla Regione con la direzione scientifica dell’Università di Udine.

Durante il forum sono stati messi a confronto approcci diversi alla gestione del rischio, con particolare attenzione alla prevenzione, alla pianificazione degli interventi e alla gestione delle fasi post-emergenza, dalla valutazione dei danni alla messa in sicurezza del territorio.

Le istituzioni: memoria del Friuli e visione futura

Nel suo intervento, il rettore dell’Università di Udine Angelo Montanari ha sottolineato come il Manifesto rappresenti un passaggio strategico: “Il Manifesto sancisce un’alleanza strategica con tutti gli attori coinvolti, in primis la Regione e le professioni tecniche, per rafforzare la resilienza territoriale a salvaguardia della popolazione e delle infrastrutture civili e pubbliche”.

Montanari ha anche evidenziato il valore simbolico del progetto nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli, sottolineando come l’Ateneo continui a essere un punto di riferimento per lo sviluppo del territorio.

Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha richiamato il cosiddetto “Modello Friuli”, nato dopo il sisma del 1976: “A cinquant’anni da quel sisma la nostra comunità ha saputo trasformare una ferita profonda in un modello nazionale e internazionale di ricostruzione, sviluppo e futuro».

Fedriga ha evidenziato come quel modello si basi su collaborazione, competenza e capacità di fare sistema, elementi oggi fondamentali per affrontare le nuove sfide legate ai cambiamenti climatici e alla gestione delle emergenze. “Rafforzare la resilienza dei territori significa, infatti, investire nella prevenzione, nella preparazione e nelle capacità di fornire risposte. Significa creare un rapporto sempre più stretto tra istituzioni e professionisti affinché le competenze tecniche possano diventare un elemento strategico a supporto delle decisioni pubbliche e della sicurezza della comunità stessa”

Riccardi: “Unire scienza e capacità operativa”

L’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi ha definito il forum un momento decisivo per il futuro del territorio: “Questa è una delle giornate più importanti che la Regione ha voluto organizzare, proprio con l’Università di Udine, per il cinquantesimo anniversario del terremoto”. Richiamando la lezione del passato, Riccardi ha sottolineato la necessità di integrare ricerca scientifica e competenze operative, affinché i modelli teorici possano tradursi in azioni concrete sul territorio.