Turismo in montagna, record di ricavi: lo sci incassa 16 milioni e l’estate porta il “bonus”

Friuli, i dati sul turismo in montagna.

La montagna friulana scardina i vecchi modelli del turismo: nonostante la scelta politica di mantenere i prezzi degli skipass tra i più bassi dell’Arco alpino, i poli sciistici regionali hanno registrato una crescita verticale.

I ricavi sono infatti passati dai 10,4 milioni di euro della stagione 2017/18 ai 16,6 milioni di euro della stagione 2024/25, segnando un incremento del 59,6%. Ma la vera sorpresa arriva dai mesi caldi: la strategia della destagionalizzazione ha permesso di incassare 1.645.000 euro oltre le previsioni di budget nell’ultimo esercizio, grazie a un’estate che non è più solo un riempitivo ma un pilastro economico fondamentale.

La strategia dei volumi e il ritorno sociale secondo Bini

L’assessore regionale al Turismo, Sergio Emidio Bini, ha rivendicato con forza questi risultati davanti alla I Commissione consiliare, sottolineando la natura politica delle scelte gestionali operate. “Abbiamo mantenuto per anni il prezzo degli skipass tra i più bassi dell’arco alpino, pur a fronte dell’aumento dei costi energetici, del personale e degli ammortamenti legati agli investimenti. È una scelta precisa a favore delle famiglie e del territorio” ha detto.

I dati mostrano che gli ingressi nei poli sciistici sono passati dai 758.000 della stagione 2017/18 agli oltre 914.000 del 2024/25, con un aumento del 20,5%. L’assessore ha poi precisato la missione di Promoturismo Fvg: “La società non è nata per produrre utili, ma è invece uno strumento pubblico che va misurato sul ritorno sociale ed economico complessivo per il territorio. Il turismo non è solo presenze: è indotto diffuso. I dati ci dicono che la strategia sta funzionando: nelle aree interne si torna a investire e si registra un’inversione di tendenza rispetto allo spopolamento”

Gli investimenti sugli impianti e sulla destagionalizzazione hanno prodotto effetti evidenti anche sulle presenze nelle aree montane: nel 2025 il Tarvisiano ha segnato +25,3% rispetto al 2019, la Carnia +6% e Piancavallo +62,1%.

Mestroni analizza l’extra-gettito dell’estate

Il direttore di PromoTurismoFvg, Iacopo Mestroni, ha analizzato la tenuta dei conti evidenziando come il bilancio sia stato protetto dalla diversificazione dell’offerta. Mestroni ha spiegato che “l’esercizio 2024 ha visto un aumento, rispetto al budget, di 1.645.000 euro, rimanendo pressoché in linea rispetto al bilancio 2023. Il 2024 conferma il trend in crescita dei ricavi e, in particolar modo, quello legato alla stagione estiva“.

Per il direttore, questo incremento è di conforto per l’intera economia della montagna friulana, poiché dimostra “l’efficacia nell’aver puntato sull’ampliamento dell’offerta uscendo dagli schemi della sola stagione invernale“, pur ricordando con prudenza che la gestione dei poli montani resta soggetta a fluttuazioni dovute principalmente agli effetti meteorologici.

Entrando nel dettaglio del confronto tra 2024 e 2023, il polo di Tarvisiano, Sella Nevea e Passo Pramollo ha guidato la crescita con un aumento degli arrivi del 5,6% per gli italiani e del 7,0% per gli stranieri, con presenze a +3,9% (italiani) e +8,2% (stranieri). La Carnia si è mantenuta stazionaria con un +0,4% di presenze italiane e un -0,8% di straniere, mentre Piancavallo ha segnato un +1,0% di presenze interne a fronte di un calo dell’1,2% di quelle estere.

Il cambio di pelle del turismo regionale tra mare e città

Il quadro regionale complessivo, che ha toccato nel 2024 quota 10.351.071 presenze con una crescita del 2,9% rispetto all’anno precedente, rivela un Friuli Venezia Giulia che cambia pelle grazie alla spinta internazionale. Nel 2025, le presenze sono arrivate a 11milioni con una crescita del +6,5% sull’anno precedente e del +21,2% rispetto al 2019, anno pre-Covid.

Sempre riferito al 2024, se gli arrivi totali sono stati 3.098.229, a correre sono soprattutto gli stranieri con un +8,2% di arrivi e +4,8% di presenze, mentre il mercato italiano appare più statico con un +1,8% di arrivi e un marginale +0,2% di presenze. Questo squilibrio si riflette sulle località balneari, dove la fuga degli italiani è evidente: Lignano Sabbiadoro perde il 6,9% delle presenze interne e Grado segna un -5,6%.

A compensare queste perdite ci pensa il boom delle città, con Trieste nel ruolo di regina assoluta del 2024 grazie a un incremento del 27,2% degli arrivi stranieri e del 20,0% delle presenze estere. Un successo che l’amministrazione lega direttamente agli investimenti strategici compiuti sull’aeroporto regionale e sulle partnership con i vettori europei, capaci di generare un indotto di qualità su tutto il territorio.