La discussione in V Commissione sul Piano generale di politica linguistica per il friulano 2026-30.
Il Piano generale di politica linguistica per il friulano 2026-30 incassa il parere favorevole, a maggioranza, della V Commissione del Consiglio regionale presieduta da Diego Bernardis (Fedriga presidente); astenute le Opposizioni, che avrebbero voluto un percorso partecipativo più ampio e condiviso per la sua elaborazione.
Il Piano quinquennale è il documento strategico elaborato dall’Agenzia regionale per la lingua friulana (Arlef) per tutelare, valorizzare e promuovere l’uso del friulano in tutti gli ambiti della vita sociale, così come previsto dalla legge regionale 29/2007. “Rispetto ai precedenti – ha ricordato in apertura dei lavori della Commissione l’assessore regionale Pierpaolo Roberti – è molto più puntuale e abbraccia una molteplicità di direzioni, chiamate ad elaborare delle progettualità per raggiungere i traguardi fissati dal Piano stesso”.
L’obiettivo complessivo è migliorare il grado di vitalità della lingua, o almeno frenarne il declino. “Stiamo perdendo lo 0,6% dei parlanti friulano all’anno, anche se dietro a questa percentuale ci sono segnali di miglioramento – ha sottolineato il presidente di Arelf, Eros Cisilino, affiancato dal direttore William Cisilino – con la possibilità di investire in settori fertili, come la scuola, le nuove tecnologie e anche il mondo del lavoro. L’intenzione è creare ambienti in cui si ritrova nella lingua friulana non solo la valorizzazione territoriale, ma anche un uso pratico ed efficace della marilenghe stessa”.
La discussione in Commissione.
“Difficile dare una valutazione complessiva del Piano nel merito, poiché ci sono degli aspetti differiti a un momento successivo“, ha quindi commentato Giulia Massolino (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg), che ha evidenziato anche la mancanza sia degli indicatori di prodotto del documento precedente, sia di parametri per un monitoraggio intermedio degli effetti del nuovo Piano quinquennale.
È sceso molto nel dettaglio il collega Enrico Bullian: “Intravedo luci e ombre, ci sono attività migliorabili e impostazioni sbagliate“, ha detto, sottolineando “l’enfasi di alcuni passaggi come deriva linguistica in corso, ambiti permeabili alle infiltrazioni della lingua dominante, politiche pubbliche di conversione linguistica”. Tra gli altri, Bullian ha citato anche “il dato dell’indagine sociolinguistica di Arlef per il quale ben oltre il 75% dei monfaconesi non si sente friulano. Non sembrava, dunque, campata in aria la richiesta di rappresentare Monfalcone in un altro modo sulla cartina per le scuole“, ha concluso.
Per Laura Fasiolo (Pd) “si è vista nel Piano l’evoluzione della progettualità, ma serve maggiore forza per un monitoraggio dei risultati in itinere e anche un maggiore sostegno alle istituzioni scolastiche. Se si abbandona una lingua, si perdono pezzi di cultura e di conoscenza. Mi preoccupa il fatto che a Gorizia solo il 28% parli friulano: l’auspicio è che si possa dare più effervescenza a questo mondo che ci appartiene”.
Markus Maurmair (FdI) ha posto l’accento sui fondi investiti in questi anni dall’amministrazione regionale per il sostegno e lo sviluppo della lingua friulana, in tutti i settori, “perché è alla base di un percorso che va nella direzione della salvaguardia della nostra specialità”.
“Stiamo ragionando su temi importanti per cultura, storia, identità di un popolo. Lo riconosce lo Statuto del Fvg – ha aggiunto Roberto Novelli (FI) -. Quando si guarda un Piano come questo, bisogna andare oltre alle discrepanze e puntare alla sostanza perché senza di esso, anche se migliorabile, ciò di cui oggi stiamo parlando scomparirà”. Il forzista ha sottolineato anche l’importanza dell’uso del friulano soprattutto in certi ambiti, come quello sanitario, dove “la lingua è quasi un chiavistello per ottenere più fiducia, avere una comunicazione più diretta, trasmette un messaggio”.
“Pur apprezzando il buon lavoro di Arlef, penso che nelle scuole bisognerebbe fare di soprattutto per per quanto riguarda la formazione degli insegnanti”, ha sottolineato Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) individuando altri due elementi su cui far leva: le imprese e il mondo dell’editoria.
Anche Manuela Cellotti (Pd), così come altri esponenti delle Opposizioni, ha chiesto di poter audire in Commissione i maggiori portatori di interesse e le associazioni per giungere a un Piano più partecipato. “La traduzione dei siti è importate, perchè dà dignità alla lingua“, ha aggiunto prima di ribadire che “l’eliminazione delle premialità per il friulnao nei bandi per la cultura è stato un errore”. Celotti ha concluso esortando un impegno maggiore e trasversale per un’informazione stabile in lingua friulana anche nei programmi Rai.
Sempre in casa Pd, Massimilino Pozzo ha richiamato l’attenzione sulla necessità di una tempistica certa per l’erogazione dei contributi alle associazioni, evidenziando le difficolta nel raggiungere i risultati “quando si naviga controcorrente: la società sta cambiando profondamente, non possiamo non tenerne conto per valutare l’impatto delle nostre azioni. Bene puntare sulle nuove tecnologie”.
Dello stesso parere Lucia Buna (Lega): “Bene la digitalizzazione, che va potenziata per arrivare ai nostri giovani, che non sono completamenti scevri da questa lingua. Se ci saranno delle audizioni, propongo di sentire anche le emittenti radiotelevisive”.
“Vent’anni fa mi vergognavo ad esprimermi in friulano se mi trovavo a Udine – ha ricordato Mauro Di Bert (Fp) -. Ora posso farlo con orgoglio grazie a quanto realizzato nell’ultimo decennio. Non dobbiamo aver paura di chiedere e di fare. Se servono delle risorse, prevediamole“.
Serena Pellegrino (Avs) ha chiesto chiarimenti sugli strumenti di finanziamento e sulla scelta di eliminare le premialità dai bandi cultura, sottolienando che “è importane imparare una lingua della base”.
Da Orsola Costanza (FdI), infine, è arrivata una proposta: avviare un progetto di divulgazione della marilenghe da Pordenone, dove non è molto parlata, utilizzando uno strumento che è un’eccellenza in città, e non solo, ovvero il fumetto. In chiusura, l’assessore Roberti ha ribadito “di aver già dato la disponibilità ad adottare questo Piano e a valutare tutti i possibili correttivi anche con una redazione di uno nuovo per poter essere ancora più incisivi di quanto siamo stati fino ad oggi, consapevoli che la battaglia è difficile da vincere”.




