Nel cuore di una Gemona raccolta nel ricordo e nella gratitudine, la solenne Santa Messa celebrata dal cardinale Matteo Zuppi nella caserma Goi-Pantanali ha aperto la settimana delle commemorazioni per il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli. Un momento carico di emozione, fede e memoria condivisa, che ha riportato al centro il messaggio lasciato dall’allora arcivescovo mons. Alfredo Battisti: “L’amore è l’unica cosa che conta”.
Parole richiamate dal governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga per sottolineare come solidarietà, speranza e spirito di comunità abbiano trasformato una delle pagine più drammatiche della storia friulana in un modello internazionale di rinascita. Davanti a migliaia di persone, con oltre 200 sacerdoti concelebranti, 19 vescovi e delegazioni delle comunità gemellate arrivate da tutta Italia e dall’estero, la commemorazione ha reso omaggio alle vittime del sisma e a quanti contribuirono alla ricostruzione del Friuli.
Il richiamo alle parole di mons. Battisti e il messaggio del cardinale Zuppi
“Il senso profondo dell’omelia del cardinale Matteo Zuppi – ha commentato il governatore Fedriga – è stato richiamare le parole dell’allora arcivescovo mons. Alfredo Battisti: Da questo Friuli parta un grido, fratelli abbandonate gli odi, abbandonate le vendette, abbandonate le violenze: c’è tanto bisogno di amore e di bontà. L’amore è l’unica cosa che conta. Il valore della solidarietà e dell’amore: è grazie a questi principi che il Friuli Venezia Giulia ha saputo trasformare una tragedia in un modello internazionale di rinascita”.
Con queste parole il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano, è intervenuto a margine della Santa Messa presieduta nella caserma Goi-Pantanali di Gemona del Friuli dal Presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi, a cui il Papa ha inviato un messaggio.
Una commemorazione solenne nel segno della memoria
Con 200 sacerdoti concelebranti, 19 vescovi compresi i due cardinali – oltre a mons. Zuppi l’arcivescovo emerito di Firenze mons. Betori – e due presuli, uno da Lubiana – mons. Stanislav Zore – e uno da Gurk-Klagenfurt – mons. Josef Marketz -, la commemorazione solenne ha rappresentato il primo grande evento della settimana che precede il 6 di maggio, nel cinquantesimo anniversario del terremoto.
Sul palco 200 gli elementi del coro con un’orchestra di 30 strumentisti. Delle 67 comunità gemellate con altrettante della Pedemontana udinese – a cui si aggiungono 14 affratellate con le comunità della diocesi di Concordia-Pordenone – 32 erano presenti a Gemona per incontrare i friulani che aiutarono la rinascita.
Fedriga: “Un esempio straordinario di capacità di ripartenza”
“Questa Messa – ha affermato Fedriga – è il momento più alto del ricordo delle vittime, onora tutte quelle persone che con il loro sacrificio hanno fatto risorgere, dato una prospettiva a questa terra, a questa comunità. Tanti friulani, ma anche tante persone che sono venute da altre parti d’Italia e dall’estero a dare il loro contributo. È un esempio straordinario a livello internazionale di capacità di ripresa e di ripartenza e questa messa oggi vuole, in modo solenne, ricordare quell’anno di assoluta sofferenza, ma anche la grande capacità di reazione”.
Il simbolo dei “fruts” e la speranza nel futuro
Il governatore ha citato un passaggio particolarmente denso di speranza dell’omelia del cardinale Zuppi, che si è detto colpito dalla parola friulana con cui si nominano i bambini, “fruts”, un’immagine potente di continuità, una forza e una voglia di futuro.
“Da questa terra tormentata parte un messaggio di amore. L’amore, disse mons. Battisti, è stato l’ultimo e l’unico testamento lasciato da tanti morti trovati abbracciati tra loro l’un l’altro. Penso – ha commentato Fedriga – sia un messaggio da richiamare. I bambini che hanno vissuto il terremoto sono stati i grandi portatori di speranza verso il futuro. La scossa di settembre poteva far crollare inesorabilmente la speranza, ma fu proprio dall’energia e dalla fresca caparbietà dei bambini, dei giovani, che anche gli adulti trassero credo la voglia di ripartire ancora”.
La macchina organizzativa e il lavoro nella caserma Goi-Pantanali
Accanto al governatore Fedriga ha preso parte alla solenne commemorazione l’assessore alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, che a margine ha evidenziato la complessità della macchina organizzativa che ha permesso di ospitare la Santa Messa nella caserma Goi-Pantanali completamente rinnovata.
“La Regione ha investito 2 milioni di euro per metterla sostanzialmente a nuovo e renderla pronta al meglio per ospitare questo suggestivo e profondo momento che avvia la settimana più importante che culminerà il 6 maggio: è stato un lavoro lungo, con una macchina organizzativa complicata, migliaia di persone da assistere”.
Zilli: “Il Friuli non dimentica chi lo ha aiutato”
L’assessore alle Finanze, Barbara Zilli, per parte sua ha evidenziato il valore morale della ricorrenza: “Un lavoro eccellente che questa terra si merita. Una terra – ha osservato – che continua ad esprimere la più profonda gratitudine a tutti coloro i quali ci hanno aiutato, anche la Chiesa: proprio per questo, diventa un evento che entra nei cuori di tutti i friulani e cittadini di questa regione, grati per la grande opera di aiuto che abbiamo ricevuto e sicuri che saremo sempre pronti a restituire questo dono nelle situazioni di difficoltà”.
Numerose le autorità presenti alla solenne commemorazione, tra cui l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier e il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin.
