Cinquant’anni dopo il terremoto che sconvolse il Friuli, Lignano Sabbiadoro e Gemona del Friuli si ritrovano nel segno della memoria, della solidarietà e dell’arte. Un legame nato nei mesi più drammatici del 1976, quando la località balneare accolse oltre 20 mila persone provenienti dai centri maggiormente colpiti dal sisma, e che oggi viene raccontato attraverso un progetto artistico.
Il prossimo 12 settembre arriverà infatti a Lignano la seconda opera di “Due rive, un’unica memoria”, progetto ideato dall’artista Alessandra Aita e promosso nell’ambito delle iniziative per il cinquantesimo anniversario del terremoto.
Il progetto mette in relazione proprio Lignano e Gemona attraverso due opere permanenti, una già esposta a Gemona dal mese di giugno e una destinata alla località balneare. Al centro del racconto c’è il Tagliamento, elemento naturale che unisce idealmente i due territori.
Due opere, una memoria condivisa
Per realizzare le opere, l’artista ha raccolto lungo le rive del Tagliamento rami e frammenti di legno modellati dal tempo, trasformandoli in elementi artistici capaci di raccontare una storia che parte dal terremoto e arriva alla rinascita. Una delle due opere è già stata collocata a Gemona del Friuli. La seconda sarà portata a Lignano il 12 settembre e troverà posto all’Arena Alpe Adria.
Sarà anche l’occasione per una serata in cui arte e musica si incontreranno. Dalle 20 è in programma “Dal silenzio alla luce”, evento proposto e curato dal Sand of Gospel, con la partecipazione della The Powerful Gospel Chorale. L’appuntamento vuole trasformare il ricordo in un messaggio di speranza, riportando al centro una storia di solidarietà che unì territori diversi nei mesi successivi al sisma.
Lignano aprì le porte agli sfollati
Il legame raccontato dal progetto affonda le radici nell’estate e nell’autunno del 1976. Dopo le devastanti scosse che colpirono il Friuli, Lignano accolse oltre 20 mila persone provenienti dai centri maggiormente colpiti.
Alberghi, appartamenti, colonie e campeggi aprirono le loro porte alle famiglie costrette ad abbandonare le proprie case. Tra gli sfollati c’erano anche numerosi gemonesi, e proprio questo rapporto tra le due comunità è oggi uno degli elementi al centro del progetto artistico.
A Lignano non si trattò soltanto di garantire un posto dove stare. Si cercò di mantenere unite famiglie e comunità, assicurando servizi, scuola, assistenza e una quotidianità possibile mentre nei paesi d’origine si affrontavano le conseguenze del terremoto. Quella esperienza di accoglienza è rimasta nella memoria della città e ha contribuito a creare un legame umano destinato a durare nel tempo.
“Non soltanto commemorare una tragedia”
È proprio la solidarietà, oltre alla memoria della tragedia, uno dei temi sui quali punta il progetto. “Con questo progetto vogliamo non soltanto commemorare una tragedia, ma raccontare il valore della solidarietà e trasmetterlo alle nuove generazioni”, commenta il Vicesindaco con delega alla cultura Manuel Massimiliano La Placa.
“Ricordare ciò che la comunità di Lignano fece nel ’76 significa ricordare che nei momenti più difficili si può scegliere di aprire le proprie porte e diventare parte della storia di un’altra comunità”.

