Al via i dragaggi a Marano Lagunare.
La laguna di Marano si prepara a una trasformazione strutturale senza precedenti grazie a un piano di dragaggi che promette di rivoluzionare la navigabilità locale. Con un cronoprogramma serrato di circa quattro mesi, il Comune e la Regione Friuli Venezia Giulia hanno dato il via al più rilevante intervento di pulizia dei fondali mai realizzato nel borgo marinaro.
L’operazione, sostenuta da un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro, vede la Regione come principale finanziatore con 2 milioni, affiancati da un robusto stanziamento comunale di mezzo milione di euro. L’obiettivo primario è duplice: ridare ossigeno alla pesca professionale e potenziare l’attrattività del diporto nautico.
Una nuova profondità per la sicurezza e l’ambiente
Il progetto si concentra su punti nevralgici dello scacchiere acqueo maranese, partendo dalla marina di Porto Maran e toccando lo specchio d’acqua vicino al centro raccolta molluschi. Le chiatte opereranno anche lungo il canale San Piero, spingendosi per mezzo chilometro dentro la laguna seguendo le precise indicazioni idrodinamiche fornite dall’Università di Udine, e nel canale Molino, nei pressi dell’ex stabilimento Maruzzella.
Attualmente la situazione dei fondali è critica, con profondità che oscillano tra i miseri 50 centimetri e i due metri. Il cantiere porterà il pescaggio a una quota uniforme di due metri e mezzo, una misura che non solo garantirà manovre sicure a ogni imbarcazione, ma favorirà un ricambio idrico più efficace, migliorando sensibilmente lo stato di salute dell’intero ecosistema lagunare.
La rinascita del fango: barene e protezione delle rive
La movimentazione dei sedimenti è imponente e prevede il recupero di circa 85 mila metri cubi di materiale. Invece di essere considerato un rifiuto, il fango di scavo diventerà una risorsa per la difesa del territorio. La maggior parte dei detriti servirà infatti ad ampliare l’attuale cassa di colmata verso sud, ma la vera novità risiede nella creazione di nuove barene artificiali.
Questi isolotti non solo ripristineranno il paesaggio tipico della laguna, ma avranno una funzione tecnica fondamentale. In particolare, la nuova isola denominata M1 è stata progettata per agire come uno scudo naturale, proteggendo la banchina dedicata ai molluschi dai violenti venti meridionali che spesso mettono a rischio le strutture e il lavoro degli operatori.
Logistica e innovazione lungo i canali
Un intervento di questa portata richiede una complessa gestione degli spazi e degli ormeggi. Per consentire il passaggio delle draghe, sarà necessario smantellare temporaneamente pontili e banchine, comportando lo spostamento di oltre duecento scafi.
Si tratta di una sfida organizzativa che coinvolge circa sessanta pescherecci e centocinquanta barche da diporto. L’amministrazione comunale sta definendo proprio in questi giorni un’area pubblica attrezzata dove i proprietari potranno rimessare le barche a secco, lavorando a stretto contatto con le categorie coinvolte per limitare al massimo l’impatto economico sulla stagione.
Investimenti sulle infrastrutture del Canale Molino
Oltre alla rimozione dei sedimenti, il Comune ha deciso di investire risorse proprie per ammodernare le dotazioni fisse del porto. Nel canale Molino verrà effettuato un importante restyling dei sistemi di ormeggio, sostituendo i vecchi pali degradati con nuove strutture in metallo rivestite in materiale plastico che imita il legno.
Questa scelta tecnologica garantisce una longevità superiore e una resistenza maggiore agli agenti corrosivi della salsedine, assicurando che il porto di Marano rimanga uno snodo competitivo e sicuro per l’economia dell’intera laguna friulana anche nei decenni a venire.




