Anche Palazzolo entra a far parte della prestigiosa élite delle Città del vino

La consegna della bandiera delle Città del vino al sindaco Franco D'Altilia (secondo da destra)

L’adesione di Palazzolo alle Città del vino.

Vini di qualità, capaci di dare emozioni e di raccontare il territorio in cui vengono prodotti. Sono quelli di Palazzolo dello Stella, entrata a far parte dell’associazione nazionale Città del vino, prestigiosa élite che conta 470 soci in Italia e 30 in Friuli Venezia Giulia. Ma si tratta di una ricetta valida per tutte le aree della nostra regione, ha osservato oggi alla Casa del Marinaretto il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, a conclusione della festosa cerimonia di consegna della bandiera dell’associazione al Comune di Palazzolo.

“Un tempo nel vino il criterio era la quantità – ha ricordato il presidente -, poi c’è stata una lunga e costante evoluzione qualitativa. Oggi siamo in una terza fase, ancora in transizione, quella dell’emozione”. “La gente vuole quel che di immateriale c’è attorno al prodotto, l’anima del vino – ha ribadito il presidente, riprendendo le riflessioni che poco prima erano state sviluppate dal wine manager Walter Filiputti – e questo può avvenire soltanto con la riscoperta del locale, delle peculiarità del territorio”.

Un criterio che è l’esatto opposto della globalizzazione. “Prima della pandemia – ha aggiunto Zanin – eravamo proiettati sul mercato mondiale, sulla quantità più che sulla qualità, e rischiavamo di perdere la nostra identità. Due anni di emergenza sanitaria e ora anche la guerra, che chiude il mercato russo e complica quello dell’est, possono darci l’occasione di giocare un nuovo ruolo, valorizzando la straordinaria ricchezza e diversità del Friuli Venezia Giulia”.

Tradotto in termini di prospettive enologiche, il ragionamento conduce “a zone doc sempre più piccole che facciano emergere le produzioni di qualità, mettendo in risalto fin dall’etichetta i tanti paesi del vino, che diventerebbero ancora più attraenti dal punto di vista turistico”. Associazioni come quella delle Città del vino possono contribuire a questa valorizzazione, “ma anche la politica – ne è convinto il presidente – è chiamata a dare indirizzi e incentivi ai produttori. Evitando i colpi di coda
della massificazione, come la recente operazione della Ribolla a 1,99 euro nella grande distribuzione”.

Del resto i numeri dicono che il rapporto tra vino e turismo è sempre più stretto. “Nel 2019 – ha riferito Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del vino – in Italia sono arrivati 5 milioni di enoturisti, per un giro d’affari da 3 miliardi”. “Vino e cucina rappresentano il motivo del 53 per cento delle visite turistiche nel nostro Paese”, ha aggiunto Filiputti. In questo contesto Palazzolo e più in generale l’entroterra della Bassa friulana possono giocare la carta della vicinanza a Lignano polo d’attrazione internazionale, come ha ricordato Mauro Bordin, capogruppo della Lega in Consiglio regionale e a lungo sindaco della città sullo Stella: “Il Fvg ha valori unici in fatto di storia, paesaggio ed enogastronomia, e abbiamo il dovere di valorizzare queste ricchezze che ci fanno conoscere in tutto il mondo”.

Un compito che spetta innanzitutto ai produttori: alla cerimonia hanno raccontato qualcosa della loro esperienza Gabriele Vialetto di Cantina Modeano, Massimiliano Francescutto di Mister Bio e Massimo Bassani di Isola Augusta, che ha sottolineato il valore aggiunto della sinergia, del lavoro di squadra, ingrediente fondamentale ma nient’affatto scontato. E proprio il coraggio degli imprenditori è stato al centro dell’intervento del padrone di casa, il sindaco Franco D’Altilia: “Qui ci sono aziende che hanno già 30-40 anni di storia ma non hanno mai mollato la presa, nemmeno nel periodo della prigionia del Covid, continuando a credere nella vocazione turistica del territorio: prima della pandemia avevamo raggiunto le 22mila presenze, un numero importante”.

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