A trent’anni dalla sua scomparsa, Pordenone rende omaggio a Mauro Marrone, atleta e allenatore che ha scritto pagine importanti della storia dell’hockey su pista cittadino e nazionale. Questa mattina, sabato 7 novembre, al PalaMarrone di via Molinari, è stata svelata una nuova targa dedicata alla sua memoria, durante una cerimonia che ha riunito istituzioni, familiari, associazioni sportive e tanti amici che hanno condiviso con lui la passione per l’hockey.
All’iniziativa hanno partecipato il sindaco Alessandro Basso, l’assessore allo Sport Elena Ceolin, il presidente regionale del CONI Friuli Venezia Giulia Andrea Marcon e numerosi rappresentanti del mondo sportivo pordenonese. “Abbiamo svelato questa targa al PalaMarrone per ricordare la figura di Mauro Marrone a trent’anni dalla sua scomparsa – ha dichiarato il sindaco Alessandro Basso –. È un modo per la nostra città di ricordare non soltanto l’attività sportiva, ma anche la storia delle persone che hanno contribuito a costruirla e svilupparla nel corso degli anni. Un gesto che vuole custodire e tramandare la memoria di Mauro, affinché continui ad appartenere non solo alla sua famiglia, ma all’intera collettività”.
Chi era Mauro Marrone, il giovane allenatore dei tre scudetti
Mauro Marrone morì prematuramente il 5 novembre 1996, a soli 30 anni, lasciando un segno profondo nell’hockey su pista. Dopo aver giocato fino alla Serie B, intraprese giovanissimo la carriera di allenatore, raggiungendo un traguardo straordinario: a 23 anni divenne il più giovane tecnico italiano alla guida di una squadra della massima serie.
Nel 1987, alla guida del Rollen Pordenone, conquistò il primo scudetto della storia dell’hockey su pista femminile, un successo che riuscì a ripetere altre due volte. Nel 1989 arrivò anche la nomina a commissario tecnico della Nazionale femminile italiana, a conferma delle sue capacità e del ruolo raggiunto nel panorama sportivo nazionale.
Un percorso ricordato con emozione dall’assessore allo Sport Elena Ceolin. «Mauro merita non soltanto di essere ricordato, ma anche che i valori e le passioni che hanno animato la sua vita vengano trasmessi alle giovani generazioni. Era una persona leale, coraggiosa e generosa, capace di far stare bene gli altri, sia come allenatore sia nella vita quotidiana».
L’assessore ha sottolineato come la nuova targa debba rappresentare anche un messaggio per i ragazzi che frequentano il palazzetto: «Non deve essere soltanto un ricordo del passato, ma un messaggio rivolto a chi frequenta questo impianto e alle generazioni future, perché possano trovare nella sua figura un esempio da seguire».
Anche il presidente regionale del CONI, Andrea Marcon, ha evidenziato l’importanza dell’eredità lasciata dall’allenatore: “Ricordare Mauro Marrone significa rendere omaggio a una figura che ha rappresentato moltissimo per l’hockey della nostra regione. La targa a lui dedicata è un riconoscimento importante per tutto il movimento sportivo, ma soprattutto un modo per guardare al futuro, facendo tesoro dei valori e dell’eredità che Mauro ha lasciato”.
Il ricordo della famiglia e dell’Hockey Pordenone
Tra i momenti più sentiti della cerimonia, quello dedicato alle testimonianze di chi ha conosciuto personalmente Marrone. Il fratello Lucio Marrone ha ricordato soprattutto la passione per uno sport che continua a unire generazioni diverse. “È stata una bellissima giornata, che ci ha permesso di ritrovarci tra tanti amici, di generazioni diverse. La cosa più importante è che si continui a giocare a hockey, uno sport bellissimo, impegnativo e capace di arricchire chi lo pratica. È una tradizione che va mantenuta e ci auguriamo che le nuove generazioni possano contribuire a far crescere il movimento anche in Friuli Venezia Giulia, magari arrivando ad avere più squadre e un campionato regionale”.
A raccogliere oggi l’eredità sportiva dell’allenatore è l’ASD GS Hockey Pordenone, impegnata a mantenere viva una tradizione che ha regalato alla città importanti successi. “Abbiamo ricordato Mauro Marrone, un grande campione ma soprattutto un grande allenatore, che insieme alla sua famiglia ha fatto moltissimo per l’hockey a Pordenone – ha raccontato il presidente Sergio Maistrello –. La nostra società è oggi l’unica rimasta di una storia sportiva molto articolata e cerchiamo di raccoglierne tutte le eredità, mantenendo vivo un movimento che coinvolge persone dai quattro anni fino agli oltre sessanta. Il nostro obiettivo è continuare a crescere e riportare Pordenone ai livelli nazionali che ha raggiunto in passato”.
Alla commemorazione ha partecipato anche l’ASD Pattinaggio Artistico Pordenone, che condivide gli spazi del PalaMarrone. La vicepresidente Patrizia Moràs ha ricordato la lunga tradizione del pattinaggio cittadino, presente dagli anni Sessanta, e l’attività della società, che conta oggi 130 iscritti.
Una giornata di hockey tra giovani e vecchie glorie
La cerimonia non si è limitata allo svelamento della targa, ma ha riportato in pista atleti di diverse generazioni, trasformando il ricordo di Marrone in una giornata dedicata allo sport che tanto amava. I più piccoli, dal mini hockey all’Under 13, sono stati protagonisti di una partita dimostrativa, mentre hanno preso parte all’iniziativa anche i ragazzi dell’Under 15 e i giocatori della prima squadra, attualmente impegnata nel campionato di Serie B.
Particolarmente significativo l’incontro tra le vecchie glorie, con la sfida tra gli Amici di Mauro “ex Latus” e gli Amici di Mauro “ex Zoppas”, che ha riunito sul campo alcuni protagonisti della storia dell’hockey pordenonese. Presenti anche Maurizio Zorni, presidente del Comitato regionale FVG di Skate Italia, e Paolo Da Dalt, delegato provinciale della federazione.
L’iniziativa, organizzata dall’ASD GS Hockey Pordenone e dall’ASD Pattinaggio Artistico Pordenone in collaborazione con il Comune, ha voluto ricordare non soltanto i successi di Mauro Marrone, ma soprattutto la sua capacità di trasmettere entusiasmo, passione e valori sportivi. Una memoria che continua a vivere nel palazzetto che porta il suo nome, tra i giovani che oggi muovono i primi passi sui pattini e chi, trent’anni dopo, continua a ricordarlo con affetto.

