Dal terremoto del ’76 alle emergenze di oggi: Pordenone mette alla prova la città

Cinquant’anni dopo il terremoto, Pordenone non si limita a ricordare. La città si prepara a mettere alla prova procedure, volontari e cittadini con una serie di iniziative che dall’11 al 27 settembre uniranno memoria e prevenzione. Il programma si chiama “La Memoria che Protegge” e avrà il suo momento centrale nell’esercitazione sismica “Orcolat”, in programma dal 25 al 27 settembre.

Ci saranno prove di evacuazione nelle scuole, attività nel centro cittadino, tende fumo, un’escape room sul rischio sismico, dimostrazioni con droni e unità cinofile e simulazioni per la messa in sicurezza delle opere d’arte. In campo saranno impegnati oltre 200 volontari e tutti i circa 50 gruppi comunali del Pordenonese.

Il programma è stato presentato oggi in municipio dal sindaco Alessandro Basso, dall’assessore comunale alla Protezione civile Mattia Tirelli e dal coordinatore comunale Fabio Braccini, alla presenza del viceprefetto vicario Andrea Celsi e dell’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi.

Dal ricordo alla prova sul campo

Il terremoto del 1976 non colpì Pordenone con la stessa intensità delle zone epicentrali, ma il territorio fu parte della stagione della ricostruzione e dello sviluppo del sistema di Protezione civile che si è consolidato negli anni. Per il sindaco Basso, il cinquantesimo anniversario deve servire proprio a trasmettere alle nuove generazioni ciò che il Friuli ha imparato da quella tragedia.

“Cinquant’anni fa il terremoto ha segnato profondamente la storia del Friuli e delle nostre comunità, ma da quella tragedia è nata anche una straordinaria capacità di reagire, ricostruire e guardare avanti”, ha detto Basso. “Oggi abbiamo la responsabilità di custodire quella memoria e di trasmetterla soprattutto alle nuove generazioni”.

Da qui la scelta di affiancare alle iniziative commemorative una vera esercitazione. “Ricordare significa conoscere ciò che il nostro territorio ha vissuto, ma anche trasformare quell’esperienza in consapevolezza, prevenzione e preparazione”, ha aggiunto il sindaco.

Disabilità e opere d’arte: due aspetti dell’emergenza

Il programma pordenonese punta anche su due temi meno consueti quando si parla di terremoti: la gestione delle persone con disabilità durante un’emergenza e la tutela del patrimonio culturale. È proprio su questi aspetti che Riccardi ha richiamato l’attenzione durante la presentazione.

“Il programma presentato oggi introduce due elementi di approfondimento innovativi: l’attenzione alle disabilità in emergenza, aspetto culturalmente e materialmente fondamentale, e la tutela dei beni culturali, un ambito in cui il Friuli ha fatto scuola”, ha spiegato l’assessore regionale.

Riccardi ha ricordato anche l’esperienza dei volontari friulani intervenuti dopo l’alluvione di Forlì, dove hanno contribuito alla salvaguardia di migliaia di volumi della biblioteca storica. Un episodio, ha osservato, che dimostra come le competenze della Protezione civile si siano ampliate nel tempo.

Si parte l’11 settembre con la tutela delle opere d’arte

Il primo appuntamento è fissato per venerdì 11 settembre alle 20.30, alla Sala Degan di piazza XX Settembre. La conferenza “Istituzioni e Cultura” sarà dedicata ai protocolli per la tutela del patrimonio artistico in caso di calamità.

Si parlerà del ruolo della Soprintendenza e dei volontari della Protezione civile nel recupero delle opere d’arte, con un approfondimento sui progetti-cantiere realizzati con la Scuola di Restauro di Villa Manin e sul nascente centro “Recovery Art” di Palmanova.

Lunedì 14 settembre, sempre alle 20.30 alla Sala Degan, sarà invece affrontata la gestione della disabilità in emergenza. L’incontro “Sicurezza inclusiva” si concentrerà sulle barriere architettoniche e sensoriali e sulle difficoltà che possono presentarsi durante un’evacuazione.

A scuola si simula il terremoto

La parte operativa di “Orcolat” comincerà venerdì 25 settembre alle 9.45, con prove di evacuazione per emergenza sismica nelle scuole di ogni ordine e grado del territorio comunale. La primaria Gabelli sarà il plesso di riferimento. Il Comune di Pordenone coordinerà direttamente l’esercitazione, insieme alla Protezione civile regionale, ai Vigili del fuoco, alla Croce Rossa e agli altri soggetti coinvolti.

L’obiettivo è verificare sul campo come funzionano le procedure previste in caso di terremoto e soprattutto il coordinamento tra le diverse strutture che devono intervenire. “Un piano di emergenza è realmente efficace quando procedure, ruoli e coordinamento vengono messi alla prova sul campo”, ha sottolineato l’assessore comunale Mattia Tirelli.

In piazza arrivano tende fumo, droni e unità cinofile

Sabato 26 settembre le attività si sposteranno in piazza XX Settembre. Dopo l’alzabandiera delle 9, il centro cittadino ospiterà per tutta la giornata dimostrazioni e attività aperte alla popolazione.

I cittadini potranno entrare nelle “tende fumo”, per sperimentare le difficoltà di orientamento in condizioni di scarsa visibilità, e cimentarsi in un’escape room dedicata al rischio sismico realizzata dalla Croce Rossa. Saranno inoltre mostrate alcune delle tecnologie utilizzate nelle operazioni di emergenza, tra cui i droni della Protezione civile insieme alle unità cinofile per la ricerca di persone scomparse.

Spazio anche alla simulazione del Centro operativo comunale e alle dimostrazioni sulle tecniche di messa in sicurezza e recupero dei beni culturali. Le attività di “Arte e Soccorso” proseguiranno anche domenica 27 settembre, dalle 9 alle 13.

Oltre 200 volontari e 50 gruppi

A rendere possibile l’esercitazione saranno almeno 200 volontari, con il coinvolgimento di una cinquantina di gruppi comunali. “Un’esercitazione si misura da quante persone riesce a coinvolgere davvero”, ha spiegato il coordinatore comunale della Protezione civile Fabio Braccini. Per questo, ha aggiunto, sono state scelte attività che i cittadini potranno sperimentare direttamente.

“Orientarsi dentro una tenda fumo, capire come ci si muove quando una disabilità, permanente o temporanea, cambia ogni gesto, conoscere da vicino specialità che spesso restano dietro le quinte, dai droni alle unità cinofile fino alla tutela dei beni culturali”, ha spiegato Braccini.

L’obiettivo non è però limitarsi a Pordenone. “Molte delle attività che metteremo in campo sono state pensate per essere replicabili anche negli altri Comuni”, ha sottolineato il coordinatore.

Cinquant’anni dopo, una prova per il futuro

Il programma si chiuderà quindi il 27 settembre, dopo quasi tre settimane di incontri e attività. Un percorso nel quale il ricordo del terremoto del 1976 diventa soprattutto un’occasione per verificare quanto una comunità sia preparata ad affrontare un’emergenza.

“Protezione civile significa conoscere i rischi, pianificare, informare, formare ed esercitarsi”, ha ricordato il viceprefetto vicario Andrea Celsi durante la presentazione. A cinquant’anni dal sisma, Pordenone sceglie così di tenere insieme memoria e prevenzione: ricordare quello che è successo, ma anche provare oggi, concretamente, a essere più preparati quando arriverà la prossima emergenza.