Una nuova vita dopo l’infarto, il re dei prosciutti Dall’Ava: “Ora sono diverso”

Il racconto dell’imprenditore di San Daniele Dall’Ava.

C’è chi le sfide le affronta e torna più forte di prima. È quanto accaduto a Carlo Dall’Ava, noto fondatore del marchio Dok degli altrettanto noti prosciutti di San Daniele del Friuli. Fondatore di diversi ristoranti e prosciutterie, Dall’Ava ha deciso di rendere nota la sua avventura con un brutto infarto che lo ha colpito giorni fa. Oggi sta bene, ma conferma di aver passato “un periodo duro, durissimo, da cui sono uscito diverso”.

Prima l’infarto, poi giorni e giorni in ospedale, operazioni, quindi la terapia intensiva. Tutto senza poter vedere o comunicare con i suoi cari. “Mentre ero in rianimazione, i medici al telefono hanno comunicato a mia moglie che ero stato operato e che bisognava aspettare se riuscivo a passare la notte”, racconta.

In questa sua testimonianza-sfogo, Dall’Ava si dice “diverso da prima”. L’imprenditore confessa che “molte delle persone che credevo amiche mi hanno voltato le spalle. Ed allora, dentro di me, è scattato qualcosa. Non ho più tempo per non dire ciò che penso. I freni inibitori sono saltati. Mentre, molti altri mi hanno stupito per la loro vera amicizia. A loro sono grato, non me lo dimenticherò mai”.

Questa brutta esperienza ha quindi tolto ogni freno inibitorio a Dall’Ava che, a proposito della situazione economica legata alla pandemia, non lesina certo delle critiche alla classe dirigente. “Che si vergognino – denuncia –. Mi riferisco a coloro che hanno il potere di tenere chiusi locali e ristoranti, a chi ci governa. A mio avviso non si rendono conto del danno che così facendo stanno apportando all’intero sistema economico. Chi ci governa non ha la minima idea di cosa voglia dire fare impresa, ovvero svegliarsi ogni giorno con una miriade di problemi da risolvere, lottare perché le cose vadano bene, dare da lavorare a centinaia di persone e non sapere cosa sarà domani. Ci dicono di adeguarci alla norma per il distanziamento e per il numero limitato di posti a tavola – prosegue – e poi ci fanno chiudere, senza nessuna certezza su quando e come riaprire. Siamo un popolo tollerante, accettiamo ciò che ci viene imposto. Fossimo in Francia, o in altri Paesi al mando, le reazioni sarebbero differenti”.

La crisi e le restrizioni previste dai vari decreti nazionali e regionali per il contenimento della pandemia stanno colpendo anche la stessa azienda. “Ho 80 persone a casa – confessa Dall’Ava –. Abbiamo anticipato la cassa integrazione, ma non so se saremo ancora in grado di farlo. In molti altri Paesi nel mondo tutto funziona, con le regole, rispettando i dettami anti Covid. L’Asia, ad esempio, è ripartita, Israele ha vaccinato l’intera popolazione e noi siamo nel pieno di una crisi di Governo, nel bel mezzo della pandemia. Solo noi – conclude –, registreremo, con i nostri ristoranti, un meno 80% degli introiti. I ristori sono compensazioni a dir poco ridicole”.