Le istituzioni italiane e slovene si sono ritrovate il 24 ottobre a Caporetto, oggi Kobarid, per commemorare i caduti della Prima guerra mondiale. La cerimonia ha reso omaggio ai soldati morti sul fronte e ha richiamato il valore della memoria condivisa e del dialogo tra i due Paesi, in un luogo segnato da una delle pagine più dolorose del conflitto.
All’appuntamento ha partecipato il generale di Corpo d’Armata Andrea Rispoli, capo dell’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa. La presenza di rappresentanti istituzionali di entrambi gli Stati ha dato alla commemorazione anche un significato di incontro: la volontà, espressa nel corso della giornata, di trasformare i luoghi della guerra in spazi di dialogo e riconciliazione.
Le autorità presenti alla commemorazione
Per la Slovenia era presente Erik Kopač, segretario di Stato al ministero della Difesa. La delegazione italiana comprendeva l’ambasciatore in Slovenia Giuseppe Cavagna e la console generale d’Italia a Capodistria, Simona Ciuffoni. Hanno partecipato inoltre il comandante della Legione Carabinieri Friuli Venezia Giulia, generale di Brigata Gerardo Petitto, il sindaco di Cividale del Friuli Attilio Vuga e il sindaco di Caporetto Marko Matajurc.
Il coinvolgimento del primo cittadino di Cividale ha portato alla cerimonia anche una rappresentanza del territorio friulano, accanto alle autorità slovene e italiane. La commemorazione ha riunito ruoli diversi — istituzionali, diplomatici e militari — attorno al ricordo dei soldati caduti. Il momento è stato presentato non soltanto come un tributo alle vittime, ma anche come un’occasione per ribadire i legami di pace e fratellanza fra Italia e Slovenia.
Nel corso degli interventi è stata richiamata la complessità storica della battaglia di Caporetto e il suo impatto umano. Il ricordo della tragedia è stato affiancato alla riflessione sulla capacità di riscatto e sull’importanza di una memoria condivisa, senza separare la commemorazione dei morti dal messaggio rivolto alle generazioni presenti.
Il messaggio del generale Rispoli
Rispoli ha definito la battaglia «una pagina tragica, segnata dal dolore, dal disorientamento e da un immenso sacrificio umano». Nel suo intervento ha collegato il ricordo di Caporetto alle successive vittorie del Piave e del Grappa, affermando che «la grandezza non sta nel non cadere mai, ma nel saperci rialzare sempre». Parole che hanno riportato al centro la dimensione storica della sconfitta e, insieme, il percorso di riscatto richiamato durante la cerimonia.
Il generale ha poi spostato l’attenzione dai fatti militari alle persone coinvolte. «Qui non vediamo solo la sconfitta o la tragedia: vediamo l’umanità», ha detto, ricordando i figli, i padri e i fratelli che persero la vita sul fronte. Nel suo discorso, il sacrificio dei soldati è stato descritto come una vicenda umana, oltre che come una pagina della storia nazionale: uomini che, pur nell’angoscia della guerra, conservarono la propria dignità e morirono per la Patria e per i commilitoni.
Da qui il richiamo alla presenza congiunta delle delegazioni. «La nostra presenza qui, spalla a spalla, trasforma questo luogo da simbolo di frattura a ponte di riconciliazione», ha osservato Rispoli. La commemorazione ha così unito il tributo ai caduti a un messaggio rivolto ai rapporti tra i popoli: il luogo della battaglia viene ricordato anche come spazio in cui affermare la concordia.
In chiusura, Rispoli ha indicato nella concordia «l’unica vittoria possibile, l’unica vera conquista dell’essere umano» e ha rivolto ai caduti un tributo solenne. Il suo intervento si è concluso con un inchino ideale e un’espressione di gratitudine e preghiera per quanti morirono in quella terra e sugli altri fronti della Prima guerra mondiale. Il ricordo condiviso, nelle parole pronunciate a Caporetto, è stato infine legato alla responsabilità di custodire il dialogo tra Italia e Slovenia.

