Pietre d’inciampo a Udine: altri quattro deportati “ritornano a casa”

A Udine posate altre quattro pietre d’inciampo.

Questa mattina si è svolto a Udine il secondo giorno di posa delle pietre d’inciampo dedicate a cittadini arrestati in città, deportati e imprigionati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti con la complicità del regime fascista.

L’iniziativa, promossa dal Comune di Udine in collaborazione con ANPI, APO e ANED, prosegue il percorso di memoria volto a “riportare a casa” uomini strappati alle loro famiglie e alla quotidianità, restituendo loro nome, dignità e presenza nello spazio pubblico.

A rappresentare l’amministrazione comunale erano presenti il Vicesindaco Alessandro Venanzi, l’Assessore alla Cultura Federico Pirone, le Assessore Gea Arcella e Chiara Dazzan, e la Presidente del Consiglio comunale Rita Nassimbeni.

Pietre d’inciampo: dove e chi ricordano.

Durante la mattinata, alla presenza di alcuni parenti, a Udine sono state posate quattro pietre d’inciampo davanti alle abitazioni dei deportati: via Planis 14 per Beppino Colaoni, in via di Mezzo 45 per Umberto Del Piero, in via Villalta 20 per Giovanni Lodolo e in vicolo della Banca 2 per Giuseppe Maggio, partigiano delle formazioni Osoppo. Le pietre, inserite nel tessuto urbano quotidiano, restituiscono oggi questi uomini alla città, trasformando gli spazi della vita ordinaria in luoghi di memoria condivisa e responsabilità civile.

Il ruolo delle nuove generazioni

Alla cerimonia hanno partecipato anche numerosi studenti delle scuole udinesi, coinvolti in percorsi di approfondimento sulle storie dei deportati. La loro presenza ha accompagnato le tappe della mattinata, rafforzando il valore educativo dell’iniziativa e il passaggio di testimone tra le generazioni nella trasmissione della memoria della deportazione e della Resistenza.

L’iniziativa rientra nel più ampio impegno del Comune di Udine per il Giorno della Memoria e per la promozione di una memoria attiva e consapevole, in collaborazione con associazioni del territorio e mondo della scuola. L’obiettivo è garantire che la storia continui a essere presidio democratico contro l’indifferenza e l’oblio.

Le storie dei deportati ricordati oggi

Beppino Colaoni

Nato a Reana del Rojale nel 1925, si trasferì con la famiglia a Udine in via Planis. Operaio meccanico, dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Resistenza come partigiano combattente della Divisione Osoppo-Friuli, con il nome di battaglia “Claudio”. La polizia di sicurezza delle SS lo arrestò il 1° ottobre 1944 e lo deportò a Dachau e successivamente nel sottocampo di Meppen-Versen. Morì in deportazione nei primi mesi del 1945. Il suo corpo non fu mai recuperato.

Umberto Del Piero

Ufficiale del Regio Esercito e partigiano della Divisione Osoppo-Friuli, rifiutò di giurare fedeltà alla Repubblica Sociale Italiana dopo l’8 settembre 1943. I nazisti lo arrestarono per deportato nel sistema concentrazionario tedesco e internarlo nel sottocampo di Kamp, collegato a Dachau. Morì in deportazione nel 1945, vittima dello sterminio attraverso il lavoro.

Giovanni Lodolo

Nato a Udine nel 1920, intagliatore del legno, faceva parte di un gruppo antifascista attivo nel quartiere di Borgo Villalta. La Sipo lo arrestò il 24 novembre 1944 destinandolo a Flossenbürg e successivamente nel sottocampo di Hersbruck, dove i prigionieri erano impiegati in durissimi lavori forzati. Morì nel marzo 1945; il suo corpo non fu restituito alla famiglia.

Giuseppe Maggio

Ufficiale del Regio Esercito e partigiano della Divisione Osoppo-Friuli, dopo l’armistizio rifiutò di collaborare con il regime fascista repubblicano. Arrestato e deportato, fu internato nel campo di Buchenwald e successivamente nel sottocampo di Ohrdruf, uno dei più duri del sistema concentrazionario nazista. Morì in deportazione nel 1945.