L’intelligenza artificiale al servizio delle aziende agroalimentari e agroforestali, con l’obiettivo di migliorare i processi produttivi, ottimizzare le risorse e individuare nuove soluzioni tecnologiche. È questo il cuore del progetto promosso dall’Università di Udine, che coinvolge 16 tra studenti, laureati e dottori di ricerca e cinque imprese del Triveneto, chiamate a collaborare per sviluppare proposte concrete di innovazione.
L’iniziativa, denominata “B.E. In the Village” (Biosystems Engineering Innovation in the LabVillage.it), si svolge interamente online attraverso la piattaforma Lab Village dell’Ateneo friulano e si concluderà il 20 novembre, quando saranno presentate le soluzioni elaborate dai partecipanti.
Cinque aziende del Triveneto coinvolte nel progetto
A partecipare sono cinque realtà imprenditoriali che operano nei settori agroalimentare e agroforestale: Eco Loop di Verona, Gortani di Amaro, MaterMacc di San Vito al Tagliamento, Soplaya di Padova e Vitesy di Pordenone.
Il progetto punta a mettere in contatto il mondo della ricerca universitaria con quello delle imprese, individuando le possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale alle esigenze produttive delle aziende coinvolte. Attraverso il confronto tra studenti, ricercatori e rappresentanti delle imprese, saranno analizzati problemi concreti e sviluppate proposte per affrontarli con strumenti tecnologici innovativi.
Dalle coltivazioni ai macchinari: come può essere utilizzata l’intelligenza artificiale
Le possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale riguardano diversi ambiti della produzione agricola e alimentare. Tra questi figurano i modelli predittivi per stimare la resa delle colture, sviluppati attraverso l’analisi dei dati storici e delle informazioni raccolte dai sensori installati nei campi.
Un altro settore di interesse è quello della visione artificiale, che può essere utilizzata per controllare la qualità dei prodotti agroalimentari oppure per riconoscere precocemente eventuali malattie delle piante. L’intelligenza artificiale potrebbe inoltre contribuire a migliorare i parametri dei processi di trasformazione alimentare, aumentando l’efficienza delle lavorazioni. Tra le soluzioni allo studio ci sono anche il monitoraggio delle colture e delle superfici forestali attraverso satelliti e droni e la manutenzione predittiva dei macchinari agricoli, che permette di individuare possibili anomalie prima che si verifichino guasti.
Un algoritmo ispirato al comportamento dei lupi
Una delle particolarità del progetto riguarda il metodo utilizzato per sviluppare e confrontare le proposte. Il gruppo di lavoro si basa infatti su un algoritmo di intelligenza di sciame, denominato Gray Wolf Optimizer (Gwo), ispirato ai comportamenti sociali e alle strategie cooperative dei lupi.
Il principio alla base del metodo è quello della collaborazione tra più soggetti per individuare soluzioni efficaci a problemi complessi. Nel progetto dell’Università di Udine, l’algoritmo sarà utilizzato come modello per esplorare e confrontare le diverse possibilità di intervento individuate insieme alle aziende.
L’iniziativa è organizzata da un gruppo del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine, composto da Adriano Biason, Marco Bietresato e Rino Gubiani.
I 16 partecipanti provengono da 11 corsi di laurea e dottorato di quattro università: Udine, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi “Guglielmo Marconi” di Roma e Università di Sassari. Un percorso di collaborazione che punta a trasformare le competenze accademiche in proposte applicabili al mondo produttivo, avvicinando le imprese del territorio alle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale.

