Dal Premio Terzani di Udine alla libertà: Alaa Faraj esce dal carcere

Luciana Castellina, Allaa Faraj, don Franco Saccaviini, Alessandra Sciurba, Marino Sinibaldi, Gustavo Zagrebeschi, Massimo Somaglino

Alaa Faraj, vincitore della XXII edizione del Premio Terzani per il romanzo Perché ero ragazzo (Sellerio), è tornato in libertà dopo undici anni trascorsi in carcere. La Corte d’Appello di Messina ha infatti accolto l’istanza di revisione del processo e disposto la scarcerazione, in attesa dei successivi sviluppi giudiziari. L’uomo si è sempre dichiarato innocente.

La notizia arriva a pochi giorni dalla sua partecipazione alla cerimonia del Premio Terzani, durante la quale aveva potuto ritirare il riconoscimento grazie all’autorizzazione dei magistrati.

Il commento del Premio Terzani

Angela Terzani Staude, presidente della giuria del Premio, ha espresso la felicità del comitato organizzativo: “Abbiamo ancora negli occhi la forza, il coraggio e la straordinaria umanità che Alaa ci ha trasmesso sul palco di Udine pochi giorni fa. Sapere che oggi è finalmente un uomo libero, in attesa della revisione del processo, non solo ci riempie di gioia, ma rafforza il nostro senso di fiducia nella giustizia“.

Al coro di felicità si è unita Paola Colombo, presidente dell’Associazione vicino/lontano, la realtà udinese che cura e organizza la manifestazione: “Accogliamo questa decisione con gioia e commozione. Dentro questa notizia vive una storia umana che a Udine abbiamo ascoltato da vicino. Vive il volto di un ragazzo che per dieci anni non ha smesso di dichiararsi innocente. Alaa Faraj ha attraversato il mare, il carcere, il sospetto e la solitudine, eppure non ha mai smesso di studiare, scrivere e immaginare il futuro. A lui va il nostro abbraccio più grande”.

Dall’accusa di essere uno scafista alla grazia di Mattarella

La vicenda giudiziaria e umana di Alaa Faraj affonda le radici nella “strage di Ferragosto” del 2015. All’età di soli vent’anni, il giovane venne condannato a una pena di 30 anni di reclusione con le pesanti accuse di concorso in omicidio plurimo e violazione delle norme sull’immigrazione clandestina. Faraj era stato indicato come lo “scafista” del barcone su cui, all’interno della stiva, persero la vita per asfissia 49 migranti durante la traversata nel Mediterraneo, accusa che ha sempre negato.

Nel dicembre dello scorso anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli aveva già concesso una grazia parziale. Il provvedimento odierno della Corte d’Appello siciliana gli restituisce ora la piena libertà di movimento, in attesa che si apra la prima udienza del nuovo processo di revisione, fissata per il prossimo mese di ottobre.